Gole del Raganello, Giorgio salvo perché si è aggrappato alla roccia: «Ho visto gli altri trascinati via, salvo per miracolo»

Il maltempo fa strage in Calabria. Escursionisti sono stati sorpresi dalla piena del torrente Raganello a Civita di Castrovillari, in provincia di Cosenza. (Foto Kontrolab)
di Serena Finozzi

Si è aggrappato alle rocce con una forza che probabilmente nemmeno pensava di avere. Così Giorgio, 30 anni, alla prima escursione nelle Gole del Raganello, è riuscito a sopravvivere alla violenza della piena del torrente che ha ucciso 10 persone nel Parco nazionale del Pollino. «Davanti a quel muro d’acqua che in un attimo mi ha quasi sovrastato, ho avuto una sola reazione: aggrapparmi alle rocce con tutta la disperazione possibile. E’ stata la mia salvezza», ha detto ripensando a quei momenti atroci. I graffi e le contusioni sparsi su tutto il corpo sono il segno di una morte scampata. Ferite che si rimargineranno fino a scomparire anche se nulla potrà mai cancellare il ricordo di un’esperienza tragica. «Quell’onda che è montata in pochi istanti fino a raggiungere il metro e mezzo di altezza non la potrò dimenticare mai più. In quel momento – ricorda l’uomo –  ed è stata forse la mia fortuna, non ho pensato ad altro che aggrapparmi con tutte le mie forze agli scogli. Sarà stato quello che si chiama istinto di sopravvivenza. Sono stati attimi terribili che sono sembrati interminabili. Mi ritengo un privilegiato. Questa storia io la posso raccontare, per alcune delle persone che erano con me e che sono state travolte dalla furia delle acque non è la stessa cosa». Tra i sopravvissuti c’è anche Angela, una turista arrivata a Civita lunedì mattina. Solo un’ora prima della tragedia la donna si trovava nella zona devastata dalla piena. «Quando mi hanno riferito delle tante vittime – ha detto – mi si è gelato il sangue nelle vene. Potevo esserci anch’io, con la mia famiglia, tra quei dieci che hanno perso la vita in questo modo tanto ingiusto e, per molti versi, anche incomprensibile. Una vera tragedia». Distrutto dal dolore è il papà di Miriam Mezzolla, ballerina di Torricella, in provincia di Taranto, tra le vittime dell’esondazione del Raganello insieme all’amica Claudia, pure appassionata di danza. Antonio, nell’obitorio di Rossano, ha parlato di «tragedia non prevedibile». La madre della giovane, invece, fa fatica a dare un senso a quanto accaduto. «Penso a Miriam al buio travolta dall’acqua e non capisco perché mi è capitata una cosa del genere». Ad avvisare i coniugi del coinvolgimento di Miriam nella tragedia sono stati i carabinieri di Torricella. «Chi ha assistito a quanto accaduto ci ha detto che il sentiero era asciutto e non era piovuto. Improvvisamente – racconta Antonio –  una vera e propria bomba d’acqua ha investito tutti, compresa mia figlia e la sua amica Claudia, di 30 anni. Sono stati tutti colpiti dall’acqua ma soprattutto da pietre e fango. Erano andate a Civita solo per un giorno e avrebbero dovuto fare ritorno a casa in serata. E’ una tragedia, non mi sento di dire altro». Drammatica la testimonianza di un turista olandese riuscito a scampare alla furia del fiume in piena. «E’ arrivata una valanga d’acqua all’improvviso – ha raccontato l’uomo – Non abbiamo avuto il tempo di fare niente. Sono stato davvero fortunato. Una cosa incredibile, l’inferno. Sono davvero senza parole e piango le persone che non sono riuscite a salvarsi». «Abbiamo visto la gente inghiottita dal fiume», racconta invece un turista austriaco che da anni trascorre le sue vacanze a Civita e che, al momento della tragedia, si trovava proprio nei pressi delle Gole.
«Ho visto un uomo aggrappato ad un sasso – ha detto – ho subito allertato i soccorsi e prestato aiuto. Dall’altra parte del fiume c’erano altri due uomini, uno con un bambino in braccio, che chiedevano aiuto. Un’altra persona con un ginocchio sanguinante aspettava di essere tratta in salvo. E’ stato terribile assistere a questa immane tragedia senza poter fare nulla». Disperazione, rabbia, dolore, angoscia, paura: sono tante le emozioni che uniscono ora la Calabria e l’intero Paese costretto a stringersi ancora una volta intorno ai familiari delle vittime di una tragedia che, probabilmente, poteva essere evitata.

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mercoledì, 22 agosto 2018 - 11:25
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