Nel giorno in cui le ruspe affondano i denti della benna nello scheletro di cemento dove, per 50 anni, ha albergato il cuore del potere criminale del clan Gionta, le parole inattese del procuratore della Repubblica incendiano la cerimonia-passerella organizzata per “immortalare” il “trionfo dello Stato” e trasformano i festeggiamenti – cui partecipano perfino ben due ministri del Governo Meloni – in un terremoto politico improvviso, con annessa coda di polemiche.
Ieri (martedì 5 maggio) a Palazzo Fienga, l’ottocentesco edificio sito nel comune di Torre Annunziata (in provincia di Napoli) che per mezzo secolo è stato abitato (anche) da esponenti di primo piano del clan Gionta, diventando simbolo di uno strapotere criminale che ha avvelenato pure la vita politica della città, sono cominciate le operazioni di demolizione che cederanno poi il passo alla realizzazione di una piazza. Piazza della “Legalità”, sulla carta. Ma chissà che in futuro non si arrivi a chiamarla Piazza Siani, come proposto prima dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e poi rilanciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Perché, per dirla con Melillo, «a me sembra piuttosto strano che la legalità possa essere delimitata dal perimetro di una piazza», mentre sarebbe più indicato intitolarla al giornalista Giancarlo Siani, «che ha svolto un ruolo fondamentale di giornalismo e diritto e dovere dell’informazione», scrivendo oltre 100 articoli sulla criminalità organizzata oplontina. Siani, è storia che non va dimenticata, fu ucciso all’età di 26 anni, il 23 settembre 1985: stava rincasando alla guida della sua Citroën Méhari verde quando, sotto la sua abitazione in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere Vomero a Napoli, i killer entrarono in azione. Valentino Gionta, a capo dell’omonimo clan di Torre Annunziata, fu accusato di aver dato il consenso all’omicidio, materialmente organizzato ed eseguito dai Nuvoletta di Marano. I Nuvoletta s’erano decisi ad eliminare i giornalisti perché, in un articolo, l’ultimo articolo, Siani avevano scritto che i maranesi avessero contribuito, con un tradimento, alla cattura dello stesso Gionta. Dopo essere stato condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, Gionta è stato assolto con sentenza definitiva in Cassazione, che nel 2020 ha annullato senza rinvio le precedenti condanne.
A dare alla piazza il nome di Siani potrebbe, però, non essere il sindaco Corrado Cuccurullo (alla guida di una coalizione di centrosinistra trainata dal Pd): il professore, impegnatosi in politica dopo l’ennesima stagione di commissariamento del Comune per infiltrazioni della camorra nella cosa pubblica, si dimette nella serata di ieri con un documento di rottura nei confronti del procuratore della Repubblica di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso. Sì, perché Fragliasso – mentre sul palco della cerimonia si susseguono a ripetizione parole come “legalità”, “trionfo dello Stato”, “ricostruzione” – lancia un durissimo j’accuse che si abbatte come un treno su Cuccurullo, seduto in prima fila, alla presenza dei ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. «Ci sono ancora troppe ombre e poche luci, ci sono ancora troppe opacità, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe inammissibili inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale, che non fanno bene alla città, anzi costituiscono l’humus nel quale prospera la criminalità organizzata», dice Fragliasso. Che insiste: «Con lo scioglimento e il commissariamento del Comune mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e in primis dell’amministrazione comunale, attraverso un governo del territorio e una gestione della cosa pubblica che dessero un forte segnale di discontinuità rispetto al passato. Io questo segnale lo sto ancora aspettando». E allora, se l’abbattimento di Palazzo Fienga è – sottolinea Fragliasso – un «segnale potente che viene dato a tutta la collettività», è pur altrettanto vero che «occorre fare ancora tanto perché Torre Annunziata si affranchi definitivamente dal giogo della criminalità organizzata».
Cuccurullo sul momento incassa. Poi, nel tardo pomeriggio, diffonde una nota stampa con cui annuncia le dimissioni, mandando in subbuglio la comunità politica e aprendo il fronte delle polemiche: quelle del procuratore, lamenta in maniera amara, «sono parole che considero gravi e profondamente ingiuste, perché restituiscono un’immagine che non corrisponde alla realtà di una città che, invece, ogni giorno prova a rialzarsi, a ricostruire, a riconquistare dignità e fiducia nelle Istituzioni». Il sindaco ricorda, quindi, di aver trovato «un Comune in condizioni estremamente difficili, con carenza di personale, strutture inadeguate, persino l’assenza di un’aula consiliare, oltre a limiti evidenti nelle risorse finanziarie e organizzative» e rivendica, «nonostante questo», di aver «lavorato senza sosta per rimettere in moto la macchina amministrativa e dare risposte concrete ai cittadini». «Sono il sindaco che, nei primi mesi di mandato, ha quasi raddoppiato il corpo della polizia municipale, ha realizzato, attivato e ampliato il sistema di videosorveglianza, mettendolo a disposizione delle forze dell’ordine. Ha proseguito le attività di sgombero delle occupazioni abusive e ha affidato tutti i beni confiscati ad Agrorinasce, in perfetta continuità con la Commissione Prefettizia che mi ha preceduto», scrive Cuccurullo mettendo in fila le cose fatte. E prosegue: «Abbiamo investito nel futuro della città, aprendo asili nido, avviando la realizzazione di mense scolastiche, intervenendo sul recupero di edifici scolastici degradati, come il Penniniello, Monsignor Orlando e la Morrone. Abbiamo ottenuto fondi come i PRIUS, finanziamenti per l’inclusione sociale e contro la povertà educativa, fino alle risorse ottenute, in questi ultimi giorni, per la riqualificazione di via Solferino e via Commercio. Abbiamo recuperato finanziamenti che, per inerzia, stavano per essere perduti, a partire dai fondi per il porto. Ho sollecitato personalmente interventi strategici che dipendevano da altre Amministrazioni: il pronto soccorso di prossima apertura, la Real Fabbrica d’Armi, che in parte diventerà un polo della legalità, e la demolizione di Palazzo Fienga. Su quest’ultimo, in particolare, ho esercitato un’azione costante fin dal mio insediamento e, persino, un ruolo operativo dall’avvio del cantiere».
Poi c’è il tema della legalità. Cuccurullo ci tiene a ribadire di avere «collaborato sempre lealmente con tutte le Istituzioni, compresi Tribunale e Procura, assegnando anche unità di personale a queste strutture nonostante la limitatezza delle risorse disponibili». «Tutte le istanze ricevute da queste Istituzioni hanno avuto priorità e attenzione. Questi sono dati oggettivi e non astrattezze», dice, volendo così respingere l’onta delle accuse lanciate in pubblica piazza dal procuratore Fragliasso. «Se esistono ombre, opacità o continuità con il passato, queste non possono essere attribuite indistintamente a un’intera Amministrazione o a una città, ma devono essere ricondotte a responsabilità individuali, che vanno accertate nelle sedi competenti», rilancia il sindaco. Di qui la decisione di fare un passo indietro: «Proprio per difendere fino in fondo questa dignità, istituzionale e personale, ritengo di non poter proseguire il mio mandato in un contesto segnato da parole che rischiano di compromettere il rapporto tra Istituzioni e di indebolire la fiducia dei cittadini. Non è accettabile la delegittimazione dell’Amministrazione agli occhi dei cittadini e non accetto che il ruolo che rappresento venga messo in discussione in questo modo, né che la città venga esposta a una narrazione che ne mortifica l’identità e gli sforzi. In questo modo, si finisce con l’alimentare il senso di sfiducia e si creano i presupposti per i quali a far politica rimangono solo i mestieranti».
Avrà venti giorni per ripensarci, ma intanto la compagine partitica eletta alle ultime amministrative si sta già sfilacciando. Il gruppo politico di maggioranza Più Europa ha ritirato il proprio rappresentante dal Consiglio comunale: la consigliera Maria Di Maio si è dimessa. E si sono dimessi anche i consiglieri comunali del gruppo Oplonti Futura, Lucio D’Avino e Marco Russo.
mercoledì, 6 Maggio 2026 - 19:49
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