A Napoli e in Campania i numeri dell’epatite A tornano a preoccupare. Sono 133 i casi registrati dall’inizio dell’anno su tutto il territorio regionale, con una concentrazione significativa nel capoluogo, dove la diffusione del virus è risultata superiore di dieci volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e addirittura di 41 volte rispetto all’ultimo triennio. Un’escalation evidente anche nell’andamento mensile: dai 3 casi di gennaio si è passati ai 19 di febbraio, fino ai 43 registrati nei primi diciannove giorni di marzo.
Di fronte a questo quadro, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente che introduce il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici, comprese le attività con consumo sul posto. La raccomandazione è estesa anche ai cittadini, invitati a evitare il consumo domestico di prodotti non cotti. Parallelamente sono stati rafforzati i controlli, con sanzioni che vanno da 2.000 a 20.000 euro e, in caso di recidiva, la sospensione dell’attività fino alla revoca dell’autorizzazione.
Anche la Regione Campania ha intensificato le misure, disponendo un rafforzamento dei controlli lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi e delle attività di prevenzione, coinvolgendo le Asl, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la rete tecnico-scientifica regionale. L’obiettivo è contenere un incremento dei casi che impone “la massima attenzione” sul piano sanitario e informativo.
Che cos’è l’epatite A
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV. Si trasmette per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati oppure tramite contatto stretto con una persona infetta. Una delle criticità è che il contagio può avvenire anche prima della comparsa dei sintomi, poiché il virus è presente nell’organismo già nei giorni precedenti all’esordio clinico.
Il periodo di incubazione varia generalmente tra i 15 e i 50 giorni. I sintomi più comuni includono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero. Nei bambini, tuttavia, l’infezione può manifestarsi in forma lieve o addirittura senza sintomi evidenti, rendendo più difficile l’individuazione dei casi.
Il ruolo degli alimenti
Nella diffusione dell’epatite A un ruolo rilevante è legato agli alimenti consumati crudi o poco cotti. In particolare i molluschi bivalvi – come cozze, vongole e ostriche – possono accumulare particelle virali filtrando acque contaminate. Per questo motivo il loro consumo senza adeguata cottura rappresenta uno dei principali fattori di rischio.
Non solo molluschi: anche acqua non sicura, frutta, verdura e frutti di bosco possono veicolare il virus se non trattati correttamente. È proprio su questo fronte che si concentrano le principali raccomandazioni delle autorità sanitarie.
Le precauzioni per evitare il contagio
La misura più importante resta evitare il consumo di molluschi crudi o appena scottati. La semplice apertura delle valve non è una garanzia di sicurezza: la cottura deve essere completa e uniforme. Fondamentale anche acquistare prodotti solo da rivenditori autorizzati, verificando etichettatura e provenienza, ed evitare in modo assoluto alimenti di dubbia origine.
Particolare attenzione va riservata anche ai frutti di bosco: quelli freschi devono essere lavati accuratamente sotto acqua corrente, mentre quelli surgelati vanno consumati solo dopo cottura, portandoli a ebollizione per almeno due minuti.
Accanto alle scelte alimentari, restano centrali le norme igieniche quotidiane: lavare accuratamente le mani prima di cucinare o mangiare e dopo l’uso dei servizi igienici, evitare contaminazioni tra cibi crudi e cotti, pulire superfici e utensili, utilizzare acqua sicura e non preparare alimenti per altri in presenza di sintomi gastrointestinali sono comportamenti semplici ma decisivi per interrompere la catena del contagio.
Vaccini e controlli sanitari
La vaccinazione rappresenta la misura più efficace di prevenzione, soprattutto per i contatti stretti di persone infette e per i soggetti più a rischio. In caso di esposizione recente, intervenire tempestivamente è fondamentale: la profilassi post-esposizione è tanto più efficace quanto più precoce.
Le autorità sanitarie raccomandano inoltre di rivolgersi al medico in presenza di sintomi sospetti. Nella maggior parte dei casi la guarigione è completa, ma il decorso può essere più complesso negli anziani e nelle persone con patologie epatiche pregresse.
In questa fase, il messaggio resta duplice: evitare allarmismi ma mantenere alta l’attenzione. Informazione corretta, diagnosi precoce e comportamenti prudenti sono gli strumenti principali per contenere la diffusione dell’infezione.
venerdì, 20 Marzo 2026 - 09:00
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