Omicidio di Genny Cesarano, il padre: «Questa sentenza sia da esempio, basta con le ‘stese’ assassine»

Il padre di Genny Cesarano
di Manuela Galletta

Quando suona il campanello che segna l’imminente lettura della sentenza, il papà di Genny Cesarano guadagna velocemente l’uscita. «Non ce la faccio», dice rivolgendosi al suo avvocato. La porta dell’aula 413 si chiude alle sue spalle. Pochi minuti dopo il penalista Marco Campora – che al processo ha dato voce alle istanze della famiglia Cesarano come parte civile – lo raggiunge e gli comunica il verdetto: 4 ergastoli ai componenti del commando che aprirono il fuoco e 16 anni al boss pentito Carlo Lo Russo, mandante del rais. Al papà di Genny scappa una lacrima. «Questa sentenza purtroppo non mi ridarà mio figlio, ecco perché non c’è niente da essere soddisfatti. L’unica speranza è che questa sentenza severa faccia da esempio, affinché quello che è successo a mio figlio non accada ad altri», commenta il papà di Genny. Una speranza legittima. Che purtroppo fa a pugni con la realtà. Fa a pugni con le cronache dei giorni nostri, con la narrazione di continue ‘stese’ in diverse zone della città. Genny, 17 anni, rimase vittima di una di queste azioni dimostrative violente: fu colpito a morte da un proiettile vagante. Fu colpito per errore. Un’assurdità. Eppure a Napoli i clan di camorra ti uccidono anche così.  Ti uccidono anche se non c’entri niente coi loro affari e con le loro guerre. Ti uccidono perché pur di ‘offendere’ il nemico non si curano di incrociare sulla propria strada una persona perbene.

mercoledì, 6 dicembre 2017 - 23:58
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