Avvocati, la scommessa del ‘Sindacato forense’ per il rinnovo del Coa a Napoli Intervista all’avvocato Gianni Scarpato

Tribunale di Napoli

La votazione per eleggere il nuovo Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli si aprirà il 28 gennaio. L’altro giorno la Commissione elettorale presieduta da Luigi Rispoli ha ufficialmente dato il via alla competizione pubblicando i nomi di tutti i candidati eleggibili. Centosei gli avvocati in campo, di cui 13 sono indipendenti e gli altri fanno parte di otto diverse liste. «Sindacato forense di Napoli – Anf» guidata da Antonio Valentino (consigliere uscente) schiera in campo Federica Mariottino, Alessandro Numis, Arianna Mocerino, Gianni Scarpato, Franco Capasso, Manuela Esposito, Vincenzo Emilio, Alessandra Pappaterra, Salvatore Varriale. Specializzato in diritto penale dell’impresa e in consulenza aziendale, l’avvocato Scarpato ha assistito anche il colosso industriale Leonardo (già Finmeccanica) e diversi Cardinali del Vaticano.

Avvocato Gianni Scarpato, perché ha scelto di candidarsi?
«Vorrei dare un mio contributo per migliorare il lavoro fin qui fatto nell’interessa della categoria, che vive il momento storico più delicato e difficile della sua storia»

Quali sono i punti centrali del vostro programma,
le questioni dalle quali partirete in caso di vittoria?
«Siamo per l’equità previdenziale, per l’abolizione degli obblighi di credito formativo, per la trasparenza di incarichi giudiziari affidati, per la trasparenza informativa per i bandi pubblici. Un altro aspetto che ci sta a cuore è quello dei giovani tirocinanti. Teniamo molto a una formazione specialistica. Inoltre riteniamo che siano necessarie iniziative concrete per rendere il Tribunale più vivibile: anzitutto vogliamo favorire l’abbattimento delle barriere, vogliamo impegnarci per l’apertura di uno spazio di babysitting per i figli degli avvocati, e infine per l’istituzione di un infopoint che consenta all’utenza di poter raggiungere facilmente le aule di giustizia per assistere ai processi nei quali sono impegnati come parti».

Avvocato Scarpato, queste elezioni sono state caratterizzate dal terremoto provocato dalla sentenza della Cassazione a sezioni unite che ha blindato quanto già stabilito dalla Legge Falanga in materia di eleggibilità per chi ricopre incarichi nell’Ordine. In molti Ordini forense ci sono avvocati che hanno contestato la sezione, candidandosi ugualmente. Che messaggio arriva all’esterno?
«Chi svolge la professione di avvocato sa bene che una sentenza della Cassazione a sezioni unite crea un orientamento che va rispettato. E per rispetto alla sentenza sarebbe stato doveroso fare un passo indietro»

Chi non l’ha fatto ritiene di essere nel giusto: a Napoli cinque candidati sono rimasti in corsa proprio perché ritengono il loro caso ‘particolare’ e non rientrante nelle fattispecie di ineleggibilità stabilite dalla Cassazione a sezioni unite? Cosa avrebbe fatto Lei?
«Non mi sarei ricandidato. Come sempre avviene in qualsiasi ambiente dove si è chiamati a rappresentare una categoria, è opportuno fare in passo indietro quando anche solo l’1% della categoria ritiene che la candidatura non sia un buon biglietto da visita perché essa mette comunque in discussione la sentenza della Cassazione. Fare un passo indietro è la scelta più saggia. Ma è quella più semplice. E’ fare un passo avanti, ricandidarsi e sfidare le polemiche, che è il passo più difficile. Io mi chiedo: perché è così complicato fare un passo indietro?».

La parola adesso passa agli avvocati. Cosa si sente di dire a chi dovrà esprimere le proprie preferenze?
«Vorrei rivolgermi soprattutto a quelli che non hanno intenzione di votare. Vede, la platea degli iscritti è di 12mila persone ma alle ultime votazioni si sono presentati alle urne in 7500. Significa che ci sono 5mila persone che si sono allontanate dall’Ordine. Il mio appello è rivolto a questi avvocati, probabilmente stanchi dalle dinamiche polemiche come quelle che hanno scandito quest’ultimo mese di campagna elettorale. Per 20 giorni si è parlato non di come risolvere i problemi dell’avvocatura, ma solo di ineleggibilità».

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mercoledì, 23 gennaio 2019 - 11:39
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