Voli in ritardo, compagnie ‘avvisate’
La Cassazione: «Richieste di rimborso
più facili per i passeggeri danneggiati»


Rimborsi per voli in ritardo, sarà la compagnia aerea a dover dimostrare la regolarità dell’atterraggio. La lacuna normativa è stata colmata dalla  Cassazione che ha accolto il ricorso di un passeggero contro la decisione del tribunale di Roma che gli aveva negato un rimborso per non aver dimostrato il ritardo del volo.
Secondo quanto stabilito dai giudici, i passeggeri hanno diritto a chiedere un indennizzo alla compagnia aerea  e il ricollocamento su un altro volo allegando il biglietto e spiegando il contrattempo.

La ‘prova’ del ritardo è a carico della compagnia aerea
I supremi giudici – nella sentenza 1584 – stabiliscono che «né la Convenzione di Montreal, né il Regolamento Ce 261/2004 contengono alcuna regola specifica in tema di onere della prova dell’inadempimento (negato imbarco o cancellazione del volo) o dell’inesatto adempimento (ritardato arrivo rispetto all’orario previsto)».
La Cassazione ha osservato che «mentre il passeggero di regola non ha disponibilità di una prova diretta del ritardo dell’aeromobile su cui viaggiava (tranne, in ipotesi, la riproduzione fotografica dei tabelloni informativi dell’aeroporto), il vettore aereo – che opera in regime di controllo e verifica, da parte delle autorità aeroportuali, del tracciato aereo di ogni volo – ha agevole facoltà di accesso alla prova ufficiale dell’orario esatto in cui il velivolo è atterrato».

Il passeggero ‘scontento’ che ha vinto la causa
Era  il 23 dicembre del 2009 quando un passeggero del volo Easyjet Berlino-Roma, a causa di un ritardo di quattro ore, ha perso l’imbarco per il volo Roma-Palermo. L’uomo scontento ha deciso di chiedere il rimborso per il ritardo. La querelle giudiziaria si è trascinata per 6 anni fino alla sentenza del tribunale: «E’ certo che il passeggero deve dimostrare e non semplicemente allegare la circostanza che il volo ha subito un ritardo, ossia deve dimostrare l’inadempimento del vettore, la cui responsabilità poi si presume, nel senso che è quest’ultimo a dover fornire la prova liberatoria». Ora la svolta con la sentenza della Cassazione: «Dovrà essere la compagnia aerea a dover dimostrare la regolarità».

mercoledì, 24 gennaio 2018 - 15:27
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