Pd Napoli, la faida e le mediazioni
L’aut aut di Nicola Oddati a Sarracino:
«A noi la carica di presidente o segretario»

Nicola Oddati
Nicola Oddati
di Manuela Galletta

Un primo contatto telefonico c’è già stato. L’orlandiano Marco Sarracino, investito dal segretario provinciale del Pd Massimo Costa di provare a ricucire i turbolenti rapporti con l’area di Nicola Oddati, ha onorato a tempo di record il singolare ‘mandato esplorativo’ che gli è stato conferito. La telefonata s’è consumata nelle scorse ore. E Nicola Oddati, che guida l’ala degli ex Ds, ha calato sul tavolo le sue condizioni: «E’ ragionevole e doveroso riconoscere alla parte del partito che non ha votato al Congresso perché non si riconosceva nelle modalità con cui il Congresso è stato svolto pari dignità negli organi statutari. E’ ragionevole e doveroso perché questa parte che io rappresento compone la metà della base del partito».

Oddati, in pratica rivendicate la carica di presidente o segretario che oggi sono già occupate. Si torna sempre al punto d’origine che ha provocato la frattura. Sembra diventata una questione personale…
«Assolutamente no. Voglio chiarire che noi non ne facciamo una questione personale. Né vogliamo che qualche persona venga mortificata a discapito di un’altra. Sin dall’inizio ne abbiamo fatto una questione di metodo e continuiamo a ritenere che escludere dal Congresso una parte consistente del partito è stato un fatto gravissimo. E su questo non cambiamo idea».

Che succede se la vostra proposta non dovesse essere accolta?
(Sorride) «Vuol dire che le assemblee e le direzioni continueranno a farsele da soli. Guardi, il partito è ad un punto critico e c’è bisogno, per rimetterlo in piedi, di fare scelte nette. Da parte nostra un’apertura c’è stata, abbiamo fatto un importante passo indietro».

Ossia?
«Abbiamo duramente contestato le elezioni per il Congresso rivolgendoci al Tribunale. E, alla fine, ho ritirato l’ultimo ricorso che avevo presentato. Ecco, mi sarei aspettato, di fronte ad un gesto così forte, che qualcuno ci chiamasse e si aprisse una finestra di dialogo. La nostra scelta di ritirare il ricorso è dipesa dalla gravissima difficoltà in cui versa il Pd anche dopo i drammatici risultati in provincia in occasione del voto del 4 marzo. E’ evidente che bisogna mettere da parte le rivalità per ricostruire tutti insieme».

Sembra che la volontà di ricucire il partito accumuni tutte le parti in causa. Alla fine è arrivato anche l’ambasciato della pace.
«Beh, meglio tardi che mai. Anche se abbiamo atteso questo momento da un mese e mezzo. E francamente mi sarei aspettato che a fare questo gesto fosse Massimo Costa. Ma comunque l’importante è che si avvii un confronto serio».

Da quanto tempo lei e Costa non parlate di questi temi?
«Veramente non ne abbiamo mai parlato. Non ce n’è stata la possibilità e non perché noi non volessimo».

Adesso ne parlerete con Sarracino, avete già posto sul tavolo le condizioni. Se dovessero accoglierle, punta a fare il presidente o il segretario?
«In verità io escludo, laddove ci sia un accordo, che terrò per me l’una o l’altra carica. Io ho concorso per la segreteria e il mio percorso l’ho fatto. Vede, qui non siamo di fronti ad ambizioni personali o a rivalità personali. Qui il problema è che un’area del partito, consistente, non è oggi rappresentata. E noi chiediamo una rappresentanza negli organismi che contano. Ed è ovvio che le cariche importanti sono quella del presidente o di segretario, nonché incarichi nella direzione»

Lei crede che Ederoclite o Costa possano fare un passo indietro?
«Questo non dipende da me. Devono essere loro a scegliere se davvero si vuole risanare e ricucire il partito».

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giovedì, 26 Aprile 2018 - 15:49
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