Droga e sedativi nel biberon della figlia Rinviata a giudizio la giovane mamma L’accusa è di tentato omicidio

di Dario Striano

Una ninnananna horror all’interno dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. Una giovane mamma avrebbe tentato di avvelenare la propria figlia di tre anni imbottendo di droghe e sedativi il suo biberon. Questa mattina, Marina Addati, 29enne napoletana, è stata rinviata a giudizio e, il prossimo 10 gennaio, dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio davanti ai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Roma.

La vicenda risale al mese di dicembre 2016, quando la bambina era sul letto di ospedale per degli approfondimenti diagnostici in seguito ad una condizione clinica, apparentemente, molto complessa. Secondo l’accusa, la mamma avrebbe tentato almeno due volte di uccidere la piccola riempiendo il biberon di veleni prima di farla addormentare. Una crudele ninnananna che avrebbe causato la morte della figlia se non ci fosse stato il doppio e tempestivo intervento del personale del nosocomio romano. Il minuscolo cuore della bimba non avrebbe, infatti, retto l’ingente dose di droghe e sedativi e si sarebbe fermato in due occasioni. Due arresti cardiaci, a distanza di poche ore l’uno dall’altro, che hanno spinto i medici del Bambino Gesù di Roma a ricercarne le cause.

Marina Addati, arrestata a gennaio ed oggi detenuta nel carcere di Benevento, è stata così rinviata a processo con giudizio immediato dalla procura di Roma con l’accusa di tentato omicidio. A spingerla al folle gesto – secondo i pm romani- potrebbe essere stata una sindrome di natura psichiatrica: quella di Munchausen «conosciuta – è scritto così nel capo di imputazione – anche come sindrome di Polle, disturbo che affligge i genitori, perlopiù le madri, spingendoli ad arrecare un danno fisico al figlio per farlo credere malato così da attirare l’attenzione su di sé».

Importanti ai fini delle indagini le analisi delle urine della piccola, in cui sono state rinvenute tracce di benzodiazepine, segnalate, poi, ai carabinieri. Quindi, l’agghiacciante scoperta: la giovane mamma, appena un mese prima, avrebbe tentato di avvelenare, con le stesse modalità, anche la figlia più piccola, di appena un anno. La sorellina era allora ricoverata all’ospedale Santobono di Napoli. Una vicenda che in questo caso risale al novembre del 2016 per cui il tribunale per i minori di Napoli ha chiesto ed ottenuto la sospensione «dell’esercizio della responsabilità genitoriale» per la donna e il marito, fondandosi sul fatto che «la ragazza in assenza di alcuna prescrizione medica, ha somministrato nel tempo alle due figlie farmaci neurolettici e antiepilettici nella negligente omissione di controllo da parte del padre».

giovedì, 7 dicembre 2017 - 20:08
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