Il consigliere condannato resta in Assise Se la politica non vede e non sente Scandalo delle liste e il silenzio del Pd

di Manuela Galletta

La politica che non vede e non sente. Che si gira dall’altra parte quando in casa sua qualcuno inciampa, in maniera più o meno evidente. Peggio ancora, che non sente. E non provvede. Non provvede a rimuovere dagli incarichi, importanti o meno che siano, chi ha sbagliato. Accade con Rory Oliviero, l’uomo della valigetta della video-inchiesta di Fanpage, che si tiene ancora stretta la carica di consigliere comunale nonostante sia stato colto a chiedere tangenti non una bensì due volte: la prima, nel 2016, da Striscia La Notizia, che lo inchiodò a chiedere 10mila euro per un posto di lavoro a tempo indeterminato all’Ospedale del Mare; la seconda, pochi giorni fa, quando Fanpage l’ha immortalato a sollecitare un imprenditore a pagare 25mila euro per assicurarsi una gara – che avrebbe dovuto bandire la Sma – sullo smaltimento dei rifiuti e che l’ha ripreso mentre ritirava una valigetta piena (così credeva lui) del denaro frutto dell’accordo corruttivo.
Accade con Rory Oliviero, ma accade anche a Napoli con Salvatore Madonna, catapultato nel Consiglio comunale di Napoli con le amministrative del 2016: ce l’ha portato il Partito democratico, dal quale poi Madonna ha dovuto prendere le distanze per via della storiaccia delle firme false in una lista di candidati a sostegno di Valente sindaco. Madonna s’è autosospeso, ma il fatto è che ancora oggi siede nel civico consesso di Palazzo San Giacomo. E questo nonostante l’alterazione delle firme fosse palese, nonostante ci siano state numerose testimonianze di candidati inseriti a loro insaputa, nonostante fosse chiaro che l’autenticatore di quelle firme fosse proprio Madonna. Lui è ancora lì. E, intanto, un giudice l’ha condannato. Per violazione della legge elettorale. Un reato che, sulla carta, può apparire minore, data anche la lieve entità della pena comminata, ma che nei fatti rappresenta una macchia assai evidente per la credibilità e l’onestà di un politico che è chiamato a rappresentare e a fare gli interessi dei cittadini. Ieri pomeriggio Salvatore Madonna è stato condannato a sei mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena. Ha patteggiato, a voler essere precisi. Detto in altri termini, ha rinunciato a difendersi e ha cercato un accordo – raggiunto – con il pubblico ministero che sosteneva l’accusa in giudizio. Negare l’evidenza, del resto, sarebbe stato inutile. Eppure l’evidenza non è sufficiente alla politica per prendere le distanze: nel febbraio 2017 Madonna s’è autosospeso dal Pd a causa dell’inchiesta, ma – e qui davvero la fantasia supera la realtà – è rimasto in seno al gruppo Pd in Consiglio comunale. È rimasto col gruppo di cui ha danneggiato l’immagine. È rimasto con gruppo che predica l’onestà e che, nei fatti, finge di non vedere e non sentire. Finge di non vedere che Madonna, e forse non solo lui, è stato ritenuto complice della falsificazione della lista ‘Napoli Vale’, la civica nata per sostenere Valeria Valente nella corsa (inutile) a sindaco di Napoli. Finge di non vedere che quella storia ha costretto la Valente (non indagata) a rinunciare alla carica di capogruppo del Pd in Consiglio. Finge di non vedere che al suo interno c’è un problema di credibilità. Madonna è al suo posto. E nessuno parla. A Ercolano, almeno, i politici si sono indignati: dopo la messa in onda del video-inchiesta di Fanpage le coscienze si sono smosse e, salvo qualche eccezione, dal Comune si è levata alta la richiesta di dimissioni di Rory Oliviero benché quella tangente chiesta per l’appalto alla Sma nulla avesse a che fare con il suo ruolo di consigliere comunale. Poco importa: dal Municipio di corsa Resina ne fanno una questione di immagine e di rispetto verso una città che ha lottando e sta lottando per riscattarsi. A Napoli invece la politica non vede e non sente.

venerdì, 23 febbraio 2018 - 11:40
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