Camorra, omicidi Izzi a Miano
Il gip ‘salva’ gli uomini dei Lo Russo:
niente ergastolo, sono reo-confessi

Pasquale Izzi, ucciso a Miano nel marzo 2016 sotto casa del boss (pentito) Carlo Lo Russo

L’appello del pubblico ministero antimafia Enrica Parascandolo è caduto nel vuoto. E’ caduta nel vuoto la censura alla concessione delle attenuanti generiche, e quindi allo sconto di pena, puntualmente elargita in sede di Appello ai malavitosi che si limitano ad ammettere gli addebiti. Venerdì tre uomini del clan Lo Russo che hanno recitato il ‘mea culpa’ rispetto all’omicidio di Pasquale Izzi sono riusciti a scansare l’ergastolo. E la sorpresa è stata duplice perché non c’è stato bisogno, questa volta, di arrivare al processo di secondo grado. La pena (assai) più contenuta rispetto alle richieste della procura è stata stabilita in primo grado. E’ stata stabilita nel processo definitosi col rito abbreviato con una sentenza che porta la firma del giudice per le indagini preliminari Isabella Iaselli del Tribunale di Napoli. Ciro Perfetto (difeso dall’avvocato Annalisa Senese), Antonio Buono (difeso dall’avvocato Enrico Di Finizio) e Tommaso D’Andrea sono stati condannati a 18 anni di carcere ciascuno per l’omicidio di Pasquale Izzi, ucciso il 29 marzo del 2016 sotto casa del boss (pentito) Carlo Lo Russo perché il padrino sospettava che Izzi si stava organizzando per ammazzarlo. Il gip Iaselli ha ritenuto di dover accordare ai tre imputati le attenuanti generiche alla luce della loro ‘confessione’. Non solo: il gip ha anche escluso l’aggravante dei motivi futili e abietti. Diciotto anni sono stati comminati anche a Salvatore Freda (difeso dagli avvocati Domenico Dello Iacono e Davide Orefice), il solo a non aver confessato. Anzi, il solo che ha provato a respingere l’accusa a lui contestata: Freda, che è considerato l’armiere del clan Lo Russo, ha fornito ai killer la pistola usata per il delitto. Secondo l’accusa, Freda era a conoscenza dei piani di chi gli chiese di fornire le armi. Lui, invece, ha spiegato in aula di ignorare l’utilizzo che ne sarebbe stato fatto, aggiungendo che mai e poi mai per il ruolo ricoperto, quello di armiere, avrebbe potuto chiedere spiegazioni a personaggi più alti in grado di lui. Il gip da un lato non ha creduto alle sue spiegazioni, tanto è vero che lo ha condannato; dall’altro lato però ha ritenuto l’imputato meritevole delle attenuanti generiche. Una decisione singolare che verrà esplicitata nelle motivazioni alla base della sentenza. Si dovrà però attendere qualche settimana per capire le ragioni che hanno spinto il gip Iaselli a prendere le distanze dalle conclusioni del pm, che aveva invocato la pena dell’ergastolo per tutti gli imputati.
Si chiude così un’altra pagina processuale scaturita dall’omicidio di Pasquale Izzi. Un delitto che è già culminato nelle condanne degli attori principali dell’agguato: a metà aprile i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli hanno condannato a 16 anni Carlo Lo Russo; 20 anni a Luigi Cutarelli (reo-confesso; in primo grado ergastolo); 13 anni e 6 mesi per il pentito Mariano Torre; assoluzione per Anna Serino (20 anni in primo grado); atti rinviati al primo grado per un nuovo processo per Domenico Cerasuolo.

Manuela Galletta

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sabato, 9 giugno 2018 - 08:00
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