‘Colletti bianchi’, il romanzo dello scrittore-politico di Portici tra camorra e consiglieri comunali divisi tra bene e male

luca manzo
Luca Manzo, la mente e la penna di 'Colletti bianchi'
di maga

La camorra che si insinua nella pubblica amministrazione, la morale e l’etica vendute al dio denaro. E poi c’è quel bagliore di luce, quella fiammella di ideali che ancora brucia, benché talvolta vacilli, riuscendo a contrastare l’espansione degli interessi della malavita.
‘Colletti bianchi’ è un libro avvincente popolato da tante figure e vicende che, nella loro ossatura, è facile ritrovare nelle pagine di storia, realmente accaduta, del malcostume della pubblica amministrazione nel Napoletano. Il politico corrotto, la malavita che entra nei Palazzi, gli interessi affaristici, le elezioni inquinate, il politico buono.

Luca Manzo, laurea in Giurisprudenza e passione pura per la politica (è stato consigliere comunale a Portici e oggi è assessore all’Istruzione nello stesso Comune), è la mente e la penna che ha dato vita a questo volume che oggi compie un anno. Un anno di presentazioni nelle scuole, nelle biblioteche, nelle librerie. Un anno di soddisfazioni per l’autore che potrebbe fare da apripista ad un secondo volume.

Manzo, come nasce ‘Colletti bianchi’?
«Nasce dalla mia passione per la scrittura e dal mio impegno nella politica. Dal 2014 al 2016 sono stato consigliere di opposizione, ho vissuto l’importanza di questo ruolo che troppo spesso viene sottovalutato. Poco tempo prima avevo invece partecipato al contest letterario ‘Blu su Bianco’ di Alessandro Baricco, arrivando secondo. E così queste due esperienze si sono incontrate, si sono fuse. Ed è nato ‘Colletti bianchi’»

Quindi è un libro che attinge dalla realtà?
«Diciamo che non c’è, nel libro, un fatto uguale a qualcosa di realmente accaduto. Ma nel libro ci sono tanti fatti ispirati a storie realmente accadute, ci sono personaggi che sono un mix di persone realmente esistite. Ciò che ho vissuto da politico, ciò che ho vissuto da spettatore privilegiato per via del mio lavoro, ciò che ho visto è stato un bacino prezioso di conoscenze e informazioni al quale ho attinto per ‘Colletti bianchi’»

Ci dica qualcosa che l’ha ispirata?
«Mi ha ispirato ad esempio la storia del sindaco pescatore Angelo Vassallo; la vergognosa pagina dell’emergenza rifiuti in Campania nei primi anni del Duemila con la spazzatura che arrivava ai primi piani delle case, tranne a Portici che fu l’unico comune virtuoso in grado di tenere lontana l’emergenza. Mi ha ispirato una frase del magistrato Raffaele Cantone, quando ha detto che i colletti bianchi sono invisibili ma hanno le mani sporche di sangue. Ma in modo particolare mi ha ispirato una storia personale, di famiglia»

Quale?
«Negli anni Novanta mio padre era un dirigente comunale a Portici. In quegli anni, quando la camorra in città era molto pervasiva, mio padre fu gambizzato da esponenti della criminalità organizzata. Ci fu poi lo scioglimento del Consiglio comunale. Dalle indagini emerse che mio padre era visto, per via della sua integrità, come un ostacolo agli interessi della malavita. Ecco, questa storia mi spinge da sempre a tenere accesa la fiamma della Giustizia e mi ha spinto a inserire nel libro questa voglia di giustizia e di ribellione alla malavita»

Nel libro, infatti, si vive questa forte contrapposizione tra i due protagonisti, Libero e Fabrizio. Il buono e il cattivo.
«Uno rispecchia la voglia di legalità, seppur abbia delle imperfezioni, ma è ciò che lo rende umano, fallace. L’altro invece incarna l’ambizione che lo conduce sulla strada della degenerazione, e rappresenta appunto la degenerazione della pubblica amministrazione»

Nei libri e nelle fiction più attuali in cui si parla di camorra, quasi sempre la figura del ‘buono’ scompare, restano i cattivi e si finisce con lo scegliere il meno peggio.
«Il difetto di produzioni come Gomorra, Mare fuori è che molti boss, o comunque in generale i cattivi, chi sbaglia, sembrano quasi affascinanti. In qualche modo li si mitizza. E soprattutto i ragazzini finiscono con l’imitarli. Quando io racconto i boss, ho voluto far trasparire tutto il male, li dipingo anche un po’ brutti, sciatti, perché non c’è niente di umano in loro, niente che possa in qualche modo generare attrazione»

Il finale del libro, che chiaramente non sveliamo, lascia aperta la possibilità a un sequel. Ci sta pensando?
«Sì, mi piacerebbe molto un seguito della storia. Così come mi piacerebbe una trasposizione cinematografica del libro. Una fiction, un film. Sarebbe un sogno che si avvera»

martedì, 18 Luglio 2023 - 20:05
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