Camorra, processo sull’omicidio Porro: chiesti 30 anni per un uomo degli Aprea,
la vittima aveva ‘offeso’ la cosca

Tribunale

La condanna a 30 anni di carcere per omicidio disposta nei confronti di Antonio Acanfora nel maggio del 2016 dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli (terza sezione) e poi annullata dalla Corte di Cassazione deve sopravvivere: è la conclusione cui è giunto il sostituto procuratore generale Carmine Esposito all’esito della requisitoria, tenutasi lunedì, nel corso del secondo processo in Corte d’Assise d’Appello.

Acanfora, imparentato con gli Aprea di Barra, è imputato per l’omicidio di Ciro Porro, ammazzato nei pressi della propria abitazione il 19 agosto del 1996: i Manco pentiti hanno raccontato che gli Aprea ammazzarono Porro perché questi aveva offeso la memoria del defunto Michele Alberto; in occasione di Alberto, Porro avrebbe detto ad alcune persone di essere contento della sua morte perché era un delinquente.

Secondo l’impostazione accusatoria Acanfora prese parte al summit nel corso del quale fu deliberata la morte di Porro. Acanfora, dal canto suo, dichiarò dinanzi ai giudici di avere assistito alla riunione ma di essere stato una sorta di spettatore passivo dal momento che non aveva alcun potere di evitare la morte di Porro. Si torna in aula tra pochi giorni per la discussione della difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Abet.

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mercoledì, 8 maggio 2019 - 12:31
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