Napoli, la sfilata di Carnevale pro camorra Il bambino-carabiniere e la frase choc: «Sono vestito da guardia infame»

di Giancarlo Maria Palombi

Un bambino vestito da carabiniere che guarda in camera e dice: «Sono una guardia infame». Il video, della durata di pochi secondi, impazza sui social. Il primo frame svela un bimbo mascherato da carabiniere, con tanto di cappello e bandoliera. Poi una voce femminile fuori campo chiede: «Da cosa sei vestito?». E il piccolo, con voce convinta esclama: «Da guardia infame». Ecco il punto massimo toccato dalla campagna che impazza sui social tra hashtag «Acab» e post diffamatori contro i pentiti. Questa l’ultima puntata di una serie che non appassiona, né diverte. Perché la realtà è diversa dalla fiction. È iniziato tutto con una risata. Forse amara, ma tutto sommato quando si parla di bambini si è sempre permissivi. Il Carnevale 2018 verrà ricordato soprattutto per le maschere legate a Gomorra. Il bimbo paffuto con taglio alla Genny Savastano e finta cicatrice che imbraccia un mitra è l’immagine più condivisa sui social. E giù risate, quando il piccolo ripetendo una battuta della serie televisiva esclama:«Spariamo a tutti in bocca». Poi è stata la volta di «Sangue blu», altro personaggio targato Gomorra. Avrà poco più di sei anni il ragazzino dai capelli biondi che viene immortalato con una pistola a canna lunga, cardigan nero e tre croci tatuate sul collo. Per lui il pubblico dei social si scatena fino a far diventare virale la fotografia scattata in un anonimo appartamento napoletano. Due anni fa fece scalpore l’immagine di un bambino mascherato da boss. Barba finta, occhiali con montatura scura e Beretta calibro 9 in mano, il piccolo era la perfetta riproduzione iconografica di Emanuele Sibillo, giovane boss di Forcella ucciso a soli 19 anni durante un agguato in quello che venne ribattezzato «il vicolo della morte», scenario della guerra scatenata dalla famigerata «Paranza dei bambini». Già, bambini. Perché è questo il tema che sembra monopolizzare le cronache napoletane. Dalle baby gang armate di coltelli e pistole ai bulli di scuola, il fenomeno della devianza minorile sembra essere sfuggito di mano agli esperti, sempre impegnati con statistiche, telecamere da installare nei quartieri a rischio e agenti da spostare come pedine su uno scacchiere.

mercoledì, 7 febbraio 2018 - 10:33
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