Primarie Pd, Richetti ‘bastona’ Martina: liste condizionate dai big locali, rabbia per ‘mister fritture di pesce’ a Napoli

Maurizio Martina e Matteo Richetti

Il 3 marzo è alle porte e la tensione esplode in casa Martina-Richetti, in corsa per la segreteria nazionale del Pd. Ad accendere la miccia è un audio di Richetti, di cui dà notizia questa mattina il quotidiano ‘La Repubblica’, nel quale il senatore dem, rivolgendosi al suo gruppo, annuncia che il suo sostegno alla mozione Martina è termina («Vada a cagare», dice testualmente) e invita i suoi a votare alle primarie liberamente.

A far infuriare Richetti è la composizione delle liste presentate nei giorni scorsi nelle varie regioni a sostegno della mozione Martina (sono state presentate anche quelle in favore di Nicola Zingaretti e Roberto Giachetti): in sintesi il senatore accusa Martina (per sostenere il quale Richetti, che pure voleva presentarsi da solo alla segreteria nazionale, ha fatto un passo indietro) di aver consegnato nelle mani di Vincenzo De Luca (in Campania), dell’ex ministro allo Sport Luca Lotti, e di altri politici di peso in Sicilia la scelta degli esponenti locali da candidare sui singoli territori. Un’ingerenza che Richetti non ha preso bene. Tanto da registrare un audio dai toni feroci contro l’alleato, audio che è stato affidato ad una chat su WhatsApp i cui ‘componenti’ sono appunto i fedelissimi di Richetti. Il boato è stato così forte che sia Martina sia Richetti, questa mattina, hanno cercato di minimizzare la vicenda. Richetti ha confermato di «voler restare al fianco di Martina con ancora più convinzione» e ha poi cercato di sottrarre valore alle parole dell’audio, sostenendo che l’espressione «Vai a cagare» da lui utilizzata è un’espressione che i «modenesi» usano «quando una persona a cui vuoi bene sta commettendo un errore innanzitutto contro il suo interesse e diventando lui stesso vittima di quelle stesse logiche che vogliamo combattere».

L’errore per Richetti, che su questa valutazione non intende fare un passo indietro, sta «nella la costruzione delle liste delle primarie in alcune regioni»: «In alcune realtà Lotti e Faraone hanno imposto filiere di comando, non si può ripartire da De Luca. A me dei posti non interessa ma da un anno e mezzo lavoro all’aggregazione di giovani ragazzi alla politica per portare innovazione vera». E insiste: «Non capisco perché vi stupite se dico che non metto la mia faccia in realtà in cui i nomi scelti sono indigesti a chiunque creda nella buona politica, fritture o meno che siano». Il riferimento è anche al nome di Franco Alfieri, ‘mister fritture di pesce’, che il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha schierato nelle liste. Quindi chiude il messaggio con un invito agli «amici delle altre mozioni» a non strumentalizzare il suo sfogo. «Agli amici delle altre mozioni che usano questo sfogo per dire ‘siamo meglio noi’ voglio solo ricordare che se ho fatto questa scelta e oggi mi batto per vincere la sfida sul rinnovamento, è perché in altri ambiti nemmeno si poteva aprire questa battaglia. I potentati locali stanno ovunque, i governatori che fanno male al partito stanno ovunque, le incoerenze di chi sta in campo per supplenza stanno ovunque. Su questo diciamo che il terreno dell’unita’ non manca. Ora torno alla mia campagna congressuale e a battermi per dare a questo paese una politica migliore di quella offerta da Salvini e Di Maio».

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giovedì, 21 febbraio 2019 - 13:51
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