Stadio Roma, terremoto nei Cinque Stelle: carcere per De Vito (5S) e per un avvocato Intercettazioni al cuore dell’inchiesta

Marcello De Vito, il presidente del Consiglio di Roma
di Renato Esposito

Le parole del giudice per le indagini preliminari Maria Paola Tomaselli del tribunale di Roma sono pesanti come macigni: «Marcello De Vito ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l’azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi».

I provvedimenti del gip: 2 misure in carcere,
due ai domiciliari e 2 misure interdittive
In cella anche un avvocato
E’ un risveglio amaro quello del Movimento Cinque Stelle. Marcello De Vito, esponente di punta dei grillini nonché presidente del Consiglio comunale di Roma, è stato arrestato questa mattina dai carabinieri del comando provinciale di Roma nell’ambito dell’inchiesta su presunte corruzioni legate all’iter per la realizzazione del nuovo stadio a Roma, un progetto che si trascina dalla primavera del 2014 e prevede un investimento di un miliardo di euro. L’accusa in calce all’ordinanza di custodia cautelare in carcere è quella di corruzione, anche se i pubblici ministeri Barbara Zuin e Luigia Spinelli avevano richiesto l’applicazione della misura per traffico di influenze: il sospetto è che De Vito abbia ricevuto utilità da parte del costruttore Luca Parnasi in cambio della promesse di favorire il progetto dello stadio di Roma nell’area di Tor di Valle.
Nell’ambito di questo nuovo filone di inchiesta il gip ha disposto anche altri tre arresti e due provvedimenti interdittivi dell’attività imprenditoriale. L’arresto in carcere ha riguardato l’avvocato Camillo Mezzacapo, destinatario di incarichi professioni su segnalazione di De Vito; ai domiciliari sono stati sottoposti l’architetto Fortunato Pititto e Gianluca Bardelli. I provvedimenti restrittivi hanno colpito gli imprenditori Claudio e Pierluigi Toti. Un altro imprenditore, Statuto, è indagato.

Le intercettazioni su De Vito e Mezzocapo:
«Dobbiamo sfruttare questa congiunzione astrale»
Proprio rispetto al rapporto intercorso tra De Vito e Mezzocapo, il gip sostiene che esisteva «un vero e proprio sodalizio tra i due». Una valutazione che matura alla luce di alcune intercettazioni (al cuore dell’inchiesta), come quella del 4 febbraio scorso fatta nello studio legale di Mezzocapo. I due, si legge nell’ordinanza, «discutono dell’attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti. Il legale afferma in maniera chiara che lui e De Vito devono sfruttare fino in fondo la situazione che si è venuta a creare con la nomina di De Vito a Presidente del Consiglio di Roma Capitale: “Qesta congiunzione astrale tra… tipo l’allineamento della cometa di Halley.. hai capito? cioè è difficile che secondo me si riverifichi cosi’ noi… Marce’… dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioè guarda… ci rimangono due anni». Mezzocapo, secondo il gip, rappresenta a De Vito «come la situazione debba essere sfruttata al massimo in ragione della rilevante circostanza che il suo potere di influenza e di intervento già consistente in virtù dell’incarico rivestito nonché della risalente appartenenza alla parte politica che ha espresso il sindaco di Roma Capitale, siano notevolmente amplificati per il fatto che il Movimento risulta essere non più solo al governo della città ma al governo del Paese». Aggiunge il gip: «Non solo vi è la determinazione a sfruttare il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e per ottenere lauti guadagni con un atteggiamento e delle modalità assolutamente analoghe a quelle di una logica imprenditoriale ma vi è anche una sorta di autopromozione delle attività criminali che secondo gli interlocutori devono intensificarsi quanto più possibile in ragione dell’elevato valore commerciale che la funzione svolta da De Vito ha assunto in relazione alle responsabilità di governo che il Movimento 5 Stelle ha sia a livello comunale che nazionale».

L’inchiesta esplose nel giugno 2018:
svelò il ‘metodo Parnasi’
L’inchiesta sullo stadio di Tor di Valle esplose il 13 giugno dello scorso anno con l’arresto dell’imprenditore Luca Parnasi e i domiciliari per cinque persone, tra le quali l’avvocato genovese Luca Lanzalone. Al centro dell’attività investigativa anche la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense.
Figura centrale dell’indagine è il costruttore della Eurnova Luca Parnasi, il quale – a dire della procura – aveva messo in piedi una rete di regalie in favore di partiti e pubblici amministratori allo scopo di ottenere vantaggi professionali. Una rete che abbracciava i politici di qualsiasi partiti, l’importante è che ciascuno fosse disposto a recitare la sua parte. E’ così che nel registro degli indagati sono finiti i nomi di Michele Civita (Pd); Adriano Paolozzi, ex vice presidente del consiglio della Regione Lazio di Forza Italia; l’assessore grillino allo sport del X municipio Giampaolo Gola; il funzionario dell’urbanistica Daniele Leoni; i tesorieri del Pd Francesco Bonifazi e quello della Lega Giulio Centemero. Il ‘metodo Parnasi’, come lo definirono i pm, si avvantaggiava della figura dell’avvocato genovese Luca Lanzalone, voluto dal sindaco Virginia Raggi ai vertici di Acea e delegato a occuparsi di una serie di dossier importanti tra i quali la realizzazione dello stadio. Lanzalone avrebbe preteso da Parnasi consulenze prestigiose per il proprio studio in cambio di una mano.

Il processo sull’inchiesta ‘madre’
La prima tranche dell’inchiesta ‘madre’ è già approdata in Tribunale: il 4 marzo scorso si è aperto il processo che vede imputati Lanzalone (accusato di corruzione e traffico di influenze per il progetto dello stadio) e l’ex commissario straordinario dell’Ipa, l’ente di previdenza dei dipendenti capitolini, Fabio Serini. Il Campidoglio si è costituito parte civile. Altre sedici persone, tra le quali l’imprenditore Parnasi hanno invece optato per il rito abbreviato e per loro l’udienza si terrà a inizi aprile.

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mercoledì, 20 marzo 2019 - 11:13
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