Strage in discoteca a Corinaldo, chiusa l’inchiesta sulla sicurezza: in 19 a rischio processo, c’è anche il sindaco

La tragedia di Ancona
La strage in discoteca a Corinaldo

A pochi giorni di distanza dalle condanne, stabilite in primo grado, per la banda dello spray che innescò la strage nella discoteca ‘Lanterna azzurra’ di Corinaldo, la procura della Repubblica di Ancona chiude il filone relativo alla sicurezza della struttura. Ebbene, per i pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, titolari dell’indagine, il locale era «totalmente inidoneo sia dal punto di vista strutturale, che da quello giuridico all’uso cui era destinata» (cioè al pubblico spettacolo) e ciò ha contribuito al drammatico bilancio di vite registrato la sera dell’8 dicembre del 2018. Diciotto persone, tra le quali il sindaco di Corinaldo Matteo Principi, e la società Magic srl rischiano adesso il processo per le accuse, contestate a vario titolo, di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso ideologico, lesioni e apertura abusiva di luogo di pubblico spettacolo.

L’omicidio colposo si riferisce alla morte di cinque adolescenti e di una madre 39enne che persero la vita nella calca generata da spruzzi di spray al peperoncino (capsaicina) per commettere furti di catenine. Il sindaco è accusato nella sua qualità di presidente della Commissione di vigilanza che diede l’autorizzazione per svolgere attività di pubblico spettacolo. In particolare l’avviso, che anticipa l’intenzione della procura di chiedere il rinvio a giudizio, riguarda i proprietari dell’immobile (Alberto Micci, Maria Paialunga, Letizia Micci e Marco Micci), i gestori (la società Magic srl, l’allora amministratore Francesco Bartozzi, i soci Carloantonio Capone e Quinto Cecchini, Marco Cecchini, co-gestore dell’evento, gli addetti alla sicurezza (Gianni Ermellini, Alessandro Righetti e Francesco Tarsi, tecnico per i parametri microclimatici); infine i componenti della Commissione: Principi, Rodolfo Milani (rappresentante Vigili fuoco), Francesco Gallo (per l’Area Vasta 2), Massimiliano Bruni (esperto elettronica), Stefano Martelli (per la Polizia Locale), Massimo Manna (Susap) e Maurizio Magnani (ingegnere).

L’inchiesta riguarda le condizioni del locale, ancora con destinazione a deposito agricolo, l’autorizzazione al pubblico spettacolo che ne consenti’ la riapertura nell’ottobre 2017, le carenze di sicurezza, la gestione dell’evento nel locale dove si assiepavano molti più ospiti del consentito, soprattutto nei momenti che precedettero il cedimento di una balaustra arrugginita sulla rampa esterna all’uscita 3 dove si erano accalcati in molti dopo il fuggi fuggi dal locale dove l’aria era diventata irrespirabile. Le conclusioni dell’indagine si basano anche sugli accertamenti tecnici disposti dalla Procura che hanno evidenziato un gran numero di irregolarità tra le quali vie di fuga ‘trappola’ per carenza d’altezza, di capacita’ di deflusso, di un corrimano centrale, di pendenza elevata, balaustre corrose e inidonee a sopperire a «spinte da affollamento».

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sabato, 1 agosto 2020 - 17:27
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