Voto di scambio alle Regionali del 2015: assolti i Cesaro, accuse cadute per i 28 imputati. L’esultanza di Forza Italia

Il parlamentare Luigi Cesaro e il figlio Armando Cesaro, capogruppo regionale in Campania di Forza Italia

Assolti perché «il fatto non sussiste» Luigi e Armando Cesaro, finiti nell’inchiesta su presunto voto di scambio. Il giudice monocratico Agostino Nigro del Tribunale di Napoli Nord ha sentenziato l’assoluzione dei due politici di Sant’Antimo (Luigi Cesaro è senatore di Forza Italia, il figlio Armando è un ex consigliere regionale in Campania) dall’accusa di voto di scambio che fu contestata loro con riferimento alle elezioni regionali in Campania del 2015. Con loro, assolti con la stessa formula anche altri 27 imputati: l’ex sindaco di Marano di Napoli, Angelo Liccardo; l’ex consigliere regionale Flora Beneduce; i fratelli di Cesaro senior, Aniello e Raffaele; Pasquale Bove (direttore del Dipartimento di Casoria dell’Asl Napoli 2 Nord e candidato alle ultime Regionali con Italia Viva); Antonio Di Guida; Vincenzo Carandente; Salvatore De Stefano; Flora Principe; Salvatore Paragliola; Armando Sarracino; Tiziana Di Grezia; Angelo Liccardo; Gennaro Marchesano; Teresa Frecciaruolo; Vincenzo Cacciapuoti; Maria Garofalo; Gennaro Sarnataro; Raffaele Di Bonito; Sara Di Bonito; Eduardo Pellecchia; Ciro Gargiulo; Nicola Di Raffaele; Gaetano Schiano; Adele Giordano.

L’iniziale impostazione accusatoria teorizzava condizionamenti del voto per favorire alle Regionali del 2015 la vittoria di Armando Cesaro e Flora Beneduce.

Leggi anche / Le tappe clou dell’inchiesta

Il processo ha subito le conseguenze anche della cosiddetta sentenza Cavallo, che ha spinto lo stesso pm a chiedere l’assoluzione dei 28 imputati. Si tratta della sentenza che ha stabilito il divieto di utilizzazione delle intercettazioni ambientali e telefoniche in procedimenti diversi da quelli per le quali sono state disposte: le intercettazioni, infatti, furono captate nell’ambito dell’inchiesta su irregolarità nella zona Pip di Marano che oggi vede imputati i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, nonchdé Di Guida. All’inizio del procedimento giudiziario, l’avvocato Alfonso Furgiuele, difensore di Armando Cesaro, sollevò un’eccezione sull’utilizzabilità delle intercettazioni. Il giudice si riservò la decisione ma sopraggiunse la cosiddetta la sentenza Cavallo che, in sostanza, confermò gli argomenti posti a sostegno delle eccezioni sollevate dal legale e alle quali si associò il collegio difensivo (composto, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Briganti, Paolo Trofino, Sabato Graziano, Domenico De Rosa, Saverio Campana, MIchele Sanseverino, Roberto Saccomanno e Vincenzo Maiello).

A seguito della decisione, divenne inutilizzabile moltissimo materiale probatorio, come le intercettazioni che riguardavano direttamente Luigi Cesaro: un vulnus non superabile nell’impianto accusatorio della pubblica accusa.

Inevitabili le reazioni politiche alla sentenza. Armando Cesaro si lascia andare a un amaro sfogo su Facebook anche alla luce del fatto che per via di questo processo alle ultime Regionali è stato ‘scaricato’ da una parte del suo partito e si è visto costretto a non candidarsi: «Per senso di responsabilità e rispetto verso la mia gente, verso il mio partito – anzi, verso il capo del mio partito – mi sono fatto da parte. E ho aspettato, silenziosamente. Sono stati mesi lunghi e difficili. Da titolare ho scelto di mettermi a bordo campo. Da dirigente ho scelto di tornare militante. Per non dare modo a nessuno di strumentalizzare la mia posizione. E mi è costato tanto. Sono Armando. E oggi sono stato assolto perché il fatto non sussiste. Gli amici veri, quelli che mi conoscono davvero, hanno sempre creduto nella bontà delle mie azioni e mi sono rimasti accanto. E li ringrazio.Non festeggio, perché sono state tante, troppe le rinunce, le ingiurie, la tristezza».

 «Apprendiamo con soddisfazione delle numerose assoluzioni nell’inchiesta su presunti casi divoto di scambio per le regionali del 2015- dicono Stefano Caldoro, Annarita Patriarca e Massimo Grimaldi, consiglieri regionali di Forza Italia – La giustizia ha finalmente restituito al nostro partito e ai suoi dirigenti l’onore e la reputazione di cui mai abbiamo dubitato».

«Meno male che la giustizia c’è: non ripara il dolore e l’amarezza,  ma evidenzia con chiarezza la verità sulla  vicenda nella quale sono stati coinvolti il senatore Luigi Cesaro e suo figlio Armando» afferma il parlamentare Paolo Russo, vice presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

Per il coordinatore napoletano di Forza Italia Fulvio Martusciello «Quando la giustizia viene ritrovata c”è sempre soddisfazione. Quando quella giustizia fa chiarezza su una campagna elettorale la gioia è ancora maggiore. Sapere che le elezioni del 2015 furono regolari e che il risultato di Forza Italia non fu dopato e alterato, riscalda i cuori. Sapere che il più votato in quelle elezioni, lo fu per merito e non per altro, da gioia. Una gioia incompleta, dettata dal fatto che quella inchiesta ha paralizzato di fatto un pezzo di classe dirigente. Le assoluzioni di oggi, lasciano il grande rimpianto di un partito che ha dovuto continuamente giustificarsi per qualcosa che non sussisteva».

Parla di una «splendida notizia» la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini: Una notizia che spazza via le speculazioni innescate da una delle troppe inchieste aperte in base a elementi fragili e surrettizi, come attestano le richieste di assoluzione formulate dallo stesso pm. E’ l’ennesima dimostrazione di come fattispecie di reato troppo vaghe come il voto di scambio e il traffico di influenze aprano le porte a un eccesso di discrezionalità della magistratura».

sabato, 18 Settembre 2021 - 09:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA