L’hanno massacrato di botte. Gratuitamente. Solo perché erano stati ripresi per la loro condotta incivile. L’hanno massacrato di botte, tutti contro uno, noncuranti di quel bambino di 11 anni che piangeva, li implorava di fermarsi e, vedendo il suo papà in terra, gridava: «Papà, alzati». E hanno smesso «solo quando è morto».
È una storia da brividi quella che arriva dal Comune di Massa, in Toscana. Domenica sera, nella piazza principale della cittadina, Giacomo Bongiorni, 47 anni compiuti a febbraio, è morto per mano di un branco di facinorosi, un gruppo di ragazzi, tra cui alcuni minori, che si sono scagliati come una furia contro di lui perché erano stati rimproverati: Gabriele Taccogni, titolare del bar che insiste in piazza Palma, li aveva invitati a smettere di lanciare bottiglie contro la vetrina di un esercizio commerciale, e loro in un attimo hanno accerchiato Gabriele e il cognato Giacomo Bongiorni, intervenuto per difenderlo, mentre un passo più in là c’erano il figlio 11enne di Giacomo e la compagna dell’uomo. In pochi minuti Gabriele è stato colpito, Giacomo è stato colpito. Accerchiati. Giù botte. Giacomo ha avuto la peggio: è finito in terra e il branco sopra di lui non gli ha lasciato scampo. Una scena dell’orrore che si è consumata sotto lo sguardo del figlio 11enne di Giacomo e della compagna dell’uomo, Sara Taccogni.
Lei ha gridato, ha chiamato i soccorsi, ha cercato di mettere in salvo il bambino. Ma quando i soccorsi sono arrivati era già troppo tardi. Il branco si era dileguato e per Giacomo non c’era molto da fare. «Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono resi conto che l’avevano ammazzato», ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera Sara Tognocchi, massese di 47 anni, compagna di Giacomo Bongiorni. Una ricostruzione diretta, che ribalta le prime indiscrezioni secondo le quali Giacomo sarebbe stato colpito con un solo pugno e poi sarebbe finito a terra, battendo la testa sulla base in cemento di un grosso ombrellone da esterno ubicato in piazza. «A quel punto – ha proseguito Sara – e solo a quel punto sono scappati (…) io sono corsa da lui, gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: “Babbo, alzati. Per favore alzati”. Ma non si è alzato, Giacomo è rimasto a terra».
Tre persone sono state già fermate: si tratta di Ionut Alexandru Miron, 23 anni, residente a Montignoso (Massa Carrara), ed Eduard Alin Carutașu, 19 anni, abitante a Massa, entrambi di nazionalità rumena; e di uno studente di 17 anni. Sono tutti accusati di concorso nello stesso reato. È al vaglio la posizione di altri due ragazzi. All’identificazione si è arrivati grazie alle immagini di videosorveglianza che hanno ripreso tutta quella violenza incomprensibile.
«Non ci credo ancora che sia morto sotto gli occhi di chi lo amava – dice ancora Tognocchi -. Sotto gli occhi miei e quelli di suo figlio, che poi, per lo choc, è stato portato in ospedale. E questo per cosa?». Con la morte di Giacomo è andata in pezzi la serenità di una famiglia perbene: Giacomo lascia due figli, una ragazza di 18 anni e il bambino di 11 anni che ha assistito alla morte del suo papà. Lascia una compagna che avrebbe dovuto sposare a luglio. E lascia ora tante domande su una violenza giovanile esplosa improvvisamente in un luogo centrale, in una domenica sera qualunque, mentre una famiglia andava a mangiare un kebab. Per domani sera è stata organizzata una fiaccolata nel centro di Massa. La fiaccolata partirà da piazza Garibaldi, passerà sotto il palazzo comunale nella centralissima piazza Aranci, poi il corteo toccherà la Prefettura e la Cattedrale di Massa. Infine, scendendo da via Dante, la fiaccolata si concluderà nel luogo dove è avvenuta l’aggressione mortale, dove è previsto un momento di raccoglimento. Ad organizzarla l’amministrazione comunale e la Diocesi di Massa Carrara.
lunedì, 13 Aprile 2026 - 15:17
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