Giornalisti minacciati, linea dura dei pm Adesso c’è il reato di violenza privata:
a Napoli il modello Melillo fa scuola

Il procuratore di Napoli Giovanni Melillo
di Dario Striano

L’obiettivo della procura della Repubblica di Napoli è ben chiaro: tutelare maggiormente i giornalisti da minacce e da tentativi di intimidazione. Tutelare il diritto della libertà di stampa da qualsiasi tipo di condizionamento. Ecco perché da oggi in poi chi intimidisce i cronisti dovrà guardarsi da un’accusa più grave di quella di minacce, solitamente sino ad oggi contestata: la ‘nuova’ linea dei pm partenopei è quella di procedere per violenza privata e la strategia del pugno duro contro chi prova a comprimere la libertà di stampa è stata inaugurata con il ‘caso Carlo Alvino’, il giornalista di TvLuna aggredito verbalmente durante una diretta all’esterno dello stadio San Paolo. Il sostituto procuratore Rosa Volpe ha avviato d’ufficio l’inchiesta, contestando ad Alberto Mattera, Rocco Capasso e Pasquale Di Gloria, proprio il reato di violenza privata. Ché, il ragionamento dei pm partenopei è semplice: le minacce sono finalizzate a spingere un giornalista a fare o non fare qualcosa, sono finalizzate a modulare il suo operato. Su questo scenario di pressioni, il capo della procura di Napoli ha mostrato particolare attenzione, aprendo una linea di confronto e dialogo con i sindacati di categoria dei giornalisti proprio allo scopo di avere un quadro chiaro della dimensione del fenomeno delle minacce. Un fenomeno particolarmente sentito, come già avuto modo di accertare la procura, nelle zone di Avellino e Benevento.

Il provvedimento del gip
Torniamo ad Alvino. Ieri mattina i tre supporters sono stati raggiunti da un provvedimento di divieto di dimora nel quartiere di Fuorigrotta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Enrico Campoli, su richiesta del pubblico ministero partenopeo. Dunque, i tifosi non potranno neppure più seguire le partite degli azzurri in casa, non potendosi avvicinare allo stadio San Paolo. Le disposizioni emesse dal gip sono state contestate dall’avvocato dei 3 indagati che nella giornata di ieri ha già annunciato di voler presentare ricorso al Riesame.

Il fatto
La procura partenopea ha dunque voluto procedere d’ufficio all’apertura delle indagini e non ha voluto aspettare che Carlo Alvino presentasse denuncia sulla vicenda, ancora poco chiara. E’ il 6 maggio 2018 ed i tifosi sono delusi per il passo falso del Napoli con la Fiorentina che ha difatti consegnato l’ennesimo scudetto ai rivali juventini. E’ il giorno di Napoli Torino e all’esterno dello stadio il giornalista tifoso Carlo Alvino, inviato dell’emittente Tv Luna ed ex telecronista ‘fazioso’ per Sky sta intervistando alcuni tifosi del Napoli all’ingresso dello stadio San Paolo, come è sua consuetudine fare, ma nel clou della trasmissione Viene interrotto da 3 persone che gli intimano chiaramente di spegnere le telecamere e di andarsene. «Adesso spegni le telecamere e vattene». Qualcuno riprende la scena e pubblica il video sui social che diventa virale. Le immagini immortalano Alvino che viene tirato via da un tifoso azzurro mentre qualcuno recita una minaccia: «Stavolta non te le diamo, ma spegni le telecamere e vai via».

Il movente
Le immagini sono chiare, la dinamica pure: Alvino sembra è oggetto delle minacce dei supporter anche se non si capisce il perchè. Qualcuno ipotizza che alla base della intimidazione vi sia un’intervista ‘troppo morbida’ al patron del Napoli, Aurelio De Laurentis, da sempre avversato dagli ultras delle due curve. Qualcun altro che invece alla base delle minacce vi sia la vicinanza di Alvino alle posizioni del club in quella fase di contrasto tra il presidente e il mister Sarri – beniamino del popolo di fede azzurra – al tempo in procinto di partire. Qualcun altro ancora che, gli screzi siano dovuti alla diretta di pochi minuti prima in onda su Tele Luna che ha mostrato uno striscione di protesta contro gli arbitri – accusati di aver favorito la Juventus per la vittoria del titolo finale. Uno striscione che invece andava mostrato soltanto dopo l’ingresso del pullman dei calciatori allo stadio. Fatto sta che dopo qualche ora dalla pubblicazione del video, mentre scoppia la rivolta sui social dei tifosi indignati, su Youtube appare un altro filmato, sempre con Carlo Alvino protagonista. In compagnia del giornalista tifoso, Alberto Mattera, Rocco Capasso e Pasquale Di Gloria provano a fare chiarezza sulla questione: «Si sta montando un caso per niente – dice Mattera -, io e Carlo ci conosciamo da quando eravamo piccoli», ma nel finale del video si sente un altro intervento: «Questo è venuto meglio».

L’inchiesta
Particolare poco chiaro che ha spinto la procura ad avviare comunque un’inchiesta, sebbene Carlo Alvino abbia deciso di non sporgere denuncia verso i suoi (presunti) aggressori.

giovedì, 19 luglio 2018 - 12:10
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