Bufera in procura a Nola, il capo Triassi a rischio trasferimento: accuse incrociate da carabinieri, pm e personale amministrativo

Il magistrato Laura Triassi
Il magistrato Laura Triassi
di Manuela Galletta

Critiche severe all’operato dei magistrati anche in presenza di esponenti della polizia giudiziaria. Disistima del lavoro dei carabinieri del circondario del Nolano. E, poi, ancora rapporti non proprio idilliaci con la procura di Napoli, alla quale – in un’occasione – non sono stati inoltrati gli atti, pure richiesti, riguardanti fatti di criminalità organizzata sul territorio di Brusciano per la quale la Dda rivendicava la competenza a procedere.

E’ uno scenario pieno di tensione quello che rischia di privare la procura della Repubblica di Nola della sua attuale guida. Il capo dell’ufficio giudiziario Laura Triassi, insediatasi nel luglio del 2020 dopo avere vinto il ricorso presentato contro la nomina (avvenuta nel 2017) del magistrato Anna Maria Lucchetta, rischia il trasferimento e pure ricadute sull’immagine professionale per via di atteggiamenti professionali che le hanno inimicato i sostituti procuratori e finanche l’Arma dei carabinieri.

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La Prima Commissione del Csm, con 4 voti favorevoli (Basile, Chinaglia, Pepe e Cerabona) e due astenuti (Braggion e Di Matteo), ha proposto al plenum il trasferimento del procuratore «per incompatibilità con l’ufficio di attuale assegnazione e con gli uffici che, nell’ambito del distretto, hanno competenze ordinamentali e procedimentali che presuppongono un coordinamento con la Procura di Nola». E domani, 28 luglio, il plenum del Csm sarà chiamato a decidere se accogliere o meno la delibera della Prima Commissione.

Al dare il via al procedimento disciplinare è una segnalazione trasmessa al Consiglio lo scorso 4 giugno dal procuratore generale di Napoli Luigi Riello (poi successivamente integrata) e contenente preoccupanti doglianze da parte dell’Arma dei carabinieri, dei sostituti procuratori e del personale amministrativo (hanno firmato in 23). I pm hanno sottoscritto in massa un esposto contro il capo: nello specifico sono stati 12 su 13 i magistrati che hanno denunciato Triassi per comportamenti che a loro dire hanno creato «un profondo disagio e penoso malessere» per l’intero ufficio, comportamenti – veniva sottolineato – che avrebbero determinato «verosimilmente, molteplici ed imminenti richieste di trasferimento ad altra sede».

In particolare è stato rappresentato che il procuratore avrebbe manifestato una scarsa capacità di interazione con il personale di polizia giudiziaria e con il personale amministrativo (funzionari, cancellieri e assistenti giudiziari), ingenerando, così, un clima di esasperato conflitto e di malessere; avrebbe mostrato un atteggiamento «di natura inquisitoria, connotato da aperta diffidenza e sospetto, da gratuita ed aprioristica disistima, se non addirittura disprezzo»; avrebbe manifestato la tendenza ad esprimersi «abitualmente in maniera scomposta, gratuitamente offensiva e denigratoria in merito a tematiche sensibili quali la gravidanza e la maternità, apertamente e pubblicamente additate come colpevole disfunzione per l’ufficio o i congedi per malattia, pregiudizialmente definiti come pretestuose occasioni per sottrarsi ai propri impegni lavorativi», e avrebbe impresso «una connotazione fortemente accentratrice al potere direttivo che le spetta nella qualità di Procuratore e di approcciarsi al Sostituto, nella gestione degli affari più rilevanti, come se questi rivestisse un ruolo meramente ancillare, una posizione marginale e secondaria, dotata di funzioni unicamente esecutive delle direttive (spesso solo informalmente) impartite alla dirigenza dell’ufficio».

I casi citati circa l’atteggiamento del procuratore sono numerosi. Una pm fu affrontata con disprezzo, per giunta alla presenza dei carabinieri, per via della richiesta di convalida del fermo relativo a un caso che mediaticamente stava facendo molto scalpore: il procuratore dapprima ne censurò il lavoro dicendo che la richiesta «fa schifo, qua nun se capisce niente» e, a seguito dell’osservazione del pm, la zittì dicendole in malo modo «nun te permettere mai chiu’ di rispondere davanti alla polizia giudiziaria». Sempre lo stesso pm fu ripresa in maniera piccata con un commento – si legge nell’esposto – del tutto inappropriato: il procuratore la sferzò chiedendole se avesse un debole per l’indagato. In un’altra occasione una pm fu affrontata in malo modo perché il procuratore si era convinta che il magistrato stesse coprendo una collega che era assente (giustificata, per altro, essendo in malattia): «Sei una bugiarda! Ti stai arrampicando sugli specchi! Non ti voglio sentire! Non tengo tempo da perdere». In altre circostanze, invece, avrebbe pesantemente criticato i magistrati donna in attesa di un bambino: «Je nun capisco cheste femmene ca se fanno mettere incinta e poi pretendono ‘o stesso trattamento de l’uommene, de’ mariti, pure si nun faticano tale e quale. Si nun vuo’ fatica’, statte a casa», è una delle frasi che le sono state attribuite nell’esposto presentato a Riello. In tutte le occasioni, viene evidenziato, il procuratore si esprimeva in dialetto e con considerazioni offensive.

Considerazioni offensive piovute pure durante l’assemblea generale fissata per discutere del programma organizzativo. Alcuni sostituti presentarono appunti contenenti valutazioni, interlocuzioni e proposte ma – viene raccontato nell’esposto – il procuratore liquidò così ogni osservazione: «Me crerev ca eravate ati persone», «Site tutte tale e quale … ve mettite a fa comunella contro ‘o procuratore …».

I rapporti con i militari dell’Arma non sono stati migliori. In un incontro datato 11 marzo e svoltosi presso la procura generale, il Comandante della Legione ed il Comando provinciale hanno parlato di «difficoltà di interlocuzione» e sottolineato come il procuratore Triassi e un aggiunto non perdessero occasione per criticare il lavoro dei militari dell’Arma del Nolano: nello specifico i carabinieri hanno ricordato che i due magistrati evidenziavano la «asserita inadeguata professionalità di alcuni (invero, quasi tutti gli) ufficiali dei Carabinieri operanti nel territorio nolano», arrivando finanche ad affermare di avere pronto un ‘dossier’ con «tutti gli errori commessi dagli Ufficiali e dal personale dell’Arma sul territorio per documentare le varie mancanze e poi rappresentarle a chi di dovere». Il procuratore, addirittura, mediante contatti telefonici con un alto funzionario dell’Arma avrebbe chiesto di «intervenire per fare trasferire tutti gli ufficiali ritenuti incapaci». Valutazioni pesantemente negative, insomme, che i vertici dell’Arma hanno spiegato di non condividere e di avere anzi stima per gli ufficiali attaccati dal procuratore. I vertici dell’Arma hanno poi rappresentato, in linea con quanto già contenuto nell’esposto dei pm, la resistenza del procura a inviare gli atti su fatti sensibili avvenuti a Bruscino alla Dda di Napoli. Nel mezzo c’è stata anche la richiesta di applicazione di misura cautelare nei confronti di alcuni appartenenti a una stazione dei carabinieri del territorio, richiesta respinta dal gip.

Alla luce di questo quadro la prima Commissione del Csm si è convinta che nella procura di Nola sono accadute «una serie di vicende ben precisate» che «restituiscono un quadro di un clima non tollerabile e difficilmente sanabile».

Una conclusione che il 6 luglio scorso il procuratore Triassi ha contestato in un’audizione apposita: «Le proteste dei colleghi mi hanno colto veramente impreparata, come un fulmine a ciel sereno – ha commentato il magistrato – Tutt’oggi infatti non ho avuto veramente, neppure poco prima che mi notificassero questa comunicazione, il sentore di una difficoltà di rapporti, visto che sono stata e sono a completa disposizione di colleghi veramente giorno e notte anche per il turno esterno. Anche con le forze dell’ordine, per la verità, tutto quello che ho letto veramente mi ha colto impreparata; non solo, ho sentito che delle circostanze riferite siano profondamente ingiuste nei miei confronti».
Quanto ai rapporti con l’Arma, il procuratore ha confermato di avere rilevato diverse criticità in più occasioni nella gestione delle indagini ma ha precisato di non avere mai chiesto l’azzeramento dei vertici dei reparti e delle compagnie («Sarebbe assurdo») e di non aver mai bloccato la trasmissione degli atti su fatti di Brusciano alla Dda di Napoli. (Segui gli aggiornamenti)

martedì, 27 Luglio 2021 - 13:59
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