Per 28 anni hanno occupato con la forza l’immobile di un’altra persona. E lo hanno fatto, recita un comunicato della Procura della Repubblica di Napoli, forti del loro ingombrante cognome. Un cognome che evoca storie di camorra, un cognome che fino a venti anni fa significava sopraffazione, sangue.
Nella giornata di ieri personale della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Napoli ha eseguito il sequestro preventivo di un’abitazione a largo Donnaregina, nel quartiere Sanità a Napoli. Il provvedimento – emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale partenopeo – è stato notificato a Celeste Misso, 52 anni, figlia di Umberto Misso (deceduto nel 2014) e nipote dell’ex boss del rione Sanità di Napoli Giuseppe Misso ‘o nasone (che oltre un decennio fa è passato a collaborare con la giustizia), ed è scaturito dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli (guidata dal procuratore aggiunto Sergio Amato).
Nell’appartamento Celeste Misso, vedova Vincenzo Prestigiacomo (ucciso in un agguato di camorra il 30 ottobre 2006 nel pieno della guerra di camorra tra i Misso e i Torino) viveva insieme ai due figli, che hanno 20 e 29 anni: a tutti e tre è contestato il reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui, aggravato dall’aver agito con metodo mafioso. L’immobile è stato, infine, restituito al legittimo proprietario. Celeste Misso è la sorella di Emiliano Zapata Misso e di Giuseppe Misso ‘o chiatto, che nel 2007 passarono a collaborare con la giustizia dando avvio al processo di scomparsa del clan Misso dalla scena criminale locale.
venerdì, 31 Luglio 2026 - 16:30
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