Napoli, i ruoli della banda del buco: esperti in informatica e sistemi elettrici, una guardia giurata e un dipendente comunale

Una delle immagini delle banda del buco in azione
di Laura Nazzari

C’era chi provvedeva a scavare i cunicoli per raggiungere dal sottosuolo le banche o i negozi che si intendeva ripulire. Chi aveva il compito di coordinare le attività, chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di fare da ‘palo’ e segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine e, soprattutto, c’erano ‘esperti’ di alcuni ‘settori’ determinanti a dare alla ‘banda’ un’organizzazione meticolosa. Ossia: l’esperto nell’annientate i sistemi di protezione passiva degli istituti di credito; la guardia giurata che fungeva, in alcuni casi, come basista; l’esperto di informatico e telecomunicazione, che si occupava del funzionamento delle radiotrasmittenti da usare durante i colpi. E per finire c’era pure il profondo conoscitore del sistema fognario di Napoli, dove la ‘banda’ si infilava per poter raggiungere, senza essere visti, i punti di interesse: l’esperto è un dipendente del Comune di Napoli addetto al Servizio Ciclo Integrato delle Acque.
E’ questa la fotografia dei ruoli dell’organizzazione che di notte agiva per ripulire banche e negozi entrando dal sottosuolo e che stamattina è stata sgominata dai carabinieri. L’organigramma è stato ricostruito dai carabinieri in un’articolata indagine fatta di intercettazione, di pedinamento di alcuni degli indagati, e di incrocio di una serie di dati ‘tecnici’ (intercettazioni confrontate con i dati forniti di volta in volta dal segnale Gps proveniente da un telefono intercettato e dalle auto in uso alla banda).

Nove ordinanze in carcere eseguite, 3 ai domiciliari
Ricercato l’«esperto di informatica e telecomunicazione 
L’inchiesta è sfociata nell’esecuzione di nove di custodia cautelare in carcere eseguite, mentre tre sono quelle ai domiciliari: i provvedimenti sono stati spiccati dal giudice per le indagini preliminari Federica Bellis. Un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere non è stata ancora notifica: manca, infatti, all’appello «l’’esperto di informatica e telecomunicazione, che si occupava del funzionamento delle radiotrasmittenti da usare durante i colpi».

Tra le persone finite in prigione c’è Gennaro Cristoforo, 66enne di Montesanto (quartiere di Napoli), che è il dipendente del Comune di Napoli.
Carcere anche per i (presunti) «promotori e organizzati del sodalizio», nonché partecipi ad alcuni dei colpi contestati: Antonio Racca, 47enne di Villaricca; Vincenzo Alboreto, 55enne del quartiere Materdei; Giuseppe Capezzuto, 66enne dell’Arenella. In carcere sono finiti altre figure chiave della banda: Pasquale Iacomo (66enne di Cicciano), indicato come «l’esperto nell’eludere i sistemi di protezione passiva degli istituti di credito di volta in volta attenzioni»; Francesco Trinchillo (46enne di Quarto), «fabbro dell’associazione, preposto alla realizzazione di manufatti artigianali, funzionali ad eludere le protezioni passive degli esercizi commerciali e degli istituti di credito, utilizzati in occasione dei reati»; Mauro Russo, 41enne di Caivano ed «esperto di impianti elettrici ed esecutore materiale dei reati fine»; Giuseppe Caso (40enne di Cercola), utilizzato come ‘palo’; Vincenzo Cioffi (49enne dei Quartieri Spagnoli), una delle tre persone addetta al ruolo di ‘scavatore’.
Ai domiciliari, invece, sono stati sottoposti la guardia giurata Michele Carandante (34enne di Quarto e già ai domiciliari), «armiere e basista» dell’organizzazione; Massimo D’Onofrio (42enne del Parco Verde di Caivano), addetto al ruolo di ‘scavatore’; e la 45enne di Villaricca Carla Marfella, moglie di Antonio Racca, e accusata di aver svolto il ruolo di «consigliere del marito nonché ‘magazzineria’ dei materiali di scavo».

I sei colpi contestati, nessuno andato a buon fine
Tra i colpi contestati, tutti tentati (in totale sono 6), c’è un raid ai danni della gioielleria Bulgari in via Filangieri, del 19 luglio del 2016 nel corso del quale venne immobilizzato anche uno dei dipendenti che si trovava nei locali al momento del colpo (ma i banditi rimasero a bocca asciutta per l’arrivo della vigilanza); il raid ai danni della filiale del Monte dei Maschi di Siena di viale Augusto nel febbraio del 2017 che non andò a buon fine per via della resistenza opposta dal direttore della filiale; il raid tentato ad una gioielleria di Quarto, che portò all’arresto in flagranza di uno dei componenti della banda (2017).
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martedì, 23 ottobre 2018 - 14:45
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