Napoli, ex detenuto nei panni di un agente della penitenziaria: la sigla Spp organizza un sit-in di protesta in 2 carceri

Cella Carcere

Dalla protesta verbale a quella fisica. Gli agenti della polizia penitenziaria proprio non riescono ad accettare che un ex detenuto vesta i panni, per finzione cinematografica, di un agente carcerario (Leggi il servizio cliccando sul link). E così dopo aver ottenuto il benservito dal ministro Alfonso Bonafede che, in una nota, ha spento le polemiche che il Sappe che aveva sollevato, oggi un’altra sigla sindacale si scomoda addirittura in un sit-in protesta. L’iniziativa è del Spp, che ha organizzato «una mobilitazione del sindacato senza precedenti con un tour e sit-in davanti ai principali istituti di pena del Paese».

Si comincia dalle carceri di Abruzzo e Molise. «Mentre un narcotrafficante fa l’attore a Napoli con la divisa della polizia penitenziaria, non sarebbe mai successo che per interpretare il maresciallo Rocca dei carabinieri venisse scelto nemmeno un ladruncolo qualsiasi. Abbiamo toccato il fondo a testimonianza che il nostro corpo, per effetto di scelte politiche e provvedimenti del DAP e del ministro della Giustizia, è considerato di serie Z», spiega Aldo Di Giacomo, segretario generale del Spp. Un’affermazione forte nella quale però non si tiene conto del fatto che l’attore tanto contestato non è più un narcotrafficante. Pietro Ioia, il napoletano che sta agitando i sonni della Penitenziaria, ha scontato 14 anni di carcere per gli errori commessi. Errori dai quali l’uomo ha tratto una lezione di vita, tanto è vero che dal giorno della sua scarcerazione ha condotto una vita onesta.

Ma Sappe e Spp non vogliono sentire ragioni. Né accettano che il ministero della Giustizia abbia respinto le loro proteste. Così Di Giacomo spara a zero anche sul Guardasigilli. «Ci fa semplicemente sorridere il tentativo di recuperare credibilità messo in atto dal ministro Bonafede – attacca Di Giacomo -. Rispetto a questa situazione che vede gli agenti di polizia penitenziaria fare le comparse e i detenuti gli attori, noi diciamo basta e chiamiamo i colleghi alla mobilitazione per rifiutare il ruolo di vittima di detenuti-carnefici. Il “belare” del ministro Bonafede provoca un sussulto di dignità che dobbiamo anche per la memoria di tanti colleghi che si sono tolti la vita non reggendo lo stress di condizioni di lavoro e di vita di gran lunga peggiori dei carcerati. Siamo convinti che a furia di dire bugie e di fare promesse, solo perche’ il carcere non rientra nel cosiddetto “contratto di programma” tra Lega e Movimento 5 Stelle, questi atteggiamenti si ritorceranno come un boomerang contro chi li pratica nel disprezzo dell’impegno, del sacrificio di migliaia di lavoratori in divisa».

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mercoledì, 9 gennaio 2019 - 19:29
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