Daisy, l’odio razziale che non c’era: il nostro ‘mea culpa’. Ma ora basta guerriglia mediatica sui migranti, troppa confusione

di Manuela Galletta

C’è una mea culpa che ci sentiamo in dovere di recitare e una riflessione che riteniamo doverosa fare. Il caso di Daisy, l’atleta azzurra colpita all’occhio da un uovo tirato da un gruppo di ragazzi a bordo di un furgone, ha messo a nudo tutta la fallacia dell’informazione che (anche) per rincorrere il ‘dio velocità’ – erroneamente considerato il requisito base per un’informazione (online) in grado di appagare la sete di notizie di lettori sempre più abituati a consumare tutto e subito – ha rinunciato alla post-produzione, all’attesa, alla verifica scrupolosa della notizia prima di scriverne. Ma il caso di Daisy ha messo a nudo anche la strumentalizzazione – evidente da tempo – che alcuni politici e anche alcuni giornalisti operano proprio sul tema dei migranti, oggetto di forte scontro tra il Governo e le opposizioni con in testa il Pd.
In questa girandola schizofrenica di corsa alla notizia e di clima avvelenato che sta attraversando l’Italia da Aosta a Ragusa, ci siamo caduti anche noi. E ce ne scusiamo. Quando Daisy è stata aggredita, non abbiamo esitato a ritenere fondati i timori dell’atleta di essere stata colpita perché scambiata per una prostituta nigeriana, quindi perché considerata una parte debole e per di più di colore. Quei timori li abbiamo fatti nostri, e vi abbiamo rappresentato la notizia come aggressione a sfondo razziale. Abbiamo tratto in errore chi ci ha letto e abbiamo così alimentato la casistica di episodi di intolleranza e odio verso l’altro, verso lo straniero che purtroppo sono cronaca reale. Ammettere la défaillance non è un’ammissione di debolezza, né un manifesto di incapacità: solo chi non fa non sbaglia, e a volte sbagliano anche i giornalisti, sbagliamo anche noi. Ma se l’errore è genuino, commesso in perfetta buona fede, allora è doveroso – in ossequio al patto implicito di lealtà e rispetto verso il lettore che dovrebbe animare ogni giornalista – riconoscere lo sbaglio. Fare autocritica. Nel caso di Daisy, le indagini dei carabinieri hanno appurato che il razzismo non c’entra. C’entra invece la stupidità di un gruppo di ragazzi che si è divertito a passare il tempo a colpire con un uovo qualsiasi persona fosse a tiro. Un gioco peraltro pericoloso. Daisy è stata colpita all’occhio sinistro e poco ci è mancato che rischiasse di perdere la vista. Quei ragazzi che per idiozia o noia si sono divertiti al lancio al bersaglio avranno modo di riflettere sulle conseguenze impreviste che può avere una goliardia. E una riflessione è doverosa che venga fatta anche da chi ha il compito di raccontare il Paese, ossia la ‘stampa’. E’ dall’insediamento del Governo Lega-Cinque Stelle che assistiamo – e non temiamo smentite – ad un bombardamento di notizie su questo o quel crimine commesso dal migrante di turno, o su questa o quell’aggressione subita invece dalla persona di colore. E’ dall’insediamento del Governo che la stampa ha cambiato la scaletta dell’agenda setting. In un precedente servizio di approfondimento vi abbiamo spiegato come in passato i giornali scartassero gli episodi di cronaca sulle persone di colore, sui migranti perché – era la ragione diffusa nelle redazioni, condivisibile o meno – «le persone ‘straniere’ non comprano il giornale, delle persone di colore a nessuno interessa». Sembra un’era fa. Il migrante è il nuovo centro del mondo dell’informazione, complice anche la linea politica di Salvini, che sui migranti sta focalizzando la sua perenne campagna elettorale oltre che azione di Governo. Il ministro dell’Interno – e anche su questo è impossibile smentirci – ha trasformato le sue pagine social, di Facebook e di Twitter in un mattinale: un lungo elenco di operazioni, arresti e crimini commessi dai migranti. E dal momento che l’informazione oggi tende sempre più spesso a rincorrere i social, ecco che la linea di programma di Salvini diventa la linea dei giornali. Coi dovuti distinguo. Da un lato c’è la stampa che sposa le tesi del ministro e dunque rilancia solo ed esclusivamente casi di cronaca dove il migrante è il cattivo di turno; dall’altro invece c’è la stampa che si fa portavoce del buonismo a tutti i costi, dei principi inviolabili di umanità e rispetto dell’altro, e finisce così con l’enfatizzare esclusivamente reati a sfondo razziale. Poi c’è la stampa che rincorre le notizie e basta, al solo scopo di onorare il ‘dio velocità’. Ne viene fuori una guerriglia giornalistica che confonde, disorienta, e non fa altro che alimentare la faziosità e la miopia di questo o quello schieramento di lettori. E gli anti-Salvini, diciamo la verità, ci stanno mettendo anche del loro cavalcando a testa bassa tutto ciò che è ‘pro migrante’, tutto ciò che è o a volte sembra odio razziale. Arrivando, in qualche caso, a gonfiare anche le storie: sul caso di Daisy è imbarazzante il tweet di Matteo Renzi nel quale c’era scritto che l’atleta era stata «selvaggiamente picchiata». E’ il gioco a chi alza più la voce, a chi esaspera di più i toni. A destra come a sinistra. E nessuno (o quasi) è innocente. Nel mezzo ci sono i lettori, sempre più divisi in due schieramenti opposti. Che postano come se non ci fosse un domani la ‘notizia’ che meglio sposa il loro pensiero politico, o semplicemente il loro stato d’animo verso lo straniero. Che si scontrano su Facebook, con commenti anche violenti. Ma sono tutti monologhi. Nessuno in fondo ha voglia di vedere e sentire. Di capire. L’unico ago della bilancia, in questa storia, restano (forse) i giornalisti. Che oggi più che mai dovrebbero alzare il freno a meno e riflettere su quali siano le migliori strategie di comunicazione da perseguire al tempo dei social. Il caso di Daisy, almeno per noi, deve rappresentare uno spartiacque. Basta guerriglia di notizie. Basta frettolosità. Fermo restando, e di questo ne siamo profondamente convinti, che in Italia la sofferenza verso il migrante non è una fantasia di chi vuole affossare il Governo. E i commenti di normali cittadini che ogni giorno campeggiano sui social a corredo delle notizie di cronaca ne sono la prova più evidente e preoccupante.

sabato, 4 agosto 2018 - 10:52
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