Riforma carceri, Belloni contro il Governo: «Si è perso tempo, non si farà niente» L’appello: cittadini, studiate la Costituzione

Attilio Belloni
L'avvocato Attilio Belloni, presidente della Camera penale di Napoli
di Manuela Galletta

Riforma dell’ordinamento penitenziario, l’intervista integrale all’avvocato Attilio Belloni (presidente della Camera penale di Napoli) che è stata pubblicata sul numero di domenica 18 marzo del quotidiano in edizione digitale

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I plausi, le critiche, le minacce. La notizia dello scongelamento della riforma dell’ordinamento penitenziario, la cui approvazione s’era arenata poche settimane delle Politiche per il timore – del Governo e del Pd – di perdere consensi, ha spaccato in due il Paese. Sulle barricate gli agenti della Polizia Penitenziaria e la Lega, che già avverte: «Se saliamo al Governo, la aboliremo». Ma il punto è che il Carroccio potrebbe non avere alcuna riforma da abolire.
La voce più critica allo sbloccamento dell’iter di una riforma tanto attesa nel mondo dell’avvocatura, dei giuristi e di buona parte della politica, arriva da Napoli. Arriva dall’universo dei penalisti che sul tema delle carceri, sul sovraffolamento, sul diritto dei detenuti a vedere rispettata la propria dignità, non ha mai lesinato battaglie. Arrivando a fondare l’associazione ‘Il carcere possibile’.

Attilio Belloni, presidente della Camera penale di Napoli, perché non siete soddisfatti dopo la notizia data dal ministro Orlando?
«Voglio chiarire una cosa, per evitare fraintendimenti: abbiamo atteso da anni questa riforma, che è importantissima. E sul cui valore non abbiamo nulla da dire. Ma la nostra preoccupazione riguarda le procedure per la sua attuazione»

Cos’è che non va?
«Ho motivo di ritenere che i decreti non saranno mai approvati. I tempi tecnici per un’approvazione sono scaduti, almeno da parte di questo Parlamento. Saranno oggetto dell’attenzione del Parlamento che verrà, e come anticipato dal Salvini la Lega non approverà mai questa riforma»

Quindi tanto rumore per nulla?
«La verità è che questo Governo non ha avuto coraggio. Quando poteva fare questa riforma non l’ha fatto per timore di perdere consensi»

Sta dicendo che l’annuncio di Orlando è solo un’operazione di facciata?
«Sì. Quest’approvazione è un colpo di coda rancoroso del Governo. Il governo non ha ancora recepito il parere delle commissioni giustizia Camera e Senato. Dovrà farlo. E a quali commissioni si rivolgerà? Si continuano a tradire le legittime aspettative dei detenuti»

Lei aveva già sollevato tali perplessità sull’andamento lento del Governo sul tema della riforma nel corso di un convegno cui era presente il sottosegretario Gennaro Migliore che l’accusò di calunnia.
«I fatti ci hanno dato ragione. Era il novembre scorso. Evidenziai che c’era un ritardo preoccupante nell’attuazione dei decreti, e chiesi a Migliore rassicurazioni sul caso sottolineando che la sensazione era quella che il ritardo fosse finalizzato alla scadenza della delega. Anche un mese dopo, a dicembre, organizzammo una marcia in cui sottolineavamo che l’approvazione dei decreti era difficoltosa. Beh, alla fine è andata esattamente così».

Il Governo si è mosso a rilento, eppure ci ha lavorato molto. Perché secondo lei?
«Si è avuto paura di perdere consensi. Si è temuto che questa riforma potesse non essere capita dai cittadini e interpretata come un regalo ai detenuti»

Molti la vedono così, anche gli agenti della Penitenziaria sono furiosi. Belloni, come si spiega una riforma di questa portata ad un cittadino che subisce un crimine, che perde un familiare a causa di reato per mano di un’altra persona?
«Ci sono due punti che un cittadino dovrebbe tenere sempre presenti. Anzitutto, la Costituzione di cui tutti si riempiono la bocca, ma che evidentemente in pochi conoscono, prevede anzitutto la presunzione di innocenza che vale per tutti i cittadini, e voglio sottolineare tutti. E la presunzione di innocenza significa che si è innocente sino a condanna definitiva. Ma lo ignorano tutti. Così come ignorano che in Italia abbiamo un’alta percentuale di indennizzi per ingiuste detenzioni. E se ci sono indennizzi significa che la Giustizia sbaglia; significa che ci sono persone ingiustamente detenute; significa che si è gettato la croce addosso a persone per la quale il principio della presunzione di innocenza vale solo sulla carta»

Il secondo punto?
«L’altro principio di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare è la finalità rieducativa del carcere. E questo non è un principio che pratichiamo noi avvocati, o questa o quella parte politica. Questo è un principio sancito dalla Costituzione, quella di cui tutti parlano ma che alla fine quasi nessuno conosce davvero. Il concetto di buttare la chiave è illiberale, anticostituzionale. I cittadini perbene se ne accorgono solo quando incappano in questo ‘sistema’».

Rieducazione del detenuto e reinserimento nella società. La collettività che non mastica il Diritto pensa che sia un automatismo, che tutti i detenuti avranno dei benefici. Non a caso il ministro Orlando ha messo le mani avanti, rassicurando che la riforma non è «un salva-ladri»
«Non è vero che saranno tutti fuori dal carcere: non c’è nessun automatismo nell’applicazione della misura, ma ci sarà valutazione del magistrato di Sorveglianza: caso per caso, si deciderà se i detenuti meritano un particolare tipo di trattamento. Questa riforma, che a mio avviso mai si farà e lo dico con estremo dispiacere, non ha l’obiettivo di fare favori a nessuno, men che meno di danneggiare la collettività. Tutt’altro: questa riforma vuole solo garantire il rispetto di principi costituzionali che sino ad oggi sono stati calpestati tanto è vero che sulla materia dei detenuti l’Italia è stata più volte condannata dalla Corte europea».

Presidente Belloni, perché allora la collettività è così restia a recepire questi concetti?
«Perché non conoscono il Diritto e la Costituzione»

Quindi il problema è di conoscenza e formazione. Come si fa a trasmettere questi temi alla collettività?
«Parlando di Giustizia»

Nei Tribunali si parla molto di Giustizia, avvocati e magistrati organizzano nei palazzi di Giustizia numerosi convegni. Ma è evidente che non basta. Non è che sbagliate i luoghi di confronto? I Tribunali sono posti escludenti, molti pensano che siano la casa dei delinquenti, e degli operatori della legge. Tanto è vero che poi ai convegni ci vanno solo gli addetti ai lavori.
«E’ vero, infatti io sostengo che dobbiamo uscire dai Tribunali. E far capire ai cittadini che questo clima è sbagliato. Dobbiamo rivolgerci soprattutto ai ragazzi»

In che modo?
«Creando con le scuole dei percorsi di confronto, delle lezioni in cui si affrontano questi temi e si parla di diritto. Noi come Camera penale di Napoli in passato l’abbiamo fatto e continueremo a farlo».

lunedì, 19 Marzo 2018 - 12:55
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