Morabito evaso, Cafiero de Raho contro l’Uruguay: «I ritardi per l’estradizione gli hanno consentito la fuga»

Federico Cafiero de Raho
Il capo della Direzione nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho
di Roberta Miele

«Un fatto gravissimo». Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Rato è furioso. L’evasione del boss della ‘ndrangheta Rocco Morabito dal carcere di Montevideo in Uruguay ha mandato in fumo le lunghissime indagini che nel 2017 hanno consentito di catturare il malavitoso rimasto latitante per 23 anni. Quanto è accaduto rischia di fare «credere che qualunque forma di illegalità può essere attenuata avendo tanti soldi. Questo è il peggior messaggio che possa essere diffuso soprattutto in Paesi in cui si tenta di rinnovare anche il modello costituzionale, giurisdizionale e politico», osserva Cafiero de Raho. Che lancia anche una stoccata nei confronti delle autorità dell’Uruguay, molto lenta nel pronunciarsi sulla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia: «Morabito ci doveva essere consegnato già da marzo. L’autorità giudiziaria aveva deciso l’estradizione ma i ritardi gli hanno evidentemente consentito la fuga». Adesso, l’unico modo per restituire credibilità a quelle stesse istituzioni è catturarlo, conclude il procuratore.

Le indagini finalizzate alle ricerche di Morabito si giocano adesso su più fronti. Se le forze dell’ordine italiane provano a ripartire dalla Calabria, quelle uruguaiane stanno cercando di capire se Morabito possa avere già lasciato il Paese e se abbia raggiunto il vicino Brasile. Già due anni fa, al momento dell’arresto, Morabito fu trovato in possesso di numerosi documenti falsi con la sua fotografia, tutti brasiliani. Anche al momento del fermo, l’uomo di 53 anni si celava dietro la falsa identità di un 49enne imprenditore brasiliano, Francisco Cappelletto.

Sullo sfondo le preoccupanti notizie stampa che rimbalzano dall’America Latina sui retroscena della fuga di Morabito. Fonti della polizia locale al canale “Vtv Noticias” hanno dichiarato di aver avuto accesso ad un documento del 6 giugno 2018. Il pericolo di fuga del boss era già stato paventato un anno fa. Morabito infatti avrebbe tentato di corrompere i secondini con offerte fino a 80mila dollari e aveva anche elaborato un piano per l’evasione attraverso la terrazza e l’accesso ad un appartamento di un edificio contiguo, dove lo avrebbero atteso i suoi complici. Secondo il quotidiano spagnolo “El Pais” il personale di guardia all’interno del carcere da cui è fuggito Morabito, a cui sono destinati dite noti “amministrativi o in attesa di estradizione” sarebbe scarso o nullo. In tutto il carcere ci sarebbero stati di guardia quattro secondini ed un membro della polizia, incaricato specialmente proprio di custodire Morabito. Un ulteriore dettaglio trapelato da fonti vicine agli inquirenti riferisce che le autorità si sono rese conto della fuga solo sette ore dopo che questa è avvenuta. La padrona dell’appartamento attraverso il quale sono passati i fuggitivi avrebbe infatti presentato la denuncia già nella tarda serata di domenica, ma le autorità – stando alle informazioni raccolte dalla stampa – non avrebbero sul momento collegato queste carte con una possibile evasione dal carcere confinante.

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martedì, 25 Giugno 2019 - 15:13
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