Istituto tumori di Bari: inchieste, arresti e avvelenamenti. Tutti i capitoli di una storia choc


L’ultima è il licenziamento disciplinare senza preavviso del primario Vito Lorusso, accusato di peculato e concussione nei confronti di 17 pazienti. Cosa sta succedendo all’’istituto “Giovanni Paolo II” di Bari, punto di riferimento nella lotta ai tumori? Di tutto, da alcuni mesi a questa parte. Lorusso era stato arrestato lo scorso 12 luglio mentre, perché secondo gli investigatori avrebbe intascato soldi da un paziente con la promessa di fargli saltare la lista di attesa per un esame. Avrebbe fatto lo stesso anche con diversi altri assistiti, chiedendo somme di denaro per visite, ricoveri o per accorciare i tempi delle terapie.

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Ma questo è solo uno dei capitoli di una storia a tinte fosche. Sull’istituto pende un’indagine per traffico di materiale. L’accusa coinvolge infermieri e operatori socio-sanitari che avrebbero usato farmaci e dispositivi dell’istituto per alcune visite private in nero. In sei sono sottoposti a misure cautelari. I fatti contestati sarebbero avvenuti nel reparto di oncologia medica, retto da Vito Lo Russo. E c’è anche il caso di un infermiere, definito «infame» da un collega, avvelenato dopo aver bevuto un thè in reparto. Da allora non può più lavorare per una grave disabilità.

Ma la storia non comincerebbe oggi. Nel 2020 un’infermiera fu accusata di aver rubato 250 euro dal portafogli di una paziente ricoverata. Di fronte alla gravità degli addebiti, ha messo a verbale alcuni fatti, che sarebbero avvenuti nel suo reparto. La circostanza però non è piaciuta a tutti. Pochi giorni dopo, nella cassetta delle lettere, la donna avrebbe trovato alcune foto della sua compagna al lavoro e con i suoi due nipotini. E forse non abbiamo ancora visto tutto.

mercoledì, 11 Ottobre 2023 - 22:51
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