L’omicidio di vico Nocelle ha scatenato la guerra alla Sanità: così i Vastarella stanno facendo la guerra ai giovani ras dei Sequino


Un duplice omicidio che ha innescato una guerra vera e propria. Una guerra iniziata sui social ma proseguita con le armi che hanno poi portato ad un duplice omicidio. E’ questa la ‘genesi’ della guerra (ormai pienamente dichiarata) tra il clan Sequino di via Santa Maria Antesaecula e i Vastarella delle Fontanelle. All’inizio di tutto il duplice omicidio di Salvatore Esposito, ras del Cavone di piazza Dante e di suo cugino, Ciro Marfè, cugino dei Sequino. I killer entrarono in azione nell’agosto del 2016 mentre i due si trovavano nella zona di vico Nocelle a Materdei in compagnia di altri soggetti vicini alla cosca della Sanità. Tra questi anche Pasquale Amodio (altro affiliato dei Sequino) che, nella sparatoria, rimase ferito. A sparare gente del posto ma, secondo un filone investigativo, con agganci alle Fontanelle che dunque avrebbero ‘sponsorizzato’ quel duplice delitto. La risposta dei Sequino sarebbe stato l’omicidio di Vittorio Vastarello, figlio di Raffaele ‘l’immortale’. A quel punto ‘a parlare’ sarebbero state solo le armi. Lontani i tempi in cui proprio i Vastarella e i Sequino decisero di spartirsi il quartiere insieme al gruppo di Piero Esposito. Le due famiglie venivano da decenni di contrapposizione con i primi per anni confinati tra Melito e Secondigliano e da poco rientrati alle Fontanelle loro storica roccaforte, e i secondi, nipoti di Giulio Pirozzi (esponente del clan Misso-Savarese) che nel tempo avevano visto crescere in maniera sempre più proficua il loro carisma criminale. Fu un’alleanza di comodo, un patto dettato dall’occorrenza del momento che adesso è più che mai utile per leggere lo scontro che si sta consumando in queste settimane. Quell’accordo fu suggellato da un incontro tra i vertici delle due famiglie che, per assicurarsi reciprocamente ed evitare sorprese, stabilirono che i due rampolli, figli maschi dei due capiclan, fossero scambiati a garanzia del patto per essere poi ‘liberati’ una volta formalizzata l’intesa. Un modo per proteggersi, un mezzo per garantire la prosecuzione degli affari con la creazione di un trinomio che avrebbe per mesi controllato i traffici illeciti nel rione, un accordo su base tripolare poi tramutatosi in controllo a due quando Piero Esposito fu ucciso in piazza Sanità.

mercoledì, 8 novembre 2017 - 22:06
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