Pd, conferenza a Pietrarsa
tra proteste dei ricercatori e pessimisti. E Renzi scatta selfie

di Manuela Galletta

Fuori la protesta di alcuni ricercatori del Cnr contro il precariato ormai insostenibile. Dentro, in un hangar con la platea posizionata tra due ali di vagoni di treni storici, la sfilata del gotha del Pd. Diversi chilometri più in là i focolai di crisi che rischiano di far implodere i dem ancor prima delle Politiche ormai alle porte: se a Roma, il presidente del Senato Pietro Grasso ha scaricato il partito con una motivazione stroncante (“ho ritenuto di lasciare il Pd perché non mi riconosco più né nel merito né nel metodo”), in Sicilia non si dorme la notte per via della possibilità non solo di perdere la presidenza della Regione (si vota il 5 novembre) ma di scivolare addirittura quarti nella corsa al palermitano Palazzo d’Orléans, il che confermerebbe l’esistenza di un profondo scollamento tra il Pd e i cittadini. A Napoli le cose non vanno meglio. Qui, dove Renzi s’è speso (senza successo) in prima persona in occasione delle ultime amministrative poi vinte da Luigi de Magistris (al suo secondo mandato), il partito imbarca acqua da tutte le parti. Tra poche settimane si vota per il ruolo di segretario provinciale del Pd e, alla faccia dell’accorato invito all’unità più volte sbandierato dallo stato maggiore del gruppo e da Renzi in persona, i dem si presentano al voto spaccati in mille pezzi e con ben tre candidati (Massimo Costa, sostenuto dai colonnelli del partito, su tutti Raffaele Topo e Mario Casillo; Tommaso Ederoclite, espressione dei giovani; e Nicola Oddati, lanciato dagli ex Ds e benedetto dal Governatore Vincenzo De Luca).

La fotografia del malandato stato di salute del Pd viene scattata nel Museo di Pietrarsa a Portici, location suggestiva per storia e posizione geografica (è a ridosso del mare), scelta per ospitare la conferenza programmatica del Pd lunga tre giorni (dal 27 al 29 ottobre). Dal palco – in occasione della prima giornata di lavori – si accenna al “Rosatellum bis”, la nuova legge elettorale che, a dispetto della valanga di ‘sì’ incassati al Senato per la sua approvazione (214 contro 61 no, e due astenuti), a nessuno piace. Neppure al Pd, che dopo averla promossa, caldeggiata, dopo aver trovato la quadra con gli esponenti di altre forze politiche, adesso ne parla col naso turato. “Non è la migliore ipotizzabile, ma è la migliore possibile – dice Vincenzo De Luca, governatore della Regione Campania -. Sapevamo che se non avessimo trovato una semplificazione radicale, avremmo corso il rischio di non sapere chi avrebbe governato l’Italia”. Come a dire: si è fatta di necessità virtù. E ora? Ora, per dirla sempre con le parole di De Luca, è doveroso non “sprecare questa importante occasione”, è doveroso “capire dove si sono incrinati i rapporti tra il Partito democratico e la cittadinanza italiana in questi tre anni” per cercare di salvare il salvabile, e non perdere terreno alle prossime politiche. “Prepariamoci ad affrontare mesi duri – avverte De Luca -Prepariamoci ad una battaglia che non sarà facile, in modo particolare dopo le elezioni siciliane”, avverte De Luca. In platea qualcuno annuisce. Il Pd è con l’acqua alla gola e il caso “Pietro Grasso” esploso proprio alla vigilia della conferenza programmatica di Pietrarsa ha aumentato le preoccupazioni. “É una sconfitta perché quando una personalità con la biografia, la storia, l’impegno civile e poi politico-istituzionale di Grasso comunica questa decisione, è evidente che interroga tutto noi”, commenta senza giri di parole Gianni Cuperlo. Che ammonisce chi vuol minimizzare: “Credo che sarebbe una reazione sciagurata scrollarsi le spalle e far finta di nulla. Bisogna interrogarsi sul perché accade e probabilmente aggiustare qualcosa”.

La risposta del perché il Pd abbia perso appeal, pare che i suoi stessi componenti ce l’abbiano già. Anche se, nelle occasioni ufficiali, non la dicono a pieni polmoni. Preferiscono sussurrarla. Come il ministro della Giustizia Andrea Orlando, con nel cassetto il sogno infranto di diventare segretario dei dem: “La nostra squadra dovrebbe cominciare a dire tutti i giorni le stesse cose e non ogni giorno cose diverse…”. Coerenza, dunque. Per cominciare non sarebbe male. Poi i programmi. Per non dimenticare gli uomini, politici realmente impegnati sui territori e per i territori. Non solo portatori di tessere e voti. “Lo dico alla segreteria nazionale: si tengano presenti più i curricula dei candidati che i tutor di ciascuno dei candidati: con candidati credibili vinciamo…”, incalza ancora De Luca. E Orlando rincara la dose, arrivando a strigliare il suo ‘segretario’: “Credo che la decisione del segretario di intraprendere un viaggio nel paese prescindendo dalle articolazioni territoriali del Pd non aiuti…”. Renzi incassa ma non cambia passo. In platea sorride e si lascia fotografare. In qualche caso è egli stesso a impugnare il cellulare su richiesta degli ammiratori e a scattare selfie. L’incontro con il premier Paolo Gentiloni, che sul caso “Visco & Bankitalia” gli ha voltato le spalle.

sabato, 28 ottobre 2017 - 01:13
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