Portici. Politici accusati di concussione Minacciavano controlli a due imprenditori Colpo di scena, un testimone li scagiona

di Dario Striano

A quel controllo dell’Agenzia delle dogane svoltosi presso la sua attività, il ‘Grace’ al Granatello di Portici, aveva giurato di non essere presente. E, invece, l’imprenditore che, insieme a un socio in affari, ha denunciato tre ex politici di Portici facendoli finire sotto processo per concussione, a quel controllo, secondo un testimone, era presente eccome. La circostanza, tutt’altro che secondaria ai fini dell’accertamento della verità nel processo che chiama in causa ex pubblici amministratori del Comune vesuviano, è emersa nel corso dell’ultima udienza del dibattimento in corso dinanzi ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Napoli (presidente Serena Corleto). Dibattimento che vede sul banco degli imputati Rosario Frosina (al tempo vicesindaco di Portici), Pietro Iodici (ex assessore al Patrimonio della Giunta Cuomo) e Ciro Nocerino (ex consigliere comunale in quota al partito dei comunisti italiani).

A riconoscere in foto l’imprenditore, che aveva negato la sua presenza in quella delicata occasione, è stato l’architetto Toraldo, incaricato di seguire il progetto della piattaforma da Fabio Nocerino, cugino dell’imputato Ciro e titolare della “Eredi Nocerino srl” (società detentrice della concessione per l’apertura di un solarium stagionale al Granatello). La testimonianza di Toraldo potrebbe giocare a favore dei tre imputati – all’epoca dei fatti in carica nell’amministrazione guidata dal sindaco Enzo Cuomo – responsabili «di aver esercitato pressioni nei riguardi degli imprenditori, minacciando di veicolare controlli alla piattaforma». La strategia difensiva punta, infatti, a dimostrare che le accuse riguardanti le minacce di controlli sarebbero state del tutto prive di fondamento. Uno dei due giovani gestori del locale sarebbe stato, in realtà, presente al sopralluogo dell’Agenzia delle dogane e avrebbe appreso sul posto anche dell’esito positivo del controllo. Non ci sarebbe stato motivo, dunque, da parte dei tre ex amministratori pubblici di intimidire i due imprenditori attraverso la minaccia di un controllo già avvenuto e dall’esito positivo. «Ricordo che quel sopralluogo durò parecchio e ci dissero stesso sul posto che era tutto in regola. – ha concluso il teste Toraldo – Non ricordo chi partecipò dei gestori. Riconosco, però, il signor F. in foto». Il riconoscimento del giovane imprenditore in foto ha però causato la rabbia del suo legale, Giuseppe Ferrara, che ha vivacemente protestato in aula, lontano dal microfono. «Ma come fa a dire che è lui? – ha detto il legale mentre Toraldo si allontanava dal banco dei testimoni – E’ palesemente un’altra persona».

I fatti contestati risalgono agli anni 2009 e 2010, quando due giovani pr, poco più che trentenni, avevano preso in gestione una nuova attività al Granatello, il ‘Grace’, una delle piattaforme che d’estate si trasformava in punto di ritrovo della movida. Secondo le denunce dei due imprenditori, rappresentati dai legali Michele Iannone e Giuseppe Ferrara, la gestione dell’attività sarebbe stata possibile attraverso il fitto del ramo d’azienda della società “Eredi Nocerino srl”. Un’operazione, inizialmente prevista intorno ai 200mila euro, che sarebbe stata spinta fortemente dai tre politici porticesi, secondo l’accusa, soci occulti della ‘Eredi Nocerino srl’, e siglata dalla stipula, a gennaio 2010, di un primo contratto preliminare. Alcuni ritardi nell’ottenere licenze e nel realizzare la struttura e il conseguente slittamento della data di apertura del locale avrebbero spinto le parti a siglare l’accordo definitivo per un cifra notevolmente più bassa. Intorno ai 60mila euro. L’accordo definitivo firmato a metà giugno, il giorno prima della inaugurazione della struttura, però non avrebbe soddisfatto del tutto i tre politici che avrebbero chiesto, in tono minaccioso, ai due gestori di onorare la prima bozza del contratto preliminare di 200mila euro, piuttosto che il contratto definitivo, rimarcando il loro ruolo politico e la possibilità di veicolare controlli al locale. Tra cui quello dell’Agenzia delle dogane, testimoniato dalla foto del sopralluogo del 28 giugno, foto messa agli atti del dibattimento su proposta della difesa e mostrata in aula all’architetto Toraldo.

martedì, 16 gennaio 2018 - 17:36
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