Violentata dall’ex patrigno a 14 anni, testimonianze choc in tribunale: «Abusava di lei durante la notte»

Abusi
di Dario Striano

Anni di abusi e di molestie prima di passare ai pugni e agli schiaffi nei confronti della figlia della compagna, ancora minorenne. Prima di sfogare tutta la sua rabbia e la sua gelosia sul corpo di una ragazzina appena 14enne che aveva troppa paura di raccontare quelle violenze alla madre.

«La picchiava perché era geloso che si frequentasse con un ragazzo poco più grande di lei». E’ un racconto crudo quello della zia paterna della vittima di questa dolorosa storia di violenza che s’è consumata in famiglia. Chiamata a testimoniare dal pubblico ministero Sergio Raimondi dinanzi alla prima sezione penale del tribunale di Torre Annunziata (presidente Francesco Todisco), la donna ha ricostruito i giorni successivi al 19 dicembre 2015, quando corse in aiuto della ragazzina, che non vedeva da circa 10 anni, per sottrarla dalle grinfie del presunto ‘orco’: «Ricordo poco di quegli attimi. La telefonata improvvisa e la corsa per prestare soccorso a mia nipote. Le urla e le grida. Volevo solo portarla via da quella casa».

E’ una storia di dolore, solitudine, e sconforto quella della piccola Sara (il nome è di fantasia per tutelare l’identità della minore). «Ci raccontava – ha continuato la zia – che il patrigno la toccava di notte nelle parti intime. Nella stessa cameretta che condivideva con il fratello minore, mentre la mamma dormiva». Stando alla forte testimonianza della zia, la madre della piccola non avrebbe mai creduto alle denunce nei confronti del compagno. Neppure quando, all’esterno della caserma dei carabinieri, dopo aver denunciato gli abusi e le molestie durati all’incirca 4 anni, la figlia le avrebbe urlato di non voler più tornare a casa. «La mamma, fuori la caserma, le diede uno schiaffo e le disse “dici bugie, da oggi per me sei morta, tu e tuo fratello Vittorio”». Prima gli abusi, poi gli schiaffi e gli insulti. Un’escalation di violenze inarrestabile che avrebbe raggiunto l’apice quando Sara si fidanzò. «Urlava disperata alla mamma: “Perché non mi credi?”. Nei cinque mesi in cui ha abitato a casa mia spesso piangeva. Non andava a scuola perché era turbata. Ci raccontava che era stata picchiata, perché era fidanzata con un ragazzo poco più grande di lei».

Quel ragazzo, chiamato a testimoniare, ha spiegato ai giudici il perché avesse mentito inizialmente al pm sulla durata della sua relazione con Sara: «Avevo paura. Sapevo che i genitori non volevano che ci frequentassimo. Li ho incontrati dopo quel 19 dicembre. Senza preavviso si sono presentati fuori la porta di casa mia. Mi dissero che Teresa raccontava bugie e che non avrei dovuto frequentarla perché più piccola». Francesco, all’epoca dei fatti 19enne, su richiesta di Sara, avrebbe anche avvisato delle violenze lo zio, raccontando di lividi, abusi e dei tentativi, vani, di resistenza. Lo zio sarà ascoltato come testimone ad inizi aprile, assieme al fratello più grande di Sara, attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano, e alla mamma: «Siamo stati fidanzati per 5 mesi. – ha concluso il ragazzo – Al telefono, spesso, Sara piangeva. Anche prima del 19 dicembre mi parlava degli abusi. Degli schiaffi e degli insulti. Sul suo braccio mi è capitato di vedere dei lividi. I segni di quelle violenze».

giovedì, 11 gennaio 2018 - 23:19
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