Due sparatorie nel giro di quattro giorni, entrambe a Rogoredo, a Milano, che adesso tutta Italia scopre essere ciò che nel capoluogo lombardo è cosa nota: un luogo di spaccio a cielo aperto, pericoloso e malfamato. Due sparatorie con agenti coinvolti, inchieste della magistratura che si aprono perché la legge impone di fare chiarezza e poliziotti che finiscono giocoforza iscritti nel registro degli indagati, mentre monta l’indignazione popolare e anche quella di parte della politica.
LA SPARATORIA DEL 1 FEBBRAIO
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è avvenuto domenica 1 febbraio attorno alle 14.30: un uomo di 30 anni, poi identificato in Wenham Liu, ha aggredito in via Caviglia una guardia giurata di circa 50 anni che stava andando al lavoro a piedi, l’ha colpita con un bastone e le ha sottratto la pistola, una Walther P99. La polizia – quattro agenti della Uopi (Unità operative di pronto intervento) – è arrivata quasi subito in zona e alle 15.15 ha rintracciato il sospetto non lontano dalla stazione di Rogoredo. Ma l’uomo, alla vista delle forze dell’ordine, ha sparato con la pistola appena rapinata (un colpo si è conficcato nel parafango anteriore della Land Rover della polizia) e la polizia ha risposto al fuoco. Un proiettile ha colpito alla testa il 30enne, che è finito in ospedale, ricoverato in gravi condizioni.
INDAGATI 4 POLIZIOTTI
Per le lesioni che ne hanno causato il ferimento grave la procura ha dovuto iscrivere nel registro degli indagati il poliziotto che ha sparato: è un atto dovuto, un passaggio obbligato per consentire all’agente di partecipare a tutti gli atti non ripetibili dell’inchiesta aperta sul punto. Con lui sono indagati anche altri tre poliziotti, intervenuti dopo la segnalazione al 112: rispondono di concorso in lesioni colpose, ma con la scriminante, ossia la causa di giustificazione, dell’uso “legittimo delle armi”, per cui «non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere a un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti», tra cui l’omicidio volontario. Una causa di giustificazione della condotta, dunque, come la legittima difesa.
SOTTO ACCUSA ANCHE IL CINESA IN GRAVI CONDIZIONI
Contestualmente la procura ha indagato il cittadino cinese – la cui moglie due figlie avevano lanciato un appello sui social perché non avevano sue notizie e si dicevano preoccupate per il suo stato di salute mentale – per tentato omicidio nei confronti dei quattro poliziotti, rapina aggravata della pistola, lesioni aggravate per aver colpito il vigilantes con una mazza di ferro, porto abusivo dell’arma e minacce gravi perché, prima di sparare verso l’auto dell’Uopi, è entrato nel cortile di un condominio e avrebbe minacciato due condomini, dicendo anche «non siete voi che sto cercando». Minacce anche per aver puntato la pistola contro un altro agente, il primo a vederlo in strada dopo che era uscito armato da quel condominio.
LE MINACCE AI CONDOMINI CON ARMA IN MANO
La Procura ha inoltre dato delega agli investigatori per effettuare verifiche su aspetti che potrebbero riguardare le condizioni psicologiche e psichiatriche e di disagio del 30enne, e sugli episodi verificatisi nei giorni precedenti: l’uomo, irregolare e senza fissa dimora, affetto – pare in modo ripetuto – da problemi psichiatrici, nei giorni precedenti era stato bloccato per accertamenti, sempre dalla Polfer, e poi rilasciato. Il 30 gennaio mentre si aggirava con delle pietre proprio a Rogoredo, il 31 per aver usato dei manici di scopa per minacciare una guardia giurata in Centrale e infine, l’1 febbraio, per aver cercato di rubare un cacciavite in un cantiere della stazione Centrale, subito però restituito. Il 31 gli agenti lo avevano anche fatto ricoverare in psichiatria perché, oltre alle molestie e agli atteggiamenti sconnessi, si colpiva la testa dicendo che gli faceva male. Era però stato dimesso poche ore dopo. E poche ore dopo ha aggredito la guardia giurata e, armato, s’è messo a bussare alla porta di casa di alcuni condòmini di un palazzo in via Pallia, fortunatamente senza fare pazzie. «Non siete voi, ho sbagliato», ha detto a chi gli ha aperto la porta e l’ha visto con la pistola in mano. Di lì a poco il conflitto a fuoco.
IL 26 GENNAIO POLIZIOTTO UCCIDE SPACCIATORE 28ENNE
La vicenda del 1 febbraio segue di pochi giorni quanto accaduto lunedì 26 gennaio durante un servizio antidroga: il 28enne Abderrahim Mansouri, ritenuto un protagonista dello spaccio di droga nella zona di Rogoredo, è stato ucciso da un poliziotto. Mansouri aveva mostrato una pistola, poi rivelatasi a salve, e l’agente ha aperto il fuoco. Il poliziotto è ora indagato per omicidio volontario.
martedì, 3 Febbraio 2026 - 10:19
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