Arzano, l’ombra dell’errore di persona dietro l’omicidio Coppola. «Era un gran lavoratore», lascia un figlio 15enne

di maga

Chi lo conosce giura che Rosario Coppola fosse un gran lavoratore, che si spaccava la schiena come imbianchino e che, ad eccezione di un inciampo con la giustizia risalente a 20 anni fa, conducesse una vita impeccabile, divisa tra lavoro, figlio e moglie. Mercoledì sera, ad Arzano, comune in provincia di Napoli, qualcuno ha tolto la vita a Rosario. I killer, due su una moto, lo hanno inseguito mentre lui era alla guida di una Smart di colore bianco e gli hanno esploso contro una pioggia di piombo.

L’obiettivo era ucciderlo, e Rosario è morto, raggiunto da cinque colpi di pistola. Cinque colpi di pistola che, nelle intenzioni di chi ha ordinato il raid, potrebbero non essere stati destinati a lui. Con il passare delle ore, tra le ipotesi al vaglio dei carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, guidato dal maggiore Andrea Coratza, se n’è fatta largo una che ha dell’inquietante: Rosario Coppola potrebbe essere una vittima innocente, potrebbe essere stato ucciso perché scambiato per un esponente di primo piano del clan Monfregolo che gestisce ad Arzano gli affari illeciti per conto degli Amato-Pagano.

La pista viene battuta anche alla luce del fatto che il 52enne è “sconosciuto” a chi da anni lavora sulla criminalità organizzata. Né Coppola risulta avere rapporti con persone provenienti da contesti di camorra. Eppure chi ha sparato è a lui che ha mirato. Antonio Persico, il barbiere di 25 anni che era insieme a Coppola, è stato ferito da un proiettile al braccio destro per caso, perché uno dei tanti colpi esplosi all’indirizzo di Coppola ha compiuto una traiettoria diversa. E, allora, la domanda cui si fatica a rispondere è: perché qualcuno avrebbe voluto vedere morto Coppola? Si scava così nella sua vita, in qualche lavoro che magari aveva fatto di recente e che potrebbe averlo esposto a un destino atroce. Ma al tempo stesso si valuta la possibilità più incredibile, quella dell’errore di persona. Un errore al quale mercoledì Coppola ha cercato disperatamente di sottrarsi. I primi colpi di pistola sono stati esplosi in via Tenente Alberto Barone, Coppola – ferito – ha proseguito la marcia nella speranza di seminare i killer ma non ce l’ha fatta.

La corsa della Smart bianca s’è fermata in via Sette Re, davanti a una cornetteria aperta da pochi mesi. L’uomo lascia un figlio di 15 anni e la moglie. Ma soprattutto lascia il ricordo di una persona perbene, che usciva di casa la mattina presto per lavorare. E per lavoro si sarebbe incontrato con Persico: Coppola aveva ancora indosso la tuta da imbianchino, quando è stato ucciso. Il barbiere, a quanto pare, l’aveva contattato perché voleva commissionargli dei lavori nel suo negozio, che pure dista poche centinaia di metri da via Sette Re. I carabinieri stanno verificando anche questa informazione, mentre sui social network monta il coro di chi difende la memoria di Rosario, di chi invita a «non gettare fango» sul 52enne senza averlo conosciuto e richiama alla prudenza in attesa dell’esito delle indagini. Ed è proprio chi conosceva Rosario che parla di vittima innocente e sollecita finche una fiaccolata.

venerdì, 6 Febbraio 2026 - 20:21
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