Caso Oliviero, il prete anti-biocidio: «Disgustato dalle sue parole nel video»

Il prete anti-biodicio Ricci
di Dario Striano

«Quando ho visto un consigliere comunale di Ercolano nel filmato di Fanpage su rifiuti e mazzette, mi sono sentito di merda. Adesso mi aspetto dei provvedimenti seri da parte della politica». Senza peli sulla lingua, padre Marco Ricci commenta così la condotta dell’”uomo della valigetta”, il capogruppo di ‘Area Popolare’ nel consiglio comunale di Ercolano, Mario ‘Rory’ Oliviero (nella foto a lato), ripreso mentre crede di intascare una tangente di 50mila euro. Il prete anti-biocidio, le cui denunce hanno permesso di dissotterrare oltre 100 fusti tossici interrati nelle cave alle pendici del Vesuvio, non poteva non censurare la condotta di chi nel video devastante messo in rete da Fanpage dice «Per me i rifiuti puoi sotterrarli dove vuoi tu». «Non c’è bisogno di commentare quei filmati – dice il parroco della chiesa S. Maria di Ercolano – Perché quelle immagini parlano da sé. Sono raccapriccianti. Sono disgustato dalle sue parole». Padre Marco Ricci, l’uomo simbolo della lotta allo scempio ambientale nel comune degli Scavi, è stato uno dei primi ad accendere i riflettori mediatici sullo sversamento illecito di rifiuti nel Parco Nazionale del Vesuvio. In particolare a San Vito, contrada ercolanese le cui vie si inerpicano sulla salita del vulcano. Terra di ginestre e tumori. Di coltivazioni e di fusti tossici. «Apprezzo enormemente il coraggioso lavoro di indagine messo su dai giornalisti di Fanpage – continua il prete –  ma parliamoci chiaramente. Dalle riprese non emerge nulla di nuovo. Dal ’96 si è scoperto che il business dei rifiuti, assieme a quello della droga, è diventato l’affare più redditizio per i clan. I protagonisti di Bloody Money non sono altro che la longa manus di qualcuno molto più potente che, anche qui a Ercolano, ha interesse in questo intreccio tra camorra e politica». Già la politica. Quella che padre Marco Ricci, recentemente nominato ‘Ambientalista dell’anno 2017’ dalla giuria del premio Luisa Minazzi, per anni ha cercato di coinvolgere nella sua azione di contrasto al biocidio nella zona nord di Ercolano. Invano. «Adesso mi aspetto due cose dalla classe politica nostrana – incalza Marco Ricci – Innanzitutto che gli onesti in consiglio comunale prendano le distanze dai corrotti. Sia sul piano politico che umano. Non ci prendiamo in giro. Seppur fossero stati per compensi onorari quei 50mila euro nella valigetta, ci troveremo comunque dinanzi ad un’azione illecita, da condannare. Perché gli onorari si basano con i bonifici. In modo da pagare poi le tasse. Quindi, dopo le distanze, pretendo che si faccia qualcosa di concreto per combattere l’inquinamento e la corruzione che denunciamo da anni». Tra i fautori del comitato “Salute, Ambiente, Vesuvio”, associazione che, assistita da una troupe di medici e professionisti, si è fatta promotrice nel 2015 di un registro tumori ‘cafone’ per denunciare l’alta presenza di patologie tumorali tra i residenti di San Vito al Vesuvio, padre Marco Ricci nel mese di luglio 2017 aveva sfilato – assieme ad un corteo di circa mille manifestanti – tra le vie del centro di Ercolano per chiedere ai vertici politici, regionali e comunali, di bonificare i siti in cui sono stati rinvenuti fusti tossici. Tra cui cava Fiengo, «le cui analisi condotte dall’Arpac parlano chiaro e denunciano un rischio di contaminazione delle falde acquifere». «Non è più tempo di proclami – conclude il prete – Non c’è bisogno di una valigetta per parlare di corruzione. Anche il silenzio e non assumersi le proprie responsabilità e i propri impegni significano  corruzione. Il rapporto con l’amministrazione comunale peggiora sempre di più. Giorno dopo giorno. Cominciassero a rispondere alle nostre mail e a riceverci nei loro uffici. Questo significherebbe aver preso le distanze dalla vergognosa condotta ripresa nel filmato di Fanpage».

sabato, 24 Febbraio 2018 - 16:34
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