Piazza Italia, la società per azioni del settore dell’abbigliamento con sede operativa nel Cis di Nola (in provincia di Napoli) e sede legale in via Cervantes a Napoli, e punti vendita presenti su tutto il territorio nazionale, è stata colpita dalla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per la durata di un anno. Motivo: ha «colposamente agevolato l’attività di sfruttamento lavorativo» beneficiando della possibilità di abbattere i costi di produzioni e così «praticare prezzi anticoncorrenziali ed affermarsi sul mercato». Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Prevenzione di Firenze in accoglimento della richiesta avanzata dalla procura della Repubblica di Prato.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’azienda – a partire dal 2022 – avrebbe affidato la produzione di capi di abbigliamento a due imprese di Prato, che si sono succedute nello stesso stabilimento. All’interno di queste società i lavoratori erano impiegati in condizioni ritenute di sfruttamento: orari di lavoro prolungati, retribuzioni non conformi ai contratti collettivi, mancato rispetto delle norme su sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro. In alcuni casi sarebbero emerse anche irregolarità legate alla posizione amministrativa dei dipendenti. Così facendo – è la conclusione degli inquirenti – Piazza Italia, fondata nel 1993, ha abbattuto i costi di produzione e dunque a praticare prezzi assai convenienti per la clientela.
Nello specifico la colpa di Piazza Italia, secondo la contestazione mossa dal Tribunale per le Misure di Prevenzione, è stata quella di una «una colpevole inerzia» e «di una mancata vigilanza»: la società, si legge nel provvedimento, non avrebbe «mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle imprese terziste, che sono risultate impiegare anche maestranze ‘in nero’, in stato di clandestinità» riguardo ad immigrati senza permesso di soggiorno.
Cosa succede adesso? Per i prossimi dodici mesi la gestione della società sarà affiancata da amministratori giudiziari nominati dal Tribunale, con il compito di verificare e riorganizzare i processi produttivi, rafforzare i sistemi di controllo interni e assicurare il rispetto della normativa vigente in materia di lavoro e appalti. L’attività commerciale del gruppo potrà proseguire regolarmente sotto la supervisione dell’amministrazione giudiziaria.
Lo strumento adottato, commenta la procura di Prato, è importante «da azionare per contrastare giudiziariamente in modo sempre più efficace il fenomeno dello sfruttamento lavorativo, anche con riferimento all’imprenditoria committente che ne beneficia». Tale fenomeno di sfruttamento della manodopera per ottenere fortissimi vantaggi contro i concorrenti onesti, ricorda il procuratore Luca Tescaroli, «è largamente diffuso nella provincia pratese, assumendo connotati di sistematicità con grave pregiudizio di manodopera cinese, pakistana, bangladese e africana in dispregio della dignità del lavoratore e a detrimento degli imprenditori onesti». La misura dell’amministrazione giudiziaria, prevista dal codice antimafia, è stata adottata non per condotte penalmente contestate direttamente alla società, ma per la mancata adozione di adeguati modelli organizzativi e di controllo idonei a prevenire e intercettare pratiche illecite lungo la catena degli appalti e dei subappalti.
lunedì, 2 Febbraio 2026 - 21:15
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