
Ha spiegato il come ma soprattutto il perché ha ucciso in quel modo brutale il giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito. Ha fornito particolari, motivazioni che adesso saranno oggetto di verifiche da parte della Procura della Repubblica di Salerno. Ridha Rahmouni, tunisino di 26 anni, irregolare sul territorio italiano, reo-confesso dell’omicidio, comparirà questa mattina, lunedì 27 luglio, dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno per affrontare l’udienza di convalida del fermo.
Il pubblico ministero Alessandro Di Vico gli contesta il reato di omicidio e ha chiesto la convalida del fermo con applicazione della misura cautelare in carcere, anche in ragione del fatto che Ridha Rahmouni – irregolare sul territorio italiano – potrebbe darsi alla fuga in assenza di una adeguata misura cautelare. Proprio il particolare status di Rahmouni ha riacceso polemiche e spinto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ad alzare la voce: «Adesso che vada in carcere al suo Paese, non qui a spese degli italiani. È ormai urgente che, come propone la Lega da tempo, si schierino migliaia di militari a protezione delle nostre città. Nessuna persona perbene può aver paura di avere donne e uomini in divisa ovunque». Il tunisino 26enne era già “noto” alla banca dati delle forze dell’ordine: il 13 agosto 2023 fu fotosegnalato presso il centro di permanenza temporanea di Lampedusa e poi, il 16 ottobre successivo dalla Questura di Savona. Il 13 dicembre 2024 la Questura di Salerno gli negò il permesso di soggiorno. Con un altro alias risulta a suo carico una denuncia per occupazione abusiva di una casa ad Altavilla Silentina, nel Salernitano, ed è stato fotosegnalato dai carabinieri di Eboli.
Per ora Ridha Rahmouni resta detenuto nel carcere di Salerno, bloccato dal peso di un omicidio dalla dinamica efferata. Luigi “Luca” Esposito ha raggiunto quello che sarebbe stato il luogo del delitto a bordo della sua macchina, una Lancia Y di colore bianco. E’ uscito di casa sabato sera, l’ultimo contatto con un collega di lavoro è delle 22.30 circa. Poi il “vuoto”. Da qui in poi si consuma la storia di sangue che si è svolta in un terreno agricolo in Contrada Bivio Cioffi a Eboli, in provincia di Salerno. Luca ha un appuntamento proprio con Ridha Rahmouni, che conosceva da giugno e con il quale, come emerge dai tabulati acquisiti dagli investigatori, aveva avuto numerosi contatti telefonici. A Contrada Bivio Cioffi Luca ci arriva a bordo della sua macchina, mentre il 26enne ci arriva in bici (e non a bordo della macchina di Esposito come inizialmente si era detto): lo hanno ripreso le immagini della telecamera di un’azienda agricola posta lungo il percorso compiuto da Esposito e dal suo assassino.
Cosa, invece, sia accaduto in quel terreno, lo ha raccontato Ridha Rahmouni al pubblico ministero Alessandro Di Vico nella confessione resa – con l’aiuto di un interprete – dopo l’arresto. Dice, come riportato in esclusiva da Il Mattino nell’edizione di ieri del quotidiano cartaceo, che Luca Esposito frequentava, pagandoli, altri suoi connazionali e che avrebbe manifestato interesse anche nei suoi confronti. Dice che Esposito si sarebbe fatto insistente ma che lui non ha mai ricambiato quell’attenzione, spiegando che la sua fede musulmana vieta rapporti tra uomini e comunque al di fuori del matrimonio.
Dice dunque che quella insistenza e le attenzioni che Luca aveva verso altri suoi amici non gli andavano più giù, così si è presentato all’appuntamento per dargli una lezione. Una lezione che è sfociata nel sangue. Ridha Rahmouni ha picchiato Esposito «ripetutamente» e «con violenza», fratturandogli diverse ossa. L’ha massacrato di botte, forse ha provato a soffocarlo e quindi ha raccolto materiale di plastica, una coperta e sterpaglie e vi ha dato fuoco con un accendino, lasciando che le fiamme avvolgessero il corpo di Esposito. L’autopsia ha svelato che il giornalista fosse ancora vivo ed è quindi morto carbonizzato. Il tunisino ha però spiegato di non essersi accorto che Esposito fosse ancora vivo. Quindi il 26enne si è allontanato e ha raggiunto il casolare abbandonato dove poi venerdì sera, intorno alle 23, i carabinieri lo hanno rintracciato dopo due giorni di ricerche.
Proprio gli aspetti religiosi potrebbero essere al centro della linea difensiva del 26enne. In una dichiarazione resa all’Ansa sabato scorso, l’avvocato Giovanni Mauri ha spiegato che «ci sono diversi gli aspetti che dovranno essere approfonditi, come il mondo delle frequentazioni della vittima, ed il mondo che gravita attorno al fenomeno religioso».
lunedì, 27 Luglio 2026 - 10:02
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