Coronavirus, ancora tensione nelle carceri. Appello degli avvocati di Napoli al Governo: «Fate presto!»

Cella Carcere

Lo stop ai colloqui tra detenuti e familiari che, insieme alla preoccupazione di un contagio nelle carceri, aveva infiammato la rivolta in ben 27 penitenziari italiani andrà ben oltre la data del 22 marzo che era stata inizialmente fissata come termine della ‘limitazione’. Lo si è appreso pochi giorni fa. Una notizia che, unitamente alla crescente preoccupazione di esplosioni di contagio nelle carceri, rischia di innescare una nuova ondata di rivolte.
Il Governo, per provare a sopire il malcontento scaturito dalla distanza tra reclusi e familiari, si è mosso insieme a Tim per potenziare l’utilizzo di telefonini cellulari allo scopo di consentire ai detenuti di intensificare le telefonate con i propri cari.

Tim ha messo a disposizione 3600 telefoni cellulari, e altrettante sim-card, che permetteranno di aumentare il numero delle conversazioni dei detenuti con i propri familiari, anche attraverso videochiamate. La prime forniture sono state consegnate al Dipartimento amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia e sono state immediatamente rese disponibili ai Provveditorati regionali che, in tempi rapidi, li distribuiranno agli istituti penitenziari del territorio di competenza. I nuovi telefoni saranno messi a disposizione dei detenuti che potranno effettuare telefonate e videochiamate con i propri familiari, in aggiunta ai mezzi già previsti.

Un’iniziativa che a parere dell’avvocatura non basta. Così come per i legali non sono sufficienti le misure adottate per cercare di sfoltire il numero dei detenuti nelle prigioni: il sovraffollamento è infatti un accelerante in caso di contagio. A tal proposito nei giorni scorsi abbiamo ospitato gli interventi della Camera penale di Napoli e dell’associazione il ‘Carcere possibile’ (gli interventi integrali sono stati pubblicati il 22 marzo sul numero del quotidiano digitale, il nostro giornale dedicato agli approfondimenti e accessibile su abbonamento). «Il governo ha deciso di sacrificare i detenuti, di consegnarli al virus. Alcun altro significato può essere attribuito alle norme contenute nell’ultimo decreto legge. Nessuna delle proposte avanzate a tutela dei reclusi è stata accolta. Potrebbero ammalarsi e morire. È questo il rischio che il governo ha accettato di correre», era l’incipit dell’intervento del ‘Carcere possibile’. Seguito dalla richiesta di ridimensionare il numero dei detenuti: «Vi è un’unica via praticabile per tutelare la salute all’interno degli istituti penitenziari senza annichilire ulteriormente i diritti dei reclusi: la popolazione carceraria va seriamente sfoltita».

La critica mossa al decreto scaturisce dal fatto che è stata sì disposta la detenzione domiciliare per chi ha un residuo pena inferiore ai 18 mesi (sono esclusi una serie di reati gravi), ma la scarcerazione è stata vincolata a condizioni che difficilmente saranno applicabili (l’utilizzo dei braccialetti elettronici, che già prima dell’emergenza scarseggiavano e che adesso non ci saranno per tutti quelli che, sulla carta, potrebbero tornare a casa). La Camera penale di Napoli, guidata da Ermanno Carnevale, ha invece «richiesto e prontamente ottenuto dal Provveditore all’amministrazione penitenziaria della Campania l’immediata attivazione del tavolo di confronto» che è stato istituto qualche settimana fa proprio per vigilare sullo stato dell’emergenza nei penitenziari di Secondigliano e Poggioreale: si monitorerà l’effettiva dotazione dei telefoni e si vigilerà sulle richieste di controlli medici fatte dai detenuti. Posizioni alle quali oggi aggiungiamo un appello (che riproponiamo integralmente di seguito) scritto dall’avvocato Elena Cimmino de ‘Il Carcere possibile’ e che dà voce alla posizione dell’intera associazione.

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FATE PRESTO!
Sono ore decisive: se da un momento all’altro si venisse a sapere che in un penitenziario d’Italia, magari tra quelli più sovraffollati, si è sviluppato un focolaio e che, quindi, il contagio non è più in grado di essere controllato per l’evidente impossibilità di isolare e mettere in quarantena i contatti dei contagiati, cosa accadrebbe? Di chi sarebbe la responsabilità? Del metadone ?
I detenuti sono sempre affidati allo Stato, soprattutto in un momento di emergenza.
Possibile che l’unica soluzione “trovata” per attenuare il sempre più pericoloso sovraffollamento sia stata una norma già esistente ? inoltre la sua applicazione è divenuta ancor più restrittiva non solo per la inclusione di nuove preclusioni soggettive ma anche per la condizione necessaria del reperimento del braccialetto elettronico. (e’ piuttosto notorio che i braccialetti elettronici siano un bene raro).
Non vorrete certo farci credere che sospendere ulteriormente i colloqui con i familiari sia una misura cautelativa bastevole?
Non vorrete mica farci credere che la salute di chi è in carcere (per espiare una pena o per ragioni lavorative) non è un bene fondamentale come la salute di tutti quelli che #iorestoacasa#?
Ecco, tutte queste domande vengono rivolte da giorni alle Istituzioni.
Il silenzio sta diventando, man mano che le ore passano, una grossa responsabilità…
L’omissione per chi ha dei Doveri di fare equivale a cagionare, ce lo insegna il diritto penale, ce lo spiega lo Stato.
Davvero volete farvi colpevoli di quello che, molto plausibilmente, sarebbe un’epidemia colposa?
Certamente no, ne siamo sicuri.
E allora FATE PRESTO.
Non stiamo chiedendo di “mettere tutti fuori” non facciamo nessuna propaganda, non siamo politici, non abbiamo bisogno di voti nè di consensi.
Nel rispetto dei diritti fondamentali indicati dagli artt. 3 e 32 della Costituzione, stiamo chiedendo allo Sato di assumersi immediatamente la responsabilità di un vero sfollamento delle carceri.
Ciò può avvenire attraverso l’ automatica concessione degli arresti domiciliari, entro parametri prestabiliti, a chi è in custodia cautelare in carcere, si ricordi cittadini presunti innocenti nonché attraverso l’eliminazione della condizione impossibile del reperimento del braccialetto elettronico per tutti i definitivi sotto i 18 mesi.
Le sottoposizioni degli atti a condizioni impossibili non sono legittime, ce lo insegna il diritto civile.
In mancanza di questi atti dovuti, si corre il rischio di assumersi una responsabilità molto, molto più grande.
E’ il momento di mettere da parte la passione per le manette, è il momento di essere Stato e non apparire forte con i deboli.
Ma, nell’interesse di Tutti, FATE PRESTO!

*avvocato del foro di Napoli Elena Cimmino,
componente del direttivo de ‘Il Carcere possibile’

mercoledì, 25 marzo 2020 - 13:43
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