Temu e Shein, arriva la stangata per i consumatori: Ue mette i dazi sui pacchi piccoli, fare acquisti costa di più

di Marco Cesario

“Compra da miliardario”, spendendo poco. C’era una volta Temu. C’era una volta l’ultra fast fashion. Dal primo luglio i colossi cinesi dell’e-commerce, che negli ultimi tre anni hanno inondato il mercato europeo mettendo in seria difficoltà anche Amazon, rischiano di vedere rallentare esportazioni e fatturato. Motivo: mercoledì scorso sono entrati in vigore nuovi dazi Ue sui “pacchetti” contenenti prodotti di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue. Il risultato immediato della nuova normativa è un aumento dei costi per chi acquista. E l’aumento è anche significativo.

Il dazio introdotto è pari a 3 euro sugli acquisti spediti direttamente ai consumatori per importi inferiori ai 150 euro. Ma il vero punto che rischia di incidere maggiormente sul conto finale è un altro: il dazio non viene applicato all’intero ordine, bensì a ogni singola voce doganale dichiarata, cioè a ogni diversa categoria merceologica. Tradotto: se nello stesso ordine si acquistano una maglia, un oggetto per la cucina e un paio di scarpe, il contributo di 3 euro viene applicato a ciascuna categoria di prodotto. Il risultato è che il consumatore si ritroverà a pagare 9 euro in più. Se invece si acquistano cinque magliette, il dazio scatterà una sola volta, perché tutti gli articoli rientrano nella stessa classificazione tariffaria.

Stando così le cose, è facile capire che le piattaforme maggiormente colpite dalla misura saranno Shein, Temu e AliExpress, che fino al 30 giugno avevano costruito il proprio successo proprio sulla possibilità di effettuare acquisti anche di importo molto contenuto. Adesso questo modo di fare shopping rischia di non essere più così conveniente, con Amazon che potrebbe recuperare parte del divario di prezzo su prodotti spesso molto simili.

Ma non finisce qui. Da novembre arriverà anche un ulteriore contributo destinato a coprire i costi dei controlli doganali, la cosiddetta handling fee, cioè la tariffa per la gestione delle pratiche doganali. Il dazio forfettario da 3 euro resterà invece in vigore fino al primo luglio 2028, quando entrerà in funzione il nuovo Eu Customs Data Hub, il sistema digitale europeo che rivoluzionerà le procedure doganali. Da quel momento non si pagherà più un importo fisso per classificazione tariffaria, ma i dazi saranno calcolati in base al valore effettivo della merce, all’origine e alla relativa classificazione doganale.

Eccola, dunque la rivoluzione – che ha il sapore del giro di vite – sulle esportazioni cinesi verso l’Ue. Una stretta che Bruxelles ha voluto per chiudere quella che viene considerata una falla del sistema doganale europeo. Per anni, infatti, chi importava grandi quantitativi di merci nell’Unione europea era tenuto a pagare i normali dazi, mentre piattaforme come Temu, Shein e AliExpress hanno potuto beneficiare dell’esenzione spedendo direttamente ai singoli consumatori milioni di piccoli pacchi. Un vantaggio competitivo che, secondo la Commissione europea, ha alterato la concorrenza nei confronti delle imprese europee.

I numeri spiegano bene la portata del fenomeno. Nel solo 2025, secondo i dati della Commissione Ue, nell’Unione sono entrati 5,9 miliardi di articoli in pacchi di basso valore esenti da dazi provenienti da Paesi extra Ue, pari a circa 16 milioni di spedizioni sdoganate ogni giorno. Oltre il 90 per cento di questo flusso arriva dalla Cina e le esportazioni cinesi verso l’Europa continuano a crescere.

La misura che addenta l’ultra fast fashion è stata appoggiata con grande favore dal Governo italiano e ha trovato consensi anche nel mondo della moda. «L’introduzione del dazio di 3 euro sui piccoli pacchi extra UE è un segnale importante per riequilibrare il mercato all’insegna del principio ‘stesso mercato stesse regole’. Una misura che Federazione Moda Italia-Confcommercio ha fortemente voluto a livello europeo e che va nella direzione di contrastare gli squilibri generati dall’ultra fast fashion», ha detto il presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni.

Di diverso avviso, invece, le associazioni dei consumatori e il Movimento 5 Stelle. Il Codacons stima che la nuova tassa possa arrivare a costare ai consumatori europei circa 17,7 miliardi di euro l’anno. Per gli acquirenti italiani, considerando anche l’Iva al 22%, il costo effettivo del contributo salirebbe a 3,66 euro per ciascuna classificazione tariffaria. «Il dazio Ue di 3 euro sui pacchi extra Ue di valore inferiore ai 150 euro è l’ennesima legnata sui consumatori, in particolare quelli più fragili. Ed è una tassa che vede la più totale complicità del governo Meloni, che con la Manovra 2026 voleva introdurre addirittura in anticipo un’analoga tassa da 2 euro a pacchetto, recentemente rinviata al primo ottobre. Gli effetti sono disastrosi – ha commentato il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5s e responsabile delle politiche economiche e fiscali dei pentastellati -. Non solo sugli stessi pacchetti adesso si pagherà il dazio europeo da 3 euro, ma anche l’Iva al 22% sul valore comprensivo del dazio».

Il «balzello europeo, voluto dal governo Meloni e fortemente sponsorizzato dal leghista Giorgetti, colpirà principalmente i cittadini più poveri e la classe media», ha aggiunto il capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, Pasquale Tridico.

sabato, 4 Luglio 2026 - 15:32
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