Coronavirus, Italia in ansia: +300 contagi. La Lombardia ha più ‘attualmente positivi’, incremento di casi in Campania (+16)


Solo una Regione, la Valle d’Aosta, non ha registrato nelle ultime 24 ore vittime e contagi. Per il resto l’Italia assiste ad un aumento dei casi di Coronavirus dopo l’iniziale tregua coincisa col passaggio dalla fase 2 alla fase 3 dell’emergenza. Numeri che non riportano di certo ai giorni della paura ma che attestano comunque una impennata. I dati del Ministero della Salute ieri parlavano di 306 contagi in più, emersi però da un numero di tamponi più alto della media degli ultimi giorni: 60mila. Dieci i morti per Coronavirus, sempre al di sotto della media del mese in corso, ma con un aumento dei focolai in tutto il Paese.

Guardando il dato a livello regionale, si può verificare come i nuovi positivi odierni sono 82 in Lombardia, ovvero solo il 26,7% del totale, ma secondo la Fondazione Gimbe la regione più colpita dal Covid ha ancora il 57% dei malati, i cosiddetti ‘attualmente positivi’ (6 infetti su 10). L’andamento del contagio rimane costante in Italia, secondo lo studio indipendente: nella settimana dal 15 al 21 luglio ci sono stati 1.408 nuovi casi, un trend “stabile rispetto alla settimana precedente”, ma con meno tamponi effettuati. In 8 regioni i casi sono in riduzione, in 11 in aumento e in 2 sono stabili. Spiccano l’incremento in Veneto (+172) e il calo in Lombardia (-184), moderati aumenti in Liguria (+44), Toscana (+30) e Campania (+28), diminuzione nel Lazio (-46) e in Piemonte (-35).

In Campania, tornando ai bollettini ufficiali, nella giornata di mercoledì si sono registrati 16 nuovi casi su 2112 tamponi.

Il Coronavirus si sta ripresentando in Italia e lo fa anche attraverso cluster isolati e rientri dall’estero. Tra i nuovi focolai registrati nelle ultime ore ci sono quelli in una residenza per anziani di Bologna (15 persone positive) e quello di Rovereto, in Trentino, con 24 positivi. Per quanto riguarda i rientri, sono risultati contagiati dal Covid 19 due badanti rumene tornate a Roma 8che hanno viaggiato in autobus), 7 venezuelani in Molise e 5 tornati dalla Serbia.

L’impennata di casi fa temere ai cittadini che il Governo, che non ha ancora formalizzato la proroga dello stato di emergenza al 31 ottobre, possa intervenire mettendo di nuovo il Paese in quarantena. Ipotesi che pare scongiurata, secondo il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri secondo il quale l’idea di chiudere è possibile ma sono con «lockdown chirurgici» dunque circoscritti esclusivamente alle aree interessate da focolai.

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venerdì, 24 luglio 2020 - 07:57
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