Un giallo. Il giallo dell’estate. Chi ha ucciso il giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito? Chi ha dato fuoco al suo cadavere in un terreno agricolo a Eboli, in provincia di Salerno, lontano da abitazioni e dal passaggio del traffico veicolare? E perché il 53enne raccontava ai colleghi di condurre un’attività lavorativa che ufficialmente non ha mai espletato? L’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Salerno, guidata dal Raffaele Cantone, per fare luce sull’omicidio del professionista, trovato carbonizzato alle prime luci del giorno di domenica, entra nel vivo e tenta di aprire uno squarcio nella fitta nebbia che avvolge la vita extra-giornalistica di Esposito.
L’autopsia e l’assenza di certezze sulla causa della morte
Martedì pomeriggio il medico legale Gabriele Casaburi, nominato dal pubblico ministero Alessandro Di Vico titolare del caso, ha eseguito l’autopsia sul corpo di Esposito. Le risposte tanto attese sulla causa del decesso non sono ancora arrivate: il rogo ha devastato a tal punto il corpo di Esposito – che risultava irriconoscibile – che saranno necessari altri esami per cercare di stabilire con esattezza le cause del decesso. L’unico dato che pare sembra consolidarsi è quello di un’aggressione fisica: Esposito sarebbe stato picchiato, ma non è ancora chiaro se le percosse possano avere determinato il decesso oppure no. Chiarimenti porrebbero pertanto arrivare da altri accertamenti tecnici irripetibili disposti dalla Procura: nelle prossime settimane verranno eseguiti esami istologici, tossicologici e genetici. Infine dovrà essere chiarito in che modo il corpo di Esposito sia stato carbonizzato: da qui potrebbe dipendere anche la contestazione della premeditazione che formalmente non è stata ancora mossa.
Quell’auto coi loghi Arpac a bordo della quale è stato visto Esposito
Contestualmente i carabinieri si stanno muovendo per cercare elementi utili a dare risposte ai tanti, troppi, interrogativi che accompagnano questa storia. Risposte che potrebbero essere legate a doppio filo alla vita “segreta” condotta da Esposito. Giornalista sportivo e dal 2012 pubblicista, Esposito aveva raccontato ai colleghi di lavorare per l’Arpac e di occuparsi di controlli nelle aziende bufaline. La circostanza è tuttavia risultata falsa: l’Ente, in una nota, ha infatti spiegato di non avere mai avuto rapporti di alcun tipo con il 53enne. Eppure Luca Esposito diceva di essere impegnato in attività delicate con l’Arpac dalla mattina sino all’inizio del pomeriggio, cosa che ai colleghi sembrava veritiera anche alla luce del fatto che Esposito fosse laureato proprio in Biologia oltre che in Lettere. Non solo: alcuni colleghi lo hanno visto girare anche a bordo di una macchina con loghi (veri o falsi, non si sa) dell’Arpac. Proprio su questo ultimo particolare si stanno concentrando gli inquirenti: chi ha prestato quell’auto ad Esposito e perché Esposito ne aveva bisogno? La utilizzava davvero per svolgere controlli senza averne titolo? E, se davvero ha effettuato verifiche nelle aziende bufaline o si è recate presso di essere sostenendo che ne avrebbe fatti, quale sarebbe stato il suo scopo ultimo?
Il giallo della casa a mare ad Agropoli
Accanto a questo scenario, gli investigatori stanno approfondendo anche la sfera sentimentale, sebbene la pista passionale, al momento, non convinca affatto. Nella totale indeterminatezza della vicenda, però, nessuna ipotesi può essere esclusa. In questo ambito sono stati ascoltati alcuni colleghi e amici di Esposito, ai quali sono stati chiesti tutti i particolari utili a decifrare la vita segreta del 53enne. Secondo gli inquirenti sarebbe priva di fondamento anche la circostanza che l’uomo dovesse raggiungere una casa al mare ad Agropoli per trascorrere il fine settimana, come aveva raccontato. Ma perché mentire anche su questo? Esposito forse voleva giustificare un’assenza di due giorni e, allora, viene da chiedersi: cosa avrebbe dovuto fare di così importante e riservato da non voler essere disturbato?
Il telefono cellulare e le chiavi dell’auto spariti
La risposta potrebbe essere contenuta nel suo telefono cellulare, quello il giornalista sportivo utilizzava abitualmente e che i carabinieri non hanno trovato. Nell’abitazione di Esposito, a Fisciano, erano presenti diversi telefoni cellulari e supporti informatici, ma mancava proprio il dispositivo che il giornalista era solito utilizzare. È sparito. È sparito insieme alle chiavi della Lancia Y bianca con cui Esposito – vivo o morto (non è ancora stato accertato) – ha raggiunto il terreno agricolo dove il suo corpo è stato poi carbonizzato. Da qui altri interrogativi e possibili scenari: perché l’assassino si è disfatto delle chiavi dell’auto di Esposito? Forse perché le ha toccate, le ha maneggiate e non voleva che le moderne tecniche della polizia scientifica riuscissero a isolare tracce biologiche utili a identificarlo? Quanto al telefono, appare evidente l’intenzione di far sparire un dispositivo che potrebbe contenere conversazioni, messaggi o contatti in grado di fare luce sul caso. Gli investigatori hanno anche ipotizzato che l’assassino possa aver gettato chiavi e cellulare nel canale di scolo che costeggia il terreno dove è stato carbonizzato il corpo di Esposito. Per questo motivo sono stati incaricati i sommozzatori di effettuare delle verifiche, ma le operazioni sono state sospese quasi subito perché il canale si è rivelato, di fatto, impossibile da dragare. Così gli interrogativi su questa storia restano ancora tanti, troppi. E l’unica certezza, al momento, è che non ci sono certezze.
giovedì, 23 Luglio 2026 - 12:18
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