Domenico, c’è un cuore compatibile ma decide Team. I pm ora puntano su fasi espianto in sala operatoria a Bolzano

L'ospedale Monaldi a Napoli
di Marco Cesario

La notizia è arrivata ieri sera, al termine di una giornata di apprensione e preoccupazione perché i valori del fegato del piccolo Domenico continuano a peggiorare. «C’è un cuore per Domenico» e quel cuore «è compatibile» per essere trapiantato nel bimbo che dal 23 dicembre è in gravi condizioni dopo che un primo trapianto è fallito perché il cuore nuovo ricevuto è stato danneggiato in fase di espianto. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino, ha dato la notizia in diretta a “È sempre Carta bianca”, la trasmissione di Bianca Berlinguer su Rete4. Mentre mamma Patrizia era già a colloquio con la direttrice sanitaria Anna Iervolino e, il legale spiegava cosa stava accadendo: «C’è un cuore di un bambino italiano, che è compatibile ma ci sono altri tre centri che lo reclamano e ora bisogna capire se lo assegnano a Domenico». La decisione è rimessa al team di esperti che oggi si riunirà all’ospedale Monaldi di Napoli, che si è occupato dell’espianto e del trapianto del primo cuore poi danneggiato. Il vertice comincerà in tarda mattinata. «Tale attesa – spiega in una nota stampa l’ospedale dei Colli cui il Monaldi afferisce – non avrà alcuna ripercussione sul cuore del donatore in quanto compatibile con la gestione della donazione in corso».

Non resta che attendere, dunque. Mentre l’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli va avanti e punta anche ad allargarsi. Non è escluso che possano arrivare altri avvisi di garanzia che stavolta vadano ad interessare l’ospedale San Maurizio di Bolzano dove è stata effettuata materialmente la procedura dell’espianto del cuore. L’intervento è avvenuto il 23 dicembre e in quella giornata si è registrata una procedura multi-espianto: oltre al team del Monaldi sono entrati in azione, in fasi immediatamente ravvicinate, anche altri tre team, a ciascuno dei quali sono stati destinati fegato, polmoni e reni del piccolo paziente deceduto, un bambino di quattro anni annegato in una piscina comunale in provincia di Bolzano. Per la Procura è chiaro che in quella sala operatoria sia avvenuto il corto-circuito sulla fornitura di ghiaccio secco che ha compromesso poi il cuore espiantato: gli inquirenti (al lavoro il pm Giuseppe Tittaferrante della sezione coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Riccio) hanno infatti stabilito che il team Monaldi addetto all’espianto (una cardiochirurga e un assistente) sia partito dall’ospedale Monaldi con un frigo isotemerico preparato con ghiaccio tradizionale e la soluzione di conservazione da utilizzare per il successivo trasporto dell’organo, ma una volta a Bolzano il team ha avuto bisogno di un rabbocco perché il ghiaccio si sarebbe in parte sciolto (anche a causa del lungo viaggio). A questo punto, secondo gli inquirenti, si sarebbe originato l’errore: non è chiaro perché il team del Monaldi, deputato a occuparsi di ogni singola fase dell’espianto e a vigilare sulla correttezza di ciascun passaggio, sia entrato in possesso di ghiaccio secco e lo abbia utilizzato, finendo per compromettere il cuore destinato al trapianto, che durante il trasporto si sarebbe congelato, dal momento che il ghiaccio secco può abbattere la temperatura fino a -80 gradi.

Ma perché il team del Monaldi ha preso il ghiaccio secco? È possibile che i due operatori non si siano accorti di aver ricevuto ghiaccio secco? Oppure è accaduto qualcos’altro, ancora da accertare? Per esplorare questo scenario, gli inquirenti di Napoli potrebbero notificare ulteriori avvisi di garanzia, atti a tutela degli eventuali indagati. Inoltre, potrebbero decidere di ascoltare come persone informate sui fatti anche le altre équipe presenti in sala operatoria insieme al team del Monaldi, per verificare se vi siano state difficoltà o momenti critici utili alle indagini. È tutto da ricostruire.

Serve poi ulteriore chiarezza anche sul tipo di frigo isotermico utilizzato per il trasporto del cuore. Secondo gli inquirenti, il contenitore non sarebbe stato inadatto (trattandosi di un modello utilizzato fino a qualche anno fa per questo scopo) ma risulterebbe anacronistico rispetto alle più aggiornate linee guida in materia di trapianti. I frigoriferi più moderni sono dotati, tra le altre cose, di un termostato che consente di monitorare dall’esterno la temperatura interna: se presente sul contenitore impiegato in questo caso, il dispositivo avrebbe potuto segnalare l’anomalia e forse permettere un intervento tempestivo. Un box più moderno sarebbe stato in uso al Monaldi già da un paio d’anni, ma – secondo quanto emerso – non sarebbe stato utilizzato per una presunta carenza di formazione del personale. Una motivazione che sarebbe stata riferita ai militari del Nas, e che ora sarà oggetto di verifica.

mercoledì, 18 Febbraio 2026 - 10:53
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