La ‘spazzacorrotti’ passa alla Camera: cosa cambia nel sistema penale dopo l’ok del Senato

La Camera dei Deputati

Il ‘ddl anticorruzzione’, anche noto come ‘spazzacorrotti’, passa alla Camera con 288 voti a favore e 133 no, e vola all’esame del Senato. Tante, tantissime le novità, che andranno ad incidere – qualora la ‘spazzacorrotti’ entrasse in vigore – sulla Giustizia. Le schematizziamo per rendere più semplice la lettura.

Daspo a vita per corrotti e corruttori
Il ddl modifica l’articolo 317-bis del codice penale, integrando il catalogo dei reati alla cui condanna consegue la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Agli attuali reati di peculato, concussione, corruzione propria e corruzione in atti giudiziari sono aggiunti: la corruzione impropria, la corruzione propria aggravata, l’induzione indebita a dare o promettere utilità, la corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, la corruzione attiva; l’istigazione alla corruzione; i reati di corruzione nelle sue diverse forme commessi da membri della Corte penale internazionale, da organi e funzionari dell’Unione europea o di Stati esteri, il traffico di influenze illecite. Inoltre le condanne per i reati di peculato, corruzione in atti giudiziari e traffico di influenze illecite commessi in danno o a vantaggio di un’attività imprenditoriale comportano l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

No a pene alternative per i corrotti
Non saranno possibili l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione come il peculato, la concussione, la corruzione.

Corruzione, chi ha commesso il reato ma denuncia non sarà punibile
Il ddl introduce un nuovo articolo del codice penale, il 323-ter, che stabilisce non sia punibile chi ha commesso i reati di corruzione se li denuncia volontariamente; se fornisce indicazioni utili e concrete per assicurare la prova del reato e per individuare gli altri responsabili. Per l’applicazione della causa di non punibilità occorre però anche che l’interessato sveli la commissione del fatto prima che il suo nome sia iscritto sul registro degli indagati, e, comunque, entro 4 mesi dalla commissione del fatto.

Il ‘comma Vitiello’
che ammorbidisce il peculato
Con l’approvazione a scrutinio segreto di un emendamento presentato dall’ex M5s Catello Vitiello, su cui la maggioranza e il governo sono stati battuti grazie ai ‘franchi tiratori’, viene inserito un ulteriore comma all’articolo 323 del codice penale sull’abuso d’ufficio ridefinendo in modo restrittivo il peculato, ossia l’appropriazione o l’utilizzo di beni della pubblica amministrazione: «La pena non può essere inferiore a due anni se il fatto del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio consiste nella appropriazione mediante distrazione di somme di denaro o di altra cosa mobile altrui delle quali ha il possesso o comunque la autonoma disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, nell’ambito di un procedimento disciplinato da legge o regolamento che appartenga alla sua competenza». Una norma che rischia di essere un colpo di spugna sui processi a carico di diversi leghisti tra i quali il vice ministro Rixi, l’ex governatore del Piemonte Cota, il capogruppo alla Camera Molinari. Il governo è intenzionato a cancellare la norma Vitiello al Senato.

Prescrizione, stop dopo la sentenza di primo grado
Il corso della prescrizione viene sospeso dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado (sia di condanna che di assoluzione). La norma entra in vigore il primo gennaio 2020.

Agente sotto copertura anche per reati di pubblica amministrazione
La disciplina delle operazioni di polizia sotto copertura viene estesa al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione come la corruzione. Dunque viene esclusa la punibilità per gli ufficiali di polizia giudiziaria che, al solo fine di acquisire elementi di prova, abbiano condotte che costituirebbero reato.

Trasparenza, online le donazioni ai partiti sopra i 500 euro
Sarà obbligatorio rendere pubblici sul sito internet del partito o del movimento politico i dati di chi eroga contributi superiori nell’anno a 500 euro a partiti o movimenti politici nonché alle liste di candidati alla carica di sindaco partecipanti alle elezioni amministrative nei comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti”. Saranno esenti dalle nuove disposizioni «le attività a contenuto non commerciale, professionale o di lavoro autonomo di sostegno volontario all’organizzazione e alle iniziative del partito o movimento politico, fermo restando per tutte le elargizioni l’obbligo di rilasciare la ricevuta la cui matrice va conservata».

Trasparenza anche per le fondazioni
Gli obblighi sulla pubblicità dei contributi, sulla rendicontazione e la trasparenza varranno anche per «fondazioni, associazioni e comitati collegati a un partito o movimento politico» che nell’articolo 15 del ddl vengono equiparate a partiti e movimenti politici. Bocciati gli emendamenti dell’opposizione che intendevano estendere gli obblighi sulla trasparenza anche alle società di servizi e alle persone giuridiche con lo scopo di comprendere l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio che, è l’accusa dell’opposizione, sarebbe esentata dalle norme approvate.

Online curriculum e certificato penale
dei candidati alle elezioni
Entro il 14esimo giorno antecedente la data delle elezioni partiti e movimenti dovranno pubblicare nel proprio sito internet il curriculum fornito dai loro candidati e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziario non oltre 90 giorni prima delle elezioni. Queste informazioni entro sette giorni dal voto saranno pubblicate anche in un’apposita sezione denominata ‘Elezioni trasparenti’ del sito internet dell’ente cui si riferisce la consultazione elettorale o sul sito del Viminale. Le imposte di bollo dovute per il rilascio del certificato penale sono ridotte della metà.

Finanziamenti ai partiti, le ‘Coop’ escluse dalle donazioni
Le cooperative sociali non potranno finanziare i partiti. Con l’approvazione di un emendamento di Fratelli d’Italia, cui maggioranza e governo hanno dato parere favorevole, viene modificata la legge 2 maggio 1974, n. 195 sul contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici introducendo il divieto di finanziamenti o contributi, sotto qualsiasi forma e in qualsiasi modo erogati da parte delle cooperative sociali a favore di partiti o loro articolazioni politico-organizzative e di gruppi parlamentari.

venerdì, 23 novembre 2018 - 12:00
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