Dal litigio per l’hotel-ristorante al dramma, spara ai fratelli e si uccide: Apice si ferma per i Licciardi, il messaggio del parroco

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I fratelli Licciardi, morti nel loro ristorante ad Apice nel Beneventano
di Marco Cesario

Apice è una comunità in lutto. In questo piccolo centro del Beneventano, si conoscono un po’ tutti. Cinquemila abitanti all’incirca, famiglie che vivono lì da generazioni. I Licciardi, poi, erano assai noti. Ristoratori da generazioni, avevano fatto della struttura hotel-ristorante di via dell’Unità un punto di riferimento non solo per la comunità locale, ma per l’intero territorio, soprattutto per ricevimenti e cerimonie. E negli anni avevano contribuito anche a organizzare appuntamenti molto attesi, come i Mercanti di Natale.Ecco perché la loro morte e le circostanze che le hanno determinate hanno spinto Apice a fermarsi: alcuni eventi in programma per questa settimana sono stati annullati. Si ferma, ad esempio, la Festa degli orti apicesi. Non c’è voglia di ridere, di riunirsi e di fare baldoria. Ad Apice c’è solo dolore.

Ieri, secondo quanto ricostruito in questa prima dai carabinieri della compagnia di Benevento, Gianni Licciardi, di 65 anni, ha sparato prima al fratello più piccolo Donato, di 56 anni, e poi ha premuto il grilletto contro Franco, il fratello di mezzo, di 61 anni. Quindi si è puntato la pistola alla tempia e ha fatto fuoco. Sono morti tutti, sono morti tutti all’interno di quell’hotel-ristorante che da location di festeggiamenti si è trasformato in pochi minuti in un luogo di dolore. Il dolore di tante famiglie spezzate da diversi colpi di pistola esplosi in pochi minuti. Donato è stato colpito all’interno della struttura, mentre Franco è stato raggiunto da Gianni all’esterno della struttura. E Gianni stesso si è tolto la vita accanto al fratello: vicino al suo corpo c’era la pistola. «È un’immane tragedia che ha sconvolto e spezzato il cuore della nostra comunità», ha detto il sindaco Angelo Pepe. Dietro il duplice omicidio-suicidio ci sarebbero state tensioni sempre più crescenti legate alla gestione e al futuro del ristorante-hotel Licciardi. Franco e Donato avrebbero più volte manifestato la volontà di vendere, anche alla luce del fatto che entrambi erano da tempo impegnati nell’organizzazioni di diversi eventi sul territorio, a cominciare dai mercatini di Natale, ma Gianni, che di fatto mandava avanti l’attività, non voleva saperne. Probabilmente ieri i tre fratelli hanno nuovamente discusso, solo che stavolta Gianni ha impugnato la pistola calibro 9×21 regolarmente detenuta e ha aperto il fuoco, consegnando alla disperazione più profonda tre famiglie.

Tre famiglie alle quali il parroco di Apice don Ezio ha rivolto parole di vicinanza in una lettera aperta sui social nella quale invita la comunità a stare accanto ai familiari dei Licciardi ma senza «invadere il loro dolore», «senza pretendere di trovare spiegazioni là dove, forse, non abbiamo». «Non è questo il tempo di giudicare, né di cercare colpe: è il tempo di pregare, di tacere, di accompagnare e di volerci più bene – ha scritto il parroco -. Se incontreremo una persona ferita, non sentiamoci obbligati a dire qualcosa. A volte basta una presenza, una stretta di mano, uno sguardo, un semplice «sono qui». E quando non sapremo cosa dire, lasciamo che sia la nostra preghiera a parlare». «In questo momento così drammatico – ha concluso il parroco -, facciamo sentire alle famiglie che Apice è una famiglia, che sa piangere insieme, pregare insieme e rimanere accanto a chi soffre, con delicatezza e senza clamore».

mercoledì, 2 Settembre 2026 - 16:18
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