Tsunami in Indonesia, 429 morti: ora è emergenza sanitaria, manca anche l’acqua

Giustizia

Il bilancio dello tsunami che sabato sera, 22 dicembre, ha colpito l’Indonesia è da apocalisse: 429 morti, 154 dispersi e 1485 feriti. Il bilancio è dell’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri. Lo tsunami ha colpito improvvisamente nel tratto che separa le isole di Sumatra e Java: l’onda anomala è stata scatenata dall’eruzione dell’Anak Karakatau. Undicimila persone sono rimaste senza casa.

Ma la nuova emergenza che si è venuta a creare a pochi giorni di distanza dallo tsunami è quella della mancanza di acqua e di medicinali. “Molti bambini sono malati, hanno la febbre, mal di testa e non hanno abbastanza acqua”, denuncia Rizal Alimin, un medico volontario in una scuola trasformata in rifugio di fortuna. Abu Salim, volontario dell’associazione Tagana, ha spiegato che gli operatori umanitari riescono a malapena a stabilizzare la situazione. “Oggi ci concentriamo sull’assistenza ai rifugiati che si trovano nei centri, installiamo cucine e distribuiamo attrezzature logistiche”, ha aggiunto. Le persone “non hanno ancora accesso all’acqua potabile, molti rifugiati sono andati in zone alte e non siamo stati in grado di raggiungerli”, ha spiegato.

Le autorità indonesiane hanno chiesto alle persone vicine all’isola vulcanica Anak Krakatoa di evitare le coste, mentre continua il monitoraggio delle eruzioni e delle condizioni meteo e marine per il rischio tsunami. L’Agenzia di meteorologia, geofisica e climatologia ha chiesto alle persone di stare ad almeno 500 metri dalle coste intorno allo stretto della Sonda. Il maltempo e le continue eruzioni “potrebbero potenzialmente causare frane sulle scogliere del cratere in mare e temiamo che questo possa scatenare un nuovo tsunami”, ha detto ieri sera il capo dell’agenzia Dwikorita Karnawati.

mercoledì, 26 dicembre 2018 - 10:46
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