L’omicidio del nipote del boss Carfora e il raid di risposta: due rinvii a giudizio, quattro imputati scelgono l’abbreviato

La procura di Napoli

Una notte di follia criminale. Scandita da un agguato di camorra con un morto e un ferito grave e da un successivo raid di risposta che provocò un altro ferito.

Gragnano, 25 maggio del 2020. Qui la contesa per la gestione degli affari illeciti lasciò sul selciato il corpo senza vita del diciassettenne Nicholas Di Martino, nipote del boss Nicola Carfora detto ‘o fuoco: la vittima fu aggredita con un coltello. Poche ore dopo qualcuno tentò di vendicare la morte di Di Martino e il ferimento del cugino Carlo Langellotti firmando un altro agguato.

A distanza di un anno quanto accaduto quella notte arriva in un’aula di Tribunale ma l’iter processuale si sdoppia. Il 19enne Maurizio Apicella, figlio del ras Rossano, e il 21enne Ciro Di Lauro sono stati rinviati a giudizio su disposizione del giudice dell’udienza preliminare Maria Luisa Miranda del Tribunale di Napoli: il dibattimento prenderà il via il prossimo 5 maggio dinanzi ai giudici della seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli. I due imputati (difesi dagli avvocati Taormina, Romano e Sorrentino) sono considerati dagli inquirenti giovani leve del clan Di Martino. Le costituite parti civili sono rappresentate dagli avvocati Mariella Chiummariello ed Attanasio.

Hanno, invece, optato per il rito abbreviato Antonio e Giovanni Carfora (difesi dall’avvocato Antonio Di Martino), Raffaele Iovine e Giovanni Amendola (difesi dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Alfonso Piscino) che rispondono del tentato omicidio di Salvatore Pennino, evento scarturito dal precedente agguato: a seguito della morte di Di Martino, i quattro imputati avrebbero organizzato una spedizione punitiva firmando il raid contro Pennino. Il bersaglio viaggiava in auto quando si è visto esplodere contro diversi colpi di pistola. Si torna in aula il 26 maggio per le discussioni delle parti. A tutti gli imputati è stata contestata anche l’aggravante della matrice camorristica: secondo la procura l’agguato a Di Martino fu il risultato di tensioni provocate dalla spartizione del business dello spaccio di droga.

martedì, 23 Marzo 2021 - 12:56
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