Giustizia ‘fai da te’ in carcere a Pozzuoli Rinviate a giudizio le detenute-giustiziere Aggredirono la ‘strega’ del parco Verde

carcere pozzuoli
di Dario Striano

Una caccia alla strega. Una storia di abusi e violenze all’interno del carcere femminile di Pozzuoli. Dove le detenute dovrebbero essere rieducate per il reinserimento nella comunità. La storia di una giustizia ‘fai da te’. Sono state rinviate a giudizio le sette detenute che linciarono la ‘strega’ del parco Verde di Caivano e l’assistente capo della polizia penitenziaria, accusata di aver coperto l’aggressione. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli, Maria Gabriella Pepe, dopo aver visionato le immagini della video-sorveglianza, ha fissato a fine aprile la data di inizio del processo per l’agguato avvenuto il 5 maggio 2016 all’interno dell’istituto penitenziario puteolano, quando alcune detenute, capeggiate dalla pusher Marianna Sannino, avrebbero aggredito Marianna Fabozzi.

Aveva taciuto sugli abusi del figlio e della piccola Fortuna. Doveva essere sorvegliata speciale
La donna condannata in primo grado a 10 anni di reclusione per «concorso in violenza su minore», per aver taciuto sugli abusi sul figlio Antonio Giglio e sulla piccola Fortuna Loffredo, volata giù dal balcone di un palazzo del parco Verde di Caivano, complesso di palazzi di edilizia popolare nella provincia a nord di Napoli. Il parco degli orrori. Terra di camorra e di violenze. Di abusi e vittime innocenti. La donna, come da protocollo, una volta entrata in carcere fu rinchiusa all’interno di una cella destinata a chi aveva commesso reati a sfondo sessuale. Doveva essere una sorvegliata speciale all’interno di una cella off-limits. Ma la sua porta fu lasciata inspiegabilmente aperta e le detenute si ritrovarono faccia a faccia con la strega.

I dettagli dell’agguato. La donna fu pestata nella sua cella
Una vicenda che fa orrore considerando che a garantire l’incolumità della donna doveva essere l’assistente capo della polizia giudiziaria, oggi imputata, dopo esser stata sospesa e trasferita in un’altra casa circondariale. Secondo quanto emerso durante le indagini preliminari, la guardia penitenziaria avrebbe addirittura fomentato l’agguato delle donne rivolgendo loro una frase sibillina che sarebbe stata pronunciata proprio all’arrivo della Fabozzi in carcere: «Adesso fate vedere se siete donne o meno». Un invito a far rispettare quel vecchio codice d’onore secondo cui «i bambini non si toccano». L’agente di polizia penitenziaria sarebbe intervenuta soltanto qualche minuto dopo l’aggressione che, fortunatamente, non ha portato a gravi conseguenze per la Fabozzi. A seguito del tentativo di ‘giustizia fai da te’ le detenute furono sottoposte al regime di isolamento in carcere.

giovedì, 1 febbraio 2018 - 17:11
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