Regione Campania, speso solo il 20% dei fondi governativi anti Covid: «Bisognava aspettare la fine della pandemia»

Coronavirus
di Gianmaria Roberti

Su 163 milioni di fondi per ristrutturare i pronto soccorso e incrementare le terapie intensive Covid, stanziati nel 2020 dal Decreto Rilancio del governo, la Regione Campania ha speso circa il 20%. E tra i motivi dei ritardi, c’è anche il dover attendere la fine della pandemia. Un paradosso, in apparenza, emerso dalla risposta scritta a un’interrogazione in consiglio regionale. L’interpellanza è firmata dalla consigliera Maria Muscarà del gruppo misto.

Tra i quesiti rivolti alla giunta regionale: la cifra richiesta dalla Regione al commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento all’emergenza Covid, rispetto ai 163 milioni stanziati dal governo; lo stato dei lavori di ristrutturazione nei 26 pronto soccorso, previsti da una delibera di Palazzo Santa Lucia del luglio 2020; lo stato di acquisizione delle attrezzature elettromedicali destinate alle strutture sanitarie; la percentuale di posti letto di terapia intensiva e semintensiva attivati finora, in attuazione della relativa delibera; la cifra finora spesa dalla Regione per gli interventi.

Dalla risposta scritta, si apprende il quadro attuale. Tanto per iniziare, ai 163,8 milioni del governo, la Campania ne aggiunge altri 14,7 di risorse regionali. Ma passando ai lavori, si scoprono alcune cose. Ad esempio, resta da avviare ben il 53,85% degli interventi previsti. Sul punto il direttore generale per la Tutela della Salute, Antonio Postiglione, riporta le «motivazioni addotte al ritardo». Ragioni «riconducibili alle seguenti casistiche», tra cui troviamo «motivi tecnici», ma anche il fatto che «l’intervento è oggetto di rimodulazione come da Dgrc (delibera di giunta, ndr) 168/22, attualmente in attesa di nulla osta ministeriale». E poi c’è quella singolare giustificazione: «Necessità di cessazione della pandemia per poter intervenire negli spazi oggetto dell’intervento». Messa così, sembrerebbe: fintanto che c’è stata l’emergenza, non si potevano fare i lavori. Anche se le opere servivano a fronteggiare l’emergenza stessa. Idem, par di capire, per l’acquisto di attrezzature: da avviare ancora il 53,85%.

La Regione precisa che «alcuni interventi prevedono acquisizioni di attrezzature elettromedicali sia per posti di Ti sia per quelli di Tsi quindi, in tale analisi, si conteggiano 2 volte». Va un po’ meglio per l’attivazione di posti letto di intensiva e semintensiva: allo stato, i primi sono al 76,75% di quelli previsti, i secondi al 57,14%. A spiccare, però, è la cifra sinora spesa dalla Regione: soltanto 38,9 milioni.

«Finora la Regione – dice Muscarà – ha speso poco più del 20% dei fondi concessi dal governo per gli interventi previsti dal decreto Rilancio n. 34 del 19 maggio 2020, nella prima ondata pandemica, solo 38 milioni di euro a fronte di 163 milioni erogati tramite decreto-legge. Questi fondi servivano ad interventi organizzativi e strutturali, incrementando i posti letto di terapia intensiva e subintensiva, ristrutturare i pronto soccorso durante la pandemia da Covid-19. Quante vite sarebbero state salvate?». Secondo la consigliera, la «risposta del Dipartimento della Salute Regionale all’interrogazione che ho presentato in collaborazione con il NurSind» rivela «una notizia assurda, ossia che si necessita della ‘cessazione della pandemia, per poter intervenire negli spazi oggetto’, pur essendo quei fondi destinati proprio ad essa: non sono stati attivati 116 posti letto di terapia intensiva, mancano 174 posti letto di terapia subintensiva, apparecchi elettromedicali per la terapia intensiva e per i pronto soccorso».

La consigliera Maria Muscarà

Muscarà rileva come «ci lamentiamo spesso che mancano i fondi, ma quando ci sono non li spendiamo. Si comincia finalmente a capire che chi governa è distaccato totalmente dalla realtà, i grandi miracoli della sanità sbandierati dal governatore De Luca non ci sono, e rimangono sulla carta di quegli uffici burocratici». Sulla vicenda aleggia un interrogativo: «Faranno lo stesso con il Pnrr? Su questo tema è stato continuamente sollecitato dalla sottoscritta il presidente Alaia, al fine di convocare la sua Commissione Sanità, ma come al solito rifiutano qualsiasi tipo di contatto, approvando poi solo le leggi della giunta ed obbedendo per 5 anni di mandato». Ai posteri l’ardua sentenza.

venerdì, 20 Gennaio 2023 - 19:13
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