Processo Medea, colpo di scena in aula Fontana chiede la sostituzione dei giudici E’ accusato di esser vicino ai ‘casalesi’

Aversa Tribunale
di Dario Striano

Sette imputati alla sbarra. Politici, forze dell’ordine, funzionari e imprenditori. Era prevista per ieri, 24 gennaio, la sentenza del processo “Medea”. Un processo delicato, presso il tribunale di Napoli Nord, che dovrebbe far luce su un giro di appalti concessi dal settore idrico della Regione Campania a ditte considerate vicino al clan dei casalesi. Bisognerà attendere ancora. Il 31 gennaio, data in cui la Corte d’Appello di Napoli dovrebbe pronunciarsi sull’istanza di ricusazione presentata dagli avvocati Alfonso Stile e Alfredo Sorge, legali del costruttore Giuseppe Fontana, oggi imputato. La difesa ha chiesto che si procedesse alla sostituzione del collegio giudicante (presidente Domenica Miele, a latere Debora Ferrara e Maria Gabriella Iagulli) sostenendo che il Tribunale «avrebbe anticipato l’orientamento circa la colpevolezza di Fontana minando l’imparzialità del giudizio». In particolare, la difesa sostiene che l’anticipazione di sentenza sarebbe desumibile dall’ulteriore ordinanza di carcerazione nella quale veniva contestata a Fontana l’aggravante della banda armata non presente nell’originario capo di imputazione.

Legami tra politica, imprenditoria e camorra. Chieste condanne da 2 a 15 anni
Per Pasquale Fontana, imprenditore ritenuto vicino al ‘clan dei casalesi’, il sostituto procuratore della Dda di Napoli, Maurizio Giordano, nella requisitoria del 20 dicembre scorso, aveva richiesto una condanna per 15 anni per aver condotto affari con la malavita casertana. La pena più alta richiesta nel processo. Il pubblico ministero ha, però, poi avanzato una richiesta di assoluzione nei confronti del costruttore per l’ipotesi di corruzione nei riguardi dei politici di Forza Italia Pio Del Gaudio (ex sindaco di Caserta) e Carlo Sarro (deputato), la cui posizione è stata archiviata mesi fa. Sette anni, invece, sono stati chiesti per l’ex senatore Udeur Tommaso Barbato, ex funzionario regionale addetto al settore idrico. Barbato divenne famoso nel febbraio 2008 per lo sputo rifilato al senatore Nuccio Cusumano in occasione della mozione di sfiducia al governo Prodi. Una pena di sei anni è stata, invece, avanzata per il fratello di Giuseppe Fontana, Orlando, anch’egli imprenditore, noto alle cronache perché avrebbe acquistato da un poliziotto, che partecipò alla cattura di Michele Zagaria nel covo di via Mascagni a Casapesenna il 7 dicembre 2011, una pen drive del boss con i nomi di politici sul libro paga del clan. Quattro anni per corruzione, ma senza l’aggravante mafiosa, sono stati chiesti per l’ex carabiniere del comando provinciale di Caserta Alessandro Cervizzi. Il militare, secondo l’accusa, avrebbe cercato di aiutare Fontana ottenendo, in cambio, soggiorni per il figlio in una villa dell’imprenditore al Sestriere. Dieci anni, infine, la pena ipotizzata dal pm per l’imputato Vincenzo Pellegrino. L’assoluzione è stata invece proposta per il finanziere, tuttora in servizio a Caserta, Silvano Monaco, accusato di rivelazione di segreti d’ufficio.

Nel mirino un altro ex politico e due ex dirigenti Asi
Nella scorsa udienza il pm aveva anche inoltrato al Tribunale di valutare se disporre «l’invio alla Procura dei verbali delle deposizioni del politico Fulvio Martusciello e degli ex dirigenti Asi, Giuseppe Ascierto e Piero Cappello», ipotizzando a loro carico «il reato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente». I tre politici erano stati ascoltati durante il dibattimento. Nel settembre scorso, poco prima che terminasse l’istruttoria dibattimentale, fu chiamato a testimoniare in aula anche il sindaco di Benevento Clemente Mastella, in qualità di leader dell’Udeur negli anni in cui vi militava Barbato.

giovedì, 25 gennaio 2018 - 15:46
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