Boom di contenzioso al Comune di Napoli, i costi spaventano: nel mirino licenziamenti annullati dell’Anm

Palazzo San Giacomo
Il Comune di Napoli
di Gianmaria Roberti

Boom dei costi di contenzioso al Comune di Napoli, con l’Anm nel mirino. In bilancio, la voce aumenta di 64 milioni di euro. Nell’occhio del ciclone, anche le cause di licenziamento. Sia pur non con sentenza irrevocabile, alcune si sono chiuse con provvedimenti annullati dai giudici. Il tema preoccupa molto il consiglio comunale, considerata la situazione finanziaria dell’ente. Al punto da approvare (ieri) all’unanimità – e con parere favorevole della giunta – un ordine del giorno bipartisan, sottoscritto da tutti i gruppi. A firmarlo Gennaro Acampora (Pd), Salvatore Guangi (Fi), Anna Maria Maisto (Azzurri).

COSA DICE L’ORDINE DEL GIORNO
Si intitola “Problematiche di bilancio inerenti l’eccessivo contenzioso”. L’ordine del giorno impegna il sindaco Manfredi e l’amministrazione a «definire, al più presto, il piano di riordino del sistema delie partecipate, come previsto dal Patto per Napoli, ed a vigilare ed intervenire, secondo le proprie competenze, sul buon andamento della amministrazione e gestione delle società partecipate». Questo «affinchè le stesse abbiano una più accorta gestione dei contenziosi e più rispondenti ai dettami di legge al fine di evitare gravi ripercussioni sul bilancio consolidato e, quindi sulle casse comunali e, quindi, sui cittadini tutti».

Si rammenta, quindi, che «il Comune di Napoli ha firmato, lo scorso 29 marzo, il Patto per Napoli con il quale l’amministrazione si è impegnata, tra le altre, a “razionalizzare il sistema delle partecipate”». Sono articolate le premesse, per chiedere una svolta a Palazzo San Giacomo. «Come da relazione dell’assessore al Bilancio, Pierpaolo Baretta – si legge nel testo -, “… il fondo contenzioso, che al 31-12-2021 è aumentato significativamente rispetto al 2020, non solo per la questione Fintecna (causa con l’azienda statale per l’indennizzo dei suoli di Bagnoli, ndr), ma anche perchè nel corso del 2021 sono stati avviati contro il Comune nuovi contenziosi di valore elevato. Al netto della sentenza Fintecna, il fondo è aumentato di 64 milioni, valore che ha contribuito significativamente al minor recupero realizzato rispetto all’obiettivo…”». Dal bilancio 2020 di Anm si evince il peso di contenzioso. «In particolare al punto 3.7.2 – afferma l’odg – contenzioso con i dipendenti “per quanto concerne i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2020 il numero rilevato è di 167 con il coinvolgimento di 220 lavoratori, con un incremento dell’8% rispetto al 2019».

I LICENZIAMENTI

Nell’azienda dei trasporti – partecipata al 100% dal Comune – «alcuni di questi contenziosi hanno visto il licenziamento di alcuni dipendenti, riconosciuto in sede giudiziaria come illegittimo, nullo ed in alcuni casi ingiustificato e discriminatorio». Nel merito, il consiglio comunale attacca la strategia legale dell’Anm. Si contestano scelte, cioè, frutto di presunti errori interpretativi. «Avverso a tali sentenze – spiega il documento approvato in aula – si continua a fare ricorso in appello od in Cassazione, L’unica motivazione di tali ricorsi (…) è rappresentata dalla “illegittimità costituzionale” di una norma contenuta nell’art. 53 del Regio Decreto 148 del 1931». La vecchia norma, di epoca fascista, coordina le disposizioni sui rapporti collettivi del lavoro con quelle sul trattamento giuridico-economico del personale di ferrovie, tranvie e linee di navigazione interna in regime di concessione. Sulla sua legittimità, ricorda l’ordine del giorno, «la Corte Costituzionale si è già espressa (…) con sentenza n. 208 del 12-7-84» Peraltro, «innumerevoli sono le sentenze delia Corte di Cassazione favorevoli al dettato dell’art. 53 del R.D. 148 poichè la norma considera la specificità del lavoro degli autoferrotranvieri che prestano la loro attività in qualsiasi condizione a prescindere dalle festività, a prescindere dalle condizioni sanitarie. Gli autoferrotranvieri, infatti, al pari degli operatori sanitari, hanno prestato la loro attività anche durante il lockdown del 2020».

A quanto risulta, nel contenzioso rientrerebbero i casi di alcuni dipendenti, destituiti dal servizio nel 2019, per uso anomalo della legge 104. La sospensione sarebbe scaturita da riscontri fotografici, forniti da investigatori privati, mentre usufruivano di permessi retribuiti per assistere i familiari, affetti da disabilità o bisognosi. Accusati dall’azienda, in pratica, di essere dei “furbetti”. In una circostanza, il giudice avrebbe accolto il ricorso del lavoratore. Per altri si sarebbe in attesa di sentenza. Nel prossimo futuro, inoltre, il contenzioso non sembra destinato a calare. Il sindacato Usb comunica di aver presentato reclamo gerarchico – suscettibile di divenire causa legale – per il mancato riconoscimento del premio di produzione 2017/2021. L’Anm ha proposto una conciliazione, con un taglio di circa il 30% del valore totale del premio. Sono aperte pure la questione del pagamento delle festività soppresse, qualora non fruite durante l’anno, e una procedura per comportamento antisindacale.

L’ESEMPIO DELL’EAV
Nel proporre l’ordine del giorno, i consiglieri citano il precedente dell’Eav, holding dei trasporti della Regione Campania. «La società di trasporto pubblico Eav – sostiene l’atto consiliare – è risultata soccombente in numerose controversie dello stesso tipo il che ha inciso sensibilmente sul bilancio societario in termini di restituzione degli stipendi, riconoscimento dei danni e spese di giudizio che vanno a rimpinguare la voce dei debiti fuori bilancio». A tal proposito «la società Eav ha provveduto ad adeguare la struttura amministrativa al dettato della norma di cui all’art. 53 del R.D. 148 del 1931». L’invito è a seguire l’esempio.

martedì, 31 Maggio 2022 - 08:18
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