Disoccupati e nuovi poveri convertiti all’Islam, la Digos acquisisce documenti di reddito e schede di censimento in periferia

di Giancarlo Maria Palombi

Si sono presentati negli uffici della Municipalità, poi hanno chiesto di parlare con il responsabile della sezione della polizia municipale. Dalla borsa in pelle hanno estratto un foglio con sopra impresso il sigillo di Stato, il logo della Repubblica. Così gli agenti della Digos della questura di Napoli hanno effettuato l’accesso alle decine di cartelle di censimento della VI Municipalità, la macro area amministrativa che comprende i quartieri di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio nella periferia orientale di Napoli. “Acquisizione di materiale propedeutico ad accertamenti in corso”, spiegano sibillini i funzionario dell’ufficio Antiterrorismo. Sì, perché a chiedere conto del numero di abitanti e del loro reddito sul territorio a est di Napoli sono gli investigatori impegnati nel monitoraggio delle conversioni islamiche nell’area partenopea. Tutto nasce da una circolare diramata la scorsa estate dal Viminale in cui si chiedeva alle sezioni Digos di tutta Italia di “identificare qualora possibile i cittadini italiani in stato di indigenza che frequentano moschee o luoghi di culto islamico”. Il motivo? L’incubo della radicalizzazione e della eventuale formazione di foreign fighters. Fino a una settimana fa quella delle conversioni degli indigenti è stata solo una nota a margine dei rapporti degli 007, un’annotazione che però ha preoccupato chi teme le previsioni di una campagna di islamizzazione pagata coi miliardi delle dinastie di Saud. Interi nuclei familiari del capoluogo campano e, soprattutto, dell’hinterland vesuviano sopravvivono oggi grazie ai soldi e ai generi di conforto offerti dalle comunità islamiche e dai fedeli che frequentano le moschee. Non si tratta di cifre di denaro consistenti, questo è ovvio. “Il minimo indispensabile”, dicono. Un minimo che per tanti è il massimo che si possa desiderare. Benvenuti nel welfare del Corano, in un circuito di solidarietà-assistenza che fa gola a tanti e che rappresenta il motore delle conversioni. “E’ una tassa, una sorta di imposta che si basa sul principio di solidarietà: ognuno cede alla comunità quanto è nelle sue possibilità e nei suoi redditi”. Pasquale Gallifuoco è docente universitario di Islamistica. E’ lui a fare chiarezza sul fenomeno delle conversioni all’ombra del Vesuvio. “I primi ad abbracciare la fede musulmana sono stati gli intellettuali. Ricordo il caso di un docente napoletano di filosofia che orfano del comunismo, era da poco caduto il Muro di Berlino, decise di diventare musulmano”. E il rapporto tra politica e religione sembra essere una cifra distintiva dell’Islam a Napoli. “Il motivo per cui disoccupati, esodati, persone appartenenti al sottoproletariato si avvicinano all’Islam risiede in parte nella componente socialista della religione. Qui non c’è il clero, non ci sono intermediari. C’è solo Allah”.

giovedì, 16 novembre 2017 - 19:56
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